NORDSUDOVESTEST - Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele: "Route 181" di Michel Khleifi e Eyal Sivan
Un'opera poetico-politica disponibile anche in tre DVD, "Route 181" è un road-movie lungo il muro/confine tra Israele e la Palestina. Un territorio attraversato per cogliere con una videocamera squarci del presente e della memoria dai corpi dei luoghi e delle persone incontrate in un lungo viaggio che diventa straordinaria mappa umana e geografica

Da Sud a Nord. Di un territorio che più d'ogni altro nel mondo non possiede punti cardinali 'stabili', continuamente modificato, frammentato dalle tracce di un esercito invasore e di un popolo accerchiato chiamato alla resistenza. Un territorio che si dissesta e riassesta senza riposo, quello di Palestina-Israele. Un territorio che due cineasti militanti e teorici, legati alla propria terra e al tempo stesso apolidi per percorsi soggettivi, hanno attraversato, appunto da Sud a Nord, per cogliere con una videocamera squarci del presente e della memoria dai corpi dei luoghi e delle persone incontrate nel lungo viaggio - compiuto nell'estate del 2002. Il filmaker palestinese Michel Khleifi (autore imprescindibile del cinema d'oggi, a partire dai primi anni Ottanta, straordinaria sensibilità creativa la cui filmografia da troppo tempo stenta a riavviarsi e mantenersi continuativa - il più recente film di finzione è di dieci anni fa, ovvero il magico sensuale politico "Conte des trois diamants") e il collega israeliano Eyal Sivan hanno pensato e realizzato un'esperienza (non solo) filmica intensa e appassionata: un'opera poetico-politica di 270 minuti (co-produzione tra Francia, Belgio e Germania) che, da alcuni mesi, sta circolando per festival e manifestazioni, ovunque nel mondo (e molto spesso in Italia - prossime tappe, a inizio ottobre, al Museo Nazionale del Cinema di Torino e alla Fondazione Pistoletto-Cittadellarte di Biella), e che, parallelamente, sta vivendo un proprio percorso nelle librerie, dove da maggio è disponibile il cofanetto contenente i tre dvd e un libretto allegato (pubblicato da Bollati Boringhieri).

Questa operazione multi-mediale si chiama "Route 181" e ha per sottotitolo "Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele". La 181 cui fa riferimento il titolo è la risoluzione con la quale l'ONU definiva, il 29 novembre 1947, la divisione della Palestina in due stati, uno ebreo, l'altro arabo, con al centro una zona internazionale. Una frontiera rimasta virtuale, che avrebbe scatenato il primo conflitto israelo-arabo e una guerra mai terminata e, oggi, più lacerante che mai. A quella risoluzione Michel Khleifi e Eyal Sivan hanno dato il nome di una strada, e "Route 181" è divenuto il titolo di un film documentario che percorre quel confine immaginario, linea mentale ma estremamente fisica, infinito luogo di cinema che, letteralmente, 'traccia' una strada, la solca con le ruote di un'automobile, con i piedi di una mini-troupe in continuo spostamento e sosta, avanzando cartina alla mano, tra camera-car laterali e in profondità, dolcemente ipnotici, colpiti anch'essi dal vento e dal sole, dal caldo e dalla luce. Sono elementi della natura che i due filmakers fanno sentire in tutta la loro fisicità, 'personaggi' che permangono nel corso del viaggio, accanto alle numerose persone incontrate, a stabilire una sorta di 'non-tempo' nel quale il film 'si svolge'.

Viene in mente il capolavoro di Robert Kramer del 1989 "Route One/Usa", per l'idea di viaggio ben presente, dalla partenza all'arrivo, alla sua destinazione e comunque sempre aperta ai 'detour' (anzi, grazie a essi ancor più rigorosa), all'attimo da cogliere 'a fianco' della strada principale (un'idea che, nella finzione, si sarebbe impressa in maniera sublime in "Una storia vera"/"The straight story" di David Lynch). La verità e il punto diretto/diritto da raggiungere. Sta in questo doppio/unico senso il lavoro immenso compiuto da Khleifi e Sivan.
Khleifi è il magico narratore-cantore del dolore di un popolo e della sua r/esistenza, con la finzione e il documentario, è cineasta dallo sguardo morbido e politico, segno che si rintraccia in tutta la sua opera (che una indimenticabile Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro ci fece conoscere e amare, insieme a molto altro cinema arabo, una decina d'anni fa). Tra i capolavori di Khleifi ci sono "La memoria fertile" (1980), "Nozze in Galilea" (1986), lo straziante "Cantico delle pietre" (1990). Sivan lavora più espressamente con il documentario per riflettere sulla memoria ebraica, la sua strumentalizzazione nella società israeliana, la questione del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi (da Izkor, les esclaves de la mémoire, 1990, a Uno specialista, 1999).
Ma si va sempre oltre la finzione e il documentario, ci si mette in gioco come soggetti per osservare e comprendere. "Route 181" conferma questa esigenza, è un 'road-movie' che, incontro dopo incontro, viaggio dopo viaggio, diventa straordinaria mappa umana e geografica, set della parola e del silenzio, nello sguardo dei due autori che 'spostano' l'attenzione dal centro alla 'periferia' dell'immagine, cogliendo dettagli o lasciando che la durata di un'inquadratura 'prenda il suo tempo'. Il discorso politico nasce dal modo di avvicinarsi ai luoghi e alle persone. Senza sguardi verticali e giudicanti. Con la necessità, invece, di saper ascoltare e di trasformare quell'esperienza di ascolto in cinema. Apparentemente semplice e didattico. Profondamente complesso e teorico.
Route 181 Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele
Durata: 270 minuti
Formato: video 16:9
Anno: 2003
Una coproduzione
MOMENTO! (Francia)
SOURAT FILMS (Belgio)
WDR (Germania)
Un film scritto, diretto e prodotto da:
EYAL SIVAN & MICHEL KHLEIFI
Produzione
ARMELLE LABORIE
Immagine
PHILIPPE BELLAÏCHE
Suono
RICHARD VERTHE
Montaggio
EYAL SIVAN & MICHEL KHLEIFI
Montaggio suono
SARI EZOUZ
Missaggio
STÉPHANE LARRAT
Produttori Associati
OMAR AL-QATTAN, SINDIBAD FILMS LTD, WERNER DÜTSCH, Westdeutscher Rundfunk Köln, MICHEL KHLEIFI, SOURAT FILMS SPRL, ALAIN BOTTARELLI
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