L'ANGOLO DI CINEMAFRICA - "Houcine" alla Festa del Cinema
Presentati a Roma i primi due cortometraggi del progetto “L’Orchestra di Piazza Vittorio, i Diari del ritorno”, dedicati a due membri della celebre orchestra multietnica: due ritratti per dare maggiore spazio a personalità originali e alle storie delle loro vite.
di Alice Casalini
Cinema, Festa Internazionale di Roma. Continua l’ascesa al successo dell’Orchestra di Piazza Vittorio, con I diari del ritorno.
Il lungo viaggio dei sedici elementi che compongono l’ormai celebre orchestra multietnica è iniziato nel 2002 grazie all’idea di Mario Tronco sostenuto da Agostino Ferrente e dall’Apollo 11. Nel 2006 è uscito nelle sale cinematografiche il documentario L’Orchestra di Piazza Vittorio di Agostino Ferrente che ricostruiva la genesi dell’orchestra: il successo del film e del dvd hanno spianato la strada per altri progetti. Mentre i musicisti hanno continuato a percorrere le vie del successo, calcando le “classiche” scene del Teatro dell’Opera di Roma, Agostino Ferrente non ha smesso di immaginare ai possibili altri volti che avrebbe potuto prendere il suo progetto. È nata così l’idea di L’Orchestra di Piazza Vittorio. I diari del ritorno: una raccolta di corti dedicati ai sedici elementi dell’orchestra.
Il 19 ottobre, in occasione della seconda edizione della Festa Internazionale di Roma, sono stati presentati i primi due cortometraggi: Raul (id., 2007) e Houcine (id., 2007) diretti rispettivamente da Alessandro Rossetto e Leonardo Di Costanzo. Dopo aver diretto un film corale, nel quale emergevano i tratti dei vari componenti dell’orchestra, Ferrente cerca di coinvolgere e coordinare un “coro” di registi che diano il giusto valore ai singoli elementi. Dei ritratti per dare maggiore spazio a delle personalità originali e alle storie delle loro vite.
Rossetto ha scelto di seguire Raul che torna nella sua La Plata in occasione di una tournée in Argentina: ha seguito il musicista tra le strade di Buenos Aires, di La Plata, nei bar, nei locali e in famiglia. Uno sguardo silenzioso e discreto che ha cercato di non interferire. Di Costanzo ha seguito Houcine nelle sua vacanze in Tunisia, dalla sua famiglia cercando di oltrepassare la barriera dei famosi occhiali da sole che identificano il suo personaggio tra i fan dell’Orchestra di Piazza Vittorio.
Houcine inizia dietro le quinte di un concerto e termina con le immagini del musicista Houcine che canta, ma i trenta minuti del cortometraggio si svolgono nella luce calda dell’estate tunisina che riesce a svelare il volto nascosto del cantante: via gli occhiali, via il personaggio. Houcine in famiglia, tra i fornelli e alla prese con la domanda che si sentono fare molti immigrati, se prima o poi, tra uno, due, tre o dieci anni pensa di tornare in Tunisia, nel suo paese, definitivamente.
Il documentario segue una struttura classica, nella quale Di Costanzo entra nell’ambiente familiare di Houcine, si lascia condurre dalla madre nel passato del cantante tra fotografie e vecchi filmini: segue lo scambio di esperienze tra Houcine e i suoi amici e parenti, ne traccia un profilo profondamente diverso da quello che esce dai concerti e dal film di Ferrente: da personaggio a persona. L’attenzione posta sull’incontro/confronto tra Houcine e i suoi parenti e amici tunisini è sicuramente l’spetto più intrigante come, ad esempio, i commenti della madre su Abdel-Hali, cantante tunisino famoso negli anni ’70.
Con L’Orchestra di Piazza Vittorio: I diari del ritorno si passa dal generale al particolare, con un processo sempre più dettagliato ed articolato del quale diventa sempre più difficile individuare il limite netto che separa il progetto artistico dall’operazione economica calcolata. In ogni caso i primi due capitoli dei Diari, che rientrano nei primi cinque progetti finanziati dalla Regione Lazio, lasciano sperare in una collezione variegata almeno dal punto di vista delle regie.
Articolo a cura di www.cinemafrica.org
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