L'ANGOLO DI CINEMAFRICA - "Même Père Même Mère - Un film de voyage", di Alessandro Gagliardo, Giuseppe Spina, Julie Ramaioli
Tra scoperta e ricordo: rielaborazione di un sogno. Un documentario soggettivo italiano sul Burkina Faso presentato al Cinema Farnese nell'ambito del Tekfestival. a cura di www.cinemafrica.org
di Alice Casalini
Mentre la consueta folla di turisti e di romani distratti affolla Piazza Campo de’ Fiori nel caldo e assolato sabato pomeriggio, sullo schermo del Cinema Farnese, sede dal 6 al 11 maggio della settima edizione del Tekfestival, si proietta Même Père Même Mère - Un film de voyage (Stesso padre stessa madre - Un film di viaggio, 2008) di Alessandro Gagliardo, Giuseppe Spina, Julie Ramaioli, un lavoro dietro al quale c’è sicuramente uno dei progetti più interessanti proposti durante il festival.
Il documentario o, come preferiscono definirlo gli autori, il “documentario soggettivo” è un progetto di viaggio e scoperta del Burkina Faso, il "paese degli uomini integri", chiamato così dal suo primo presidente, Thomas Sankara, assassinato nell’ottobre del 1987. Même Père Même Mère è anche un film di formazione, attraverso il quale gli autori s’interrogano prendendo le sembianze e la voce di un ideale viaggiatore che si scopre nel corso del viaggio. Un film corale come tutti i lavori del gruppo di malastrada.film, un progetto che ha preso forma quattro anni fa a Catania, ma che in realtà è in continuo movimento, in evoluzione e alla ricerca di collaborazioni che oltrepassino ideali confini. Flusso, dinamismo, creazione e produzione dal basso, queste sono alcune delle caratteristiche del progetto che è riuscito a realizzare Même Père Même Mère grazie alla partecipazione di 760 coproduttori che hanno versato in anticipo la quota per acquistare una copia del dvd, che è ora possibile comprare sul sito www.malastradafilm.com (12 euro). Un nuovo modo di fare cinema, una risposta alla stasi della realtà italiana, un progetto propositivo e fattivo con il quale è necessario confrontarsi.
Il gruppo, incarnato nel viaggiatore che parla in francese, si sposta seguendo stimoli e sensazioni tra Ouagadougou, un villaggio al sud dove si trova il Centro Ghélawé del loro amico Dario e il nord del paese, alla scoperta del sogno infranto di Sankara, di ciò che è stato, ma soprattutto di ciò che è. Una voce di donna che parla in lingua moré, rielabora, ricostruisce in un puzzle tridimensionale, il pensiero, i discorsi, le paure di Sankara, mentre le immagini mostrano il paese di oggi, la gente, i volti, le case.
I suoni si sovrappongono come i punti di vista e le sensazioni, in un’alterazione continua della visione sonora del film: la voce del viaggiatore, la voce della donna e i rumori e le voci della gente del Burkina Faso. La sensazione della perdita, dello spaesamento, dell’insicurezza, della serenità s’intrecciano nel vortice convulso delle immagini, ferme, in movimento, alterate, rallentate e in negativo che seguono il movimento del viaggiatore e le sue percezioni. In Même Père Même Mère gli autori rincorrono la loro visione, la loro personale rielaborazione del Burkina Faso. Nel documentario non ci sono falsi tentativi di giudizio, non vengono esplicitate ipotetiche tesi da sostenere, non si cercano prove, ma l’intento, dichiarato e onesto, è quello di raccontare la propria esperienza cercando di scrollarsi il più possibile di dosso tutte le sovrastrutture dell’Africa offerte dal mondo occidentale, dalla falsa pietas verso i paesi poveri e devastati da fame e guerre all’immagine romantica di alcuni viaggi e di alcuni leader, compreso Thomas Sankara. Nel paese che vive dall’87 sotto la dittatura non dichiarata di Blaise Compaoré, amico fraterno di Sankara e allo stesso tempo suo carnefice, la maggior parte della popolazione vive di agricoltura e allevamento, l’occupazione è all’80% e dipende dagli aiuti internazionali.
Même Père Même Mère è un documentario che è insieme esperienza percettiva, indagine e scoperta di un paese, e manifesto politico contro il potere e il controllo di alcuni noti governi. Malastrada.film dichiara: “Questo film è un invito alle masse popolari, ovunque e sempre tradite dalle borghesie dominati”.
Articolo a cura di www.cinemafrica.org
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