CINEMAFRICA - Festival di Tarifa
VI edizione del Festival del Cinema Africano di Tarifa: molteplici immagini dall’Africa nella città andalusa affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Un evento la retrospettiva sul grande regista senegalese Djibril Diop Mambéty, scomparso prematuramente a Parigi nel luglio del 1998. A cura di Cinemafrica
di Maria Coletti
Giunto alla sesta edizione, il Festival de Cine Africano de Tarifa (FCAT, 22-31 maggio 2009) continua la sua missione di offrire una visione più realistica, positiva e vigorosa dell’Africa e della sua produzione culturale, al di là degli stereotipi dei media. Un appuntamento ormai consolidato per far conoscere in Spagna le cinematografie africane, non solo come espressione artistica ma anche come strumento di progresso sociale e culturale della società civile africana. L’edizione 2009 del festival prevede un ricco cartellone, con 128 titoli di produzione africana o in rapporto con il continente africano, e diverse novità nel palinsesto.
Una importante novità di questa sesta edizione è la creazione di una nuova sezione competitiva, “Attraverso lo specchio”, riservata ai documentari spagnoli che affrontano tematiche politiche, sociali e culturali legate al continente africano.
Un’ulteriore rilevante innovazione è l’organizzazione del Primo Forum di Coproduzione Ispano-Africano, “Africa Produce”, un luogo per far incontrare nuovi progetti cinematografici africani con le realtà produttive spagnole, in modo da stimolare la partecipazione produttiva e il sostegno finanziario spagnolo a produzioni cinematografiche africane che altrimenti rischiano di rimanere sogni nel cassetto. Il Forum è sponsorizzato dall’AECID (Agenzia Spagnola per la Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo), dalla Cooperazione Culturale del Consiglio di Cultura del Governo dell’Andalusia e da Casa Africa.
Inoltre, per promuovere in maniera ancora più capillare la conoscenza del cinema africano in territorio andaluso, e non solo, il FCAT quest’anno diventa anche itinerante: i film dell’edizione 2009 toccheranno infatti nove località della regione andalusa di Cadice e anc
he due località nel Nord del Marocco, per gettare un ponte da un lato all’altro dello Stretto di Gibilterra.
L’inaugurazione del festival, che si terrà la sera del 22 maggio, prevede la proiezione di un capolavoro del cinema africano, recentemente restaurato dalla World Cinema Foundation di Martin Scorsese, Touki Bouki: un evento da non perdere, nell’ambito della retrospettiva in omaggio al grande regista senegalese Djibril Diop Mambéty, scomparso prematuramente a Parigi nel luglio del 1998.
Ma vediamo più da vicino il programma e le differenti sezioni del festival. Le sezioni competitive sono in tutto quattro. Oltre alla nuova sezione spagnola “Attraverso lo specchio”, ritornano i tre concorsi riservati alla produzione africana: “Il sogno africano” per i lungometraggi di finzione, “Dall’altra parte dello Stretto” per i documentari e “Africa in corto” per i cortometraggi di finzione.
Tra i lungometraggi selezionati in concorso, troviamo alcuni dei titoli più importanti dell’ultima stagione cinematografica: dai due egiziani Genenet Al-Asmak (L’Aquarium) di Yousry Nasrallah e Ein Shams (Eye of the Sun) di Ibrahim El Batout all’algerino Mascarades di Lyes Salem, ma anche titoli più recenti o meno noti, come L’Absence del senegalese Mama Keita, presentato all’ultimo Fespaco, o ancora Z’har dell’algerina Fatma Zohra Zamoun e My Secret Sky di Madoda Ncayiyana (Sudafrica).
Titoli interessanti anche fra i documentari in concorso. Alcuni si sono già affermati in altri festival internazionali, come tre film di donne: Behind the Raimbow, l’affresco sul Sudafrica della documentarista egiziana di origine libanese Jihan El Tahri, Ouled Lenine della tunisina Nadia El Fani e Nos lieux interdits della marocchina Leila Kirani. E ancora altri documentari da tenere d’occhio, come Os hospedes da noite di Licinio Azevedo (Mozambico), Mere-bi del senegalese William Mbaye e J’ai tant aimé della marocchina Dalila Ennadre.
Molto ricca è anche la programmazione non competitiva del festival. Innanzitutto, tre sezioni fuori concorso, dedicate rispettivamente ai classici più o meno recenti dall’Africa o sull’Africa (Schermo aperto), alla musica nel cinema africano (L’Africa a ritmo) e alla produzione di animazione (Animafrica). Inoltre ben quattro retrospettive, per approfondire differenti aspetti della storia delle cinematografie africane, rigorosamente da declinare al plurale. Oltre all’omaggio a Djibril Diop Mambéty, il festival propone altre tre rassegne retrospettive. Una rassegna monografica sul cinema del Mozambico, una sezione dedicata alla produzione cinematografica delle isole del Sud-Ovest indiano (africane malgasce e creole) e una retrospettiva su “I primi passi del cinema egiziano”, con un’appassionante selezione di film muti (presentati con accompagnamento musicale dal vivo) e film degli anni Trenta e Quaranta di animazione, musicali e commedie.
La sezione retrospettiva sugli inizi del cinema egiziano è particolarmente importante anche perché segna una felice collaborazione, non sempre evidente in altri paesi, fra due festival andalusi: la retrospettiva egiziana è infatti realizzata in collaborazione con Alberto Elena, professore di cinema all’Università Carlo III di Madrid e programmatore del festival Cines del Sur di Granada, dedicato ai film provenienti da Africa, Asia e America Latina.
Il Festival de Cine Africano de Tarifa non vuole tralasciare l’aspetto più gioviale del festival, stimolando gli incontri e la partecipazione dei professionisti del settore e del pubblico: lungo tutto l’arco del festival sono infatti previsti anche momenti dedicati ad incontri professionali, laboratori di cinema, danza, percussioni ed eventi teatrali e di fotografia.
Infine, segnaliamo con piacere che nella programmazione fuori concorso figurano anche due film italiani, Corazones de mujer di Davide Sardella e Paolo Benedetti e Come un uomo sulla terra di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Andrea Biadene, e un film franco-italiano Amour, sexe et mobylette di Maria Silvia Bazzoli e Christian Lelong.
Articolo a cura di www.cinemafrica.org
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