CINEMAFRICA - "Black Dynamite"


Black Dynamite (2009), diretto da Scott Sanders, è un divertito e frizzante omaggio al popolare filone blaxploitation. Premio Speciale della Giuria «per la scrittura intelligente, innovativa, ironica e le eccellenti interpretazioni, e l'indimenticabile colonna sonora originale» all'ultimo Courmayeur Noir Film Festival. A cura di www.cinemafrica.org

di Leonardo De Franceschi

black dynamiteDopo Precious (2009), ecco un’altra piccola perla dal cinema indy americano: Black Dynamite (2009), diretto da Scott Sanders, è un divertito e frizzante omaggio al popolare filone blaxploitation che risollevò le sorti del cinema hollywoodiano nei primi anni ’70, rovesciando gli stereotipi del poliziesco bianco e regalando al pubblico adolescente afroamericano l’ebbrezza di tifare una volta tanto per eroi ed eroine dalla pelle nera. Peccato che, costato quasi 3 milioni di dollari, e uscito a ottobre negli States (in Francia arriva in sala il 13 gennaio) il film sia piaciuto molto a certa critica (LA Times, Variety) ma non sia riuscito a sfondare neanche in patria la nicchia degli amatori, nonostante la buona accoglienza ricevuta al Sundance 2009 e di recente al nostro Courmayeur Noir Film Festival, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria «per la scrittura intelligente, innovativa, ironica e le eccellenti interpretazioni. Il film, divertente dall’inizio alla fine, ha anche una indimenticabile colonna sonora originale».

Più macho di Hammer, più cool di Super fly, più atletico di Black Belt Jones, Black Dynamite è un figlio della strada, adorato dalle donne e dal fisico temprato da diverse vite: ex-marine in Vietnam ed ex-agente della CIA, è amato e rispettato da poliziotti e protettori del quartiere, guadagnandosi da vivere come guardiaspalle e addetto al recupero crediti della tenutaria Honey Bee (Kym Whitley). Ma l’uccisione improvvisa del fratello Jimmy in una resa dei conti della mala locale lo costringe a dissotterrare l’ascia di guerra, prima per vendicarsi, poi, quando scopre che il fratello in realtà era un agente sotto copertura della CIA, per punire i responsabili della sua morte. Il suo ex-referente ai servizi O’Leary (Kevin Chapman), infatti, torna a reclutarlo, ripristinando la sua «licenza d’uccidere». Le cose si complicano presto, perché il quartiere è minacciato dalla diffusione fra i ragazzi di una nuova droga a basso costo e dagli effetti devastanti, lo smack. La droga circola addirittura fra gli orfani di un istituto, in cui lavora da volontaria Gloria (Salli Richardson-Whitfield), una tosta leader di quartiere dai capelli afro che si batte insieme a un gruppuscolo di militanti stile Black Panthers per ripristinare l’ordine, contro un deputato corrotto legato ai boss del quartiere.

black dynamiteNonostante il machismo integrale di BD, Gloria ne rimane colpita, anche perché l’uomo le salva la vita, grazie alle sue doti atletiche (pratica da maestro il kung-fu) e alla dimestichezza con le armi da fuoco. Ma anche lo smack è nulla in confronto all’ultima minaccia che il fronte del male sta per scatenare nel quartiere nero della città: la messa in commercio di un liquore di malto (l’Anaconda Malt Liquor!) che contiene un ingrediente sintetico in grado di ridicolizzare il maggior vanto dell’uomo nero: il sesso. Toccato nel vivo, BD mette insieme una piccola crew di sodali, con l’amico Bullhorn (Byron Minns), il mellifluo Tasty Freeze (Arsenio Hall), Gloria e i militanti del quartiere, con la quale arriva ad affrontare, fra innumerevoli peripezie, tutti i responsabili del complotto, fino ad arrivare, in un memorabile finale scult, a un rocambolesco scontro finale nientemeno che con Tricky Dick, l’odiato e luciferino presidente Nixon.

Come la trama lascia intuire, Black Dynamite deve molto della sua riuscita a un gustoso mix di ironia e metalinguaggio che lo fa apprezzare evidentemente anzitutto agli amatori del blaxploitation. L’abilità con cui Sanders, insieme agli attori Michael Jai White e Scott Minns, hanno in fase di sceneggiatura saputo mescolare vari ingredienti tipici del filone è davvero notevole, dall’eroe reduce del Vietnam che mira a combattere la corruzione nel quartiere e a fare piazza pulita della droga (Gordon’s War, The Black Godfather, Deliver Us from Evil), al motore dell’azione legato alla vendetta del fratello (The Black Six, Black Gunn, Hit Man), dall’abilità del protagonista con le arti marziali (Black Samurai, Black Belt Jones), al motivo della rivolta contro il potere costituto dei bianchi (The Spook who Sat by the Door). Briosa e godibile la tessitura dialogica, con un memorabile dialogo fra BD e gli altri membri della banda che, partendo dallo snack Mars intavolano una surreale conversazione sulla mitologia ellenica, fino ad arrivare a scoprire la macchinazione governativa ordita contro i neri (con tanto di riferimento al Tuskegee Experiment!).

 


Black DynamiteAllo stesso tempo, nonostante il budget ridotto, Sanders si è circondato di un cast tecnico di tutto rispetto, come la costumista di riferimento di Spike Lee (Ruth E. Carter). Impeccabile dunque la confezione tecnico-produttiva, con un plauso particolare alla fotografia granulosa e satura di Shawn Maurer, e al montaggio rapido e sincopato di Adrian Younge. Sì, perché l’impatto visivo del film, più che alla regia accademicamente modernista di Sanders, qui al rientro dopo un thriller non memorabile con Adam Baldwin (Ladri per la pelle, 1998), tutta macchina a mano e jump cut, zoom e dissolvenze a tendina, è legato alla valorizzazione del parco attoriale – con in testa un ironico e davvero esplosivo Michael Jai White, qui a suo agio nel leading role, dopo aver perso la grande occasione di lasciare un segno con il comic book movie Spawn (Mark A.Z. Dippé, 1997) ed essersi fatto notare invece nel ruolo di Gamble in Il cavaliere oscuro (mentre Quentin Tarantino prima lo ha scritturato e poi ha lasciato il suo personaggio solo negli extra di Kill Bill) – e soprattutto a una partitura visivo-musicale amabilmente vintage, ricca di sequenze di montaggio e stacchetti che rifanno il verso ai trailer dei film grindhouse e ai telefilm anni ’70 che riempiono le serate degli spettatori di Fox Retro.

 

[articolo a cura di www.cinemafrica.org]

 

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