CINEMAFRICA - "L'empire des enfants"
C’è una realtà senegalese diversa dai villaggi turistici, le spiagge bianche e tramonti da cartolina, una realtà meno romantica rispetto alle racconti paradisiaci che vengono narrati al ritorno da una vacanza. E’ la realtà raccontata in un documentario presentato al Roma Indipendent Film Festival 2010 su una comunità internazionale nel cuore di Dakar. A cura di www.cinemafrica.org
di Simone Lucarelli
C’è una realtà senegalese diversa dai villaggi turistici, le spiagge bianche e tramonti da cartolina, una realtà meno romantica rispetto alle racconti paradisiaci che vengono narrati al ritorno da una vacanza. È la realtà che hanno conosciuto i bambini di Dakar e che hanno imparato a dimenticare. Durante il Roma Indipendent Film Festival 2010 è stato presentato il documentario francese L’empire des enfants (2009), opera prima dei registi Gérard Moreau e Michèle Barrault, che hanno voluto mostrare al mondo come molti bambini di Dakar – che secondo alcuni dati dell’UNICEF risalgono a centomila – costretti a subire violenze fisiche e psicologiche, siano riusciti a trovare la loro serenità all’interno di una comunità internazionale nel cuore della città.
Si tratta appunto dell’Empire des enfants, un’associazione senegalese fondata nel maggio 2003 da Anta M’Bow e Valérie Schlumberger insieme ad un gruppo di artisti, all’interno del vecchio ed abbandonato cinema, Empire riabilitato a centro d’accoglienza per i bambini di strada. Una sfida lanciata ad alta voce per poter permettere ai ragazzi di Dakar di riappropriarsi della propria identità infantile. Da più di sette anni ormai il centro rappresenta non solo per il Senegal ma per tutta l’Africa occidentale, il simbolo della speranza per tutti quei bambini che trovano rifugio.
Sono per lo più ragazzi di età compresa tra i quattro e i diciotto anni che, abbandonati dalle loro famiglie e costretti a mendicare prestandosi a lavori sporchi come il traffico di droga, soggetti ad ogni genere di maltrattamento, spesso anche di tipo sessuale, cercano rifugio all’interno della struttura. Spesso sono fuggiti dalle scuole coraniche dove erano stati inseriti, per dedicarsi per diversi anni allo studio esclusivo delle scritture, sotto la tutela del maestro e leader religioso (marabout), dopo essere stati allontanati dalle loro famiglie. L’Empire in collaborazione con l’International Organization for Migration (IOM) si occupa di fare rincontrare le famiglie dei bambini e fare rimpatriare quelli stranieri.
«I genitori vengono obbligati a firmare un documento di fronte alla giustizia con il quale si impegnano a non riconsegnare il bambino al marabout, e la IOM dà loro un aiuto finanziario da investire in qualche attività professionale. Nel caso in cui i genitori non vogliano riavere il bambino, cerchiamo una famiglia a cui affidarli» afferma la responsabile dell’Empire Faty Diop.
Nell’associazione attraverso una serie di attività, apprendono ad avere fiducia in loro stessi e negli altri. Vengono loro insegnate le arti circensi, marziali e musicali, apprendono a leggere a scrivere e sono ascoltati da educatori e psicologi; sono loro stessi che intervengono durante le riunioni settimanali, di circa un’ora e mezza, in cui viene loro data la possibilità di esprimere le proprie critiche nei confronti degli stessi insegnanti, esponendo il proprio parere su ciò che potrebbe essere migliorato dal punto di vista educativo. Non sono più invisibili agli occhi della gente ma per la prima volta nella loro vita, vengono considerati come parte di un gruppo, stimolati ad esprimere le proprie idee ed i propri sentimenti.
Attraverso il documentario di Gérard Moreau si ha la possibilità di conoscere le testimonianze di queste persone straordinarie che lottano quotidianamente per far sì che i loro sforzi possano perpetuarsi negli anni e superare gli ostacoli finanziari dovuti alla scarsità di fondi che minacciano la chiusura del centro di accoglienza.
Molte sono le persone, soprattutto giovani, che ogni anno da tutto il mondo rispondono a questa richiesta di aiuto, intenzionate a dare il proprio contributo all’associazione senegalese, offrendosi come educatori o come semplici donatori per portare avanti l’opera di Anta M’Bow, nella speranza che le condizioni di vita di questi ragazzi, sebbene siano consuetudinarie in una città come Dakar e non solo, non si ripropongano nelle generazioni future.
A cura di www.cinemafrica.org
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