FESTIVAL DI CINEMA - A Torino il cinema esce perdente

"Magari Torino credeva di avere la ricetta perfetta per un invitante festival cinematografico, ma Agnès Poirier teme che la vera qualità si sia persa nell’impasto."

Mentre la stampa italiana, dopo anni di copertura limitata, è finalmente "arrivata" al Torino Film Festival, non per un'improvvisa passione per i film ma per seguire il "personaggio" Moretti, da quella internazionale i commenti non sono sempre entusiasti e riverenti (o ipocriti) come quelli nostrani. Come questo, secco e duro, di Agnes Poirier pubblicato giorni fa sul quotidiano The Guardian. Forse anche Nanni Moretti apprezzerà una stampa ancora libera, capace ancora di pensare con la propria testa e non ossequiosa e servile alla politica... E saprà accettare (sopportare?) le critiche anche se il Festival è stato, nei numeri e non solo, un vero successo.

 

di Agnès Poirier

 

Moretti_Casazza_ValloraPrendete Nanni Moretti, regista acclamato e conosciuto in tutto il mondo. Prendete Gianni Rondolino, uno dei critici cinematografici più autorevoli al mondo. Metteteli a Torino, la culla del cinema italiano e l’attuale capitale dei finanziamenti destinati ai film della madrepatria. Aggiungete una spruzzata di glamour, molta politica, soldi a volontà e mescolate. Poi coprite l’impasto e lasciatelo riposare (o “spettacolarizzare”?) per un anno. Ecco fatto: il nuovo, invitante Torino Film Festival.

 

Un passo indietro: 1982, l’industria automobilistica, così come la Fiat, che aveva fatto la fortuna di Torino per decenni, è in forte declino. La città sta disperatamente tentando di reinventarsi e di scrollarsi di dosso la definizione di “polo manifatturiero”; desidera riappropriarsi della sua vivacità Rondolinoculturale e intellettuale del dopoguerra: nasce così un festival cinematografico. Gianni Rondolino, professore universitario e critico cinematografico, gli dona prestigio e legittimità. Ex-allievi di Rondolino diventano, a turno, direttori del festival: Alberto Barbera seguito da Stefano della Casa, e, fino all’anno scorso, Giulia d'Agnolo e Roberto Turigliatto. In pochi anni, insieme a Venezia, Torino riesce ad entrare a pieno titolo tra i festival cinematografici internazionali di serie A. I critici partecipano in massa alle sue retrospettive superbamente curate, nelle quali ogni giorno vengono riscoperte delle gemme; cosa che piace particolarmente ai grandi americani del passato: negli ultimi anni John Carpenter, Richard Fleischer, William Friedkin, John Landis, Walter Hill. Anche il novantenne Ernest Borgnine ha preso parte al viaggio.

 

Veltroni e De NiroTutto procede bene. Cinefili, studenti e critici partecipano numerosi al festival, mentre i produttori fanno affari favolosi lontani dai riflettori – questo, fino all’anno scorso, prima dell’arrivo della new entry nel mondo dei festival: Roma. L’apparizione improvvisa di questa vetrina cinematografica, voluta fortemente da Walter Veltroni (sindaco della Città Eterna e, secondo le maggiori stime, il prossimo Primo Ministro italiano) con il sostegno di importanti sponsor e più soldi di quanti se ne potrebbero mai spendere (15 milioni di euro quest’anno), sembra cambiare le regole. Tutto a un tratto, tre degli eventi più importanti si danno battaglia l’uno contro l’altro per coesistere nello spazio di tre mesi. Venezia pensa che l’unico modo per stare al passo con Roma sia far sfilare più décolleté e tacchi a spillo americani possibili sul tappeto rosso. A Torino, anche Barbera e Della Casa riflettono su come far guadagnare appeal al loro festival. Viene fuori un nome: quello del tesoro nazionale, Nanni Moretti.

 

“Una mossa astuta”, mi sussurra all’orecchio un regista italiano durante la serata inaugurale. “In Italia, Nanni Moretti è intoccabile”. Se non fosse che una tale scelta significava evidentemente “uccidere” Gianni Rondolino, il padre del festival, che non aveva nessuna intenzione di andarsene senza lottare. Dopo mesi di loschi intrighi degni dei Borgia, il fondatore del festival esce di scena con i suoi fidi direttori, d'Agnolo e Turigliatto. Il quotidiano “Il Manifesto” lo chiama “colpo di Stato”, e minaccia di dare il via ad un boicottaggio.

 

Fermo immagine. E’ passato qualche mese ed eccoci qui, all’anno zero della direzione di Moretti. Dunque come se la cava un regista a capo di un festival cinematografico? Difficile a dirsi, se il direttore, che è anche una star, si comporta come tale: rifiutando di concedere neppure un’intervista per spiegare quale sia presumibilmente la sua scelta di film. A Moretti magari piace far da moderatore alle conversazioni del pubblico, insieme a tipi come Wim Wenders e Francesco Rosi, ma le sue domande sono più lunghe delle loro risposte. È Moretti ad essere a disposizione del festival o è il festival ad essere a disposizione di Moretti? La stampa italiana sembra adorare questo nuovo culto della personalità, pendendo dalle labbra del grande uomo, ma il cinema sembra essere la vera vittima qui.

 

Wenders sulla MoleI frequentatori del festival e i critici cinematografici stranieri quest’anno potrebbero lamentarsi, per esempio, della fine delle grandi retrospettive di Torino. Quelle di quest’anno si sono focalizzate su John Cassavetes e Wenders, che, con copie scadenti ed un’ esigua presenza di attori ed ex-collaboratori dei registi, risultavano alquanto noiose. La selezione in competizione, seppur interessante sul fronte delle pellicole di argomento familiare, appariva debole nell’insieme – specialmente per quel che riguarda il cinema americano indipendente, sul quale si costruisce la reputazione di un festival.

 

La fama e la reputazione sono due cose diverse. Qualcuno in Italia potrebbe dirlo a Moretti?

 

 

 L’articolo originale su The Guardian (3/12/2007)

Traduzione dall'inglese a cura di Giovanna Canta

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa
CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova
CANNES 65 - Ovazione in Un Certain Regard
il film di Benoit Delépine e Gustave Kervern accolto da un tripudio
CANNES 65 - John Hillcoat annuncia un nuovo progetto
Triple Nine, poliziesco con Shia LaBeouf  
"Men in Black 3 3D" su "Film Tv"
Cannes, Max von Sydow, Erland Josephson e La guerra e' dichiarata
"Future? Next Exit" alla Scuola Sentieri Selvaggi
venerdì 25 maggio, per scoprire quale cinema sia possibile oggi
Isabelle Huppert nel remake di Suspiria
Diretta da David Gordon Green