BERLINALE 57 - "I Served the King of England", di Jirí Menzel (Concorso)

41 anni dopo "Treni strettamente sorvegliati", il film che gli è valso l'Oscar come miglior film straniero, Jirí Menzel continua ad indagare le ferite del suo paese: lo fa con la consueta lucidità mista ad una anima da commedia nera che spazia abilmente tra l'humor più demenziale alla tragedia più cupa

La via per giungere al denaro, e quindi al potere, è sempre irta di ostacoli, spesso insormontabili. L'irresistibile ascesa di Jan Díte, aspirante maître ma soprattutto aspirante milionario, cantata con irresistibile humour nero dal Premio Oscar Jirí Menzel è l'epopea di un Barry Lindon del ventesimo secolo, ugualmente ambizioso ma con molta fortuna in più.

Basato su un racconto dell'autore ceco Bohumil Hrabal, il film racconta dunque le avventure, spesso burlesche, di questo piccolo uomo, come lui stesso si definisce, la sua ascesa e la sua caduta finale prima durante e dopo l'occupazione nazista della Cecoslovacchia fino all'avvento dei sovietici.

In quella che, fino ad ora, è l'unica commedia ad esser stata inserita nel Concorso Ufficiale, la regola del gioco pare esser fin da subito chiara: non sembra interessare molto a Menzel di drammatizzare eccessivamente le gesta del suo eroe, e sarà anche la terribile falce della Seconda Guerra Mondiale a far allontanare questo sentimento, visto che la conclusione della storia costituisce l'inizio della pellicola. Non è tanto, dunque, la mèta che Jan raggiungerà dopo tutte le sue peregrinazioni ad interessare il regista, quanto lo sviluppo che a ciò porta, agli accadimenti che investono il giovane scapestrato. Ed è ancora una volta la Storia ha rovinare i piani dell'eroe di turno, perchè è con essa che Jan incontrerà l'amore della sua vita, o quello che pare esserlo...: lui, ceco, abiura la sua nazionalità per divenire un puro ariano, non dopo aver superato decine di test per controllare che nel suo albero genealogico non ci siano geni impuri. Il  tutto per una donna, la Frau Blücher della situazione, bavarese dal pugno di ferro e dall'alito d'aglio, con un cuore grande a malapena per arginare la strabordante passione che la lega al Führer. Ma Menzel non patisce raffronti sull'ideologia, perchè per la sua nazione nazisti e comunisti pari sono, visto che entrambi hanno calpestato col duro tacco degli stivali il suolo ceco(slovacco): e allora ci va giù duro su entrambi i fronti, dipingendo il ritratto di un ufficiale dell'esercito russo come di un pervertito dedito solamente a orge, ubriacamenti e pranzi luculliani.

In sostanza, per Menzel la parabola di Jan Díte è la scusa per confrontarsi con lo spettro di un passato che ancora oggi rappresenta per il suo paese una ferita aperta, per ripensare ad un periodo storico cruciale per capire, o forse ripensare, il nostro presente.
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