BERLINALE 57 - Chi ha vinto a Berlino...
Tra sorprese e conferme analizziamo le decisioni della giuria presieduta da Paul Schrader che ha attribuito i premi della 57. Berlinale.L'Orso d'Oro, molto a sorpresa, è andato al film cinese "Tu ya de hun shi (Tuya's Marriage)" di Wang Quan'an, quarantenne al suo terzo film, che racconta le condizioni di vita in una zona rurale della Mongolia
Così a caldo, giudicare la giuria, scusate il gioco di parole..., non è cosa da poco. I pronostici, come al solito, sono stati totalmente sovvertiti ma del resto è proprio questo il bello di ogni festival cinematografico che si rispetti.
L'Orso d'Oro, molto a sorpresa, è andato al film cinese "Tu ya de hun shi (Tuya's Marriage)" di Wang Quan'an, quarantenne al suo terzo film, che racconta le condizioni di vita in una zona rurale della Mongolia. Il film, che non era certo tra i favoriti, ha spiazzato non poco i critici che stazionavano in sala stampa per guardare in streaming il video in diretta della premiazione.
Paradossalmente, quello che più colpisce di questa premiazione sono gli altri premi: si perchè se da una parte la vittoria di un outsider può certamente rompere gli equilibri tra i premiati e sparigliare le carte in gioco, di certo non ci si aspettava che alcuni titoli rimanessero totalmente fuori dalla lotta.
"Irina Palm", ad esempio, era dato vincente come un cavallo che corre una corsa da solo: ma non solo, perchè la protagonista del film, Marianne Faithfull, era data praticamente certa come miglior attrice. Niente di tutto questo: "Irina Palm" è rimasto a bocca asciutta e la Faithfull si è vista soffiare il premio dalla giovane Nina Hoss, interprete di "Yella". I maligni, ma non solo loro..., dicono che questo sia il classico premio dato per questioni di bandiera, quella tedesca in questo caso...
Invece, quello che pare assolutamente meritato, è il premio come miglior attore, attribuito dalla giuria a Julio Chavez, il protagonista di "El otro". Un premio più che meritato per un attore che simboleggia davvero bene la rinascita del cinema argentino, anche se il film è parso un pò troppo ricalcare in bella grafia questa corrente: di lui ricordiamo anche la grande interpretazione dello scorso anno per "El custodio", davvero una bella scoperta (di cinquanta anni...). Detto ciò, appare forse esagerato il Gran Premio della Giuria assegnato allo stesso film, e anche questa è un'altra gran bella sorpresa: il film di Ariel Rotter, che si è presentato piangente sul palco, come dicevamo non si distacca molto dalle atmosfere che il giovane cinema argentino sta disegnando negli ultimi anni, per questo rischia forse di risultare un qualcosa di già visto.

Non ci sono dubbi invece sull'Orso d'Argento alla miglior regia: Joseph Cedar, regista israeliano già autore del bel "Campfire", ha vinto il premio con "Beaufort", un claustrofobico film sulla guerra e sulle pulsioni che scatena in un essere umano. In questo caso la scelta della giuria non poteva essere più giusta...
Gli esclusi? Di "Irina Palm" abbiamo parlato, gli americani rimangono quasi a bocca asciutta, a parte il premio-contentino dato a Robert De Niro per il suo "The Good Shepard" (Orso d'Argento per il miglior contributo artistico all'intero cast del film...); anche Menzel, che con "I Served the King of England" aveva riscosso una vera e propria ovazione ai suoi passaggi in sala, è rimasto senza niente in mano, così come l'Italia che si era aggrappata a Saverio Costanzo nella speranza di portare a casa qualcosa. "In memoria di me" non era stato accolto male, anzi, ma la giuria evidentemente non era di questo parere...
L'ultima nota è per segnalare il Premio Alfred Bauer, attribuito ad un'opera dal particolare risvolto innovativo, che quest'anno se lo è aggiudicato Park Chan-wook con il suo "I'm a Cyborg, But That's Ok", film veramente non molto riuscito e che va annoverato tra le delusioni di questa edizione.
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