VIAGGIO IN ITALIA - "Onde": un sogno senza confini precisi

Conversazione con Francesco Fei, autore di uno dei più interessanti esordi della stagione, in questi giorni in sala dopo il passaggio ai festival di Rotterdam, Karlovy Vary. L'incontro tra un ragazzo cieco e una ragazza col volto segnato da una voglia, sullo sfondo di una Genova che è spazio acustico e vitale.

Onde è interamente girato a Genova. Perché hai pensato che questa città fosse adatta al tuo film?

Ho scelto Genova in modo estremamente naturale. Quando ho cominciato a scrivere il film, la storia era ambientata a Londra. Una volta costatata l'impossibilità produttiva di girare all'estero, ho scelto immediatamente Genova, dal momento che la ritenevo la città italiana migliore per trovare quell'atmosfera moderna ma al tempo stesso post-industriale che volevo avesse il film.

Onde racconta una storia semplice, dove a fare la differenza è il modo in cui si "incrociano" i tre personaggi principali. Sono incroci "imperfetti", nel senso che restano incompiuti, sospesi senza arrivare mai ad una fine... In che modo secondo te questo interferisce nel rapporto che si deve creare tra il film e lo spettatore?

Il film costruisce dinamiche di rapporti in una maniera che ritengo simile a quella che spesso avviene nella vita. Solo al cinema o a teatro i confini caratteriali e narrativi dei personaggi sono incanalati in binari precisi (buoni o cattivi, antipatici e simpatici...) e definiti. In realtà, nella vita, possibilità e sentimenti si aprono e si chiudono non solo per gli accadimenti ma anche e soprattutto per il nostro modo di approcciare la realtà che ci circonda. Perciò il tutto è un insieme di dinamiche e possibilità senza confini precisi, nel quale i fatti e le relazioni vivono e muoiono spesso più a causa dei nostri pensieri che per la realtà oggettiva. Un po' come nei sogni e infatti il mio film può essere vissuto anche come un sogno nel quale contano più le sensazioni e i pensieri che gli accadimenti.

Onde è un film completamente teso verso il suono, ci parli della tua ricerca in questo ambito?

Proprio perché provengo da un ambito commerciale come quello dei videoclip, sono stufo di sentire film pieni di canzonette per lo più usate solo per motivazioni commerciali. Il rapporto che il cinema riesce talvolta a instaurare con la musica è una delle caratterizzazioni artistiche che più lo contraddistingue. Tutte le scene che ci rimangono in mente anche per anni, hanno quasi sempre un accompagnamento musicale o sonoro che le rendono uniche e indimenticabili. Per questo trovo deprimente la disattenzione che spesso nei film si ha verso la musica, non considerandola come un elemento espressivo fondamentale. Questo vale ancora di più per la componente sonora. Mi viene in mente La Cienaga: il rumore degli spari del bosco è il principale elemento narrativo, quello che crea una sensazione unica e conferisce alla storia una sua particolare dimensione atmosferica. Questo per me è cinema. È chiaro poi che, dal momento che io amo questo cinema e  avendo avuto la possibilità di essere libero a livello creativo di utilizzare la musica e i suoni come meglio pensavo, in quanto anche produttore principale del film, ho deciso di compiere per il mio film una ricerca in questa direzione.

Quindi anche attraverso il suono tu riesci a modellare lo sguardo sugli spazi e sui personaggi.

Assolutamente. Come ho già detto, il suono al cinema può essere un elemento narrativo fondamentale. L'atmosfera sonora che ho provato a ricreare nel mio film spero possieda questa valenza. I suoni che accompagnano la storia di Francesca e Luca sono un elemento atmosferico che vuole creare precise sensazioni nello spettatore in maniera che il suo stato d'animo sia il più possibile in sintonia con l'approccio mentale che hanno i personaggi, in particolare Francesca, nei confronti della realtà oggettiva delle loro azioni.

È molto efficace il lavoro sul tempo, ovvero, sui diversi tempi che compongono il film e che si dispongono come se passato e presente fossero un'unica linea continua...

Le possibilità espressive e narrative del cinema sono un campo ancora inesplorato. Il modello produttivo dominante impone delle strutture narrative per lo più cronologiche mentre il cinema, in quanto arte che si esprime con delle metodologie quasi paragonabili a quelle proprie dei sogni, potrebbe, anzi dovrebbe, proporre storie libere dal giogo della consequenzialità. Dal momento che Onde è, nelle mie intenzioni, una proiezione del modo di pensare di Francesca e una sorta di riflessione che lei compie rispetto al suo approccio alla vita, è chiaro che i suoi ricordi e il suo presente si sovrappongono su più livelli, così come accade quando tutti noi operiamo un'analisi delle dinamiche della nostra vita. In fondo il mio film si potrebbe leggere anche come un resoconto di un'analisi di tipo psicanalitico che compie Francesca nei confronti del suo modo di pensare.

Atipico è il contesto produttivo di Onde, ce ne parli?

Onde è un film totalmente indipendente. Per farlo ho aperto una mia casa di produzione con la quale, grazie al sostegno di altri partner privati, sono riuscito a produrre il film con un budget di 400mila euro senza richiedere nessun tipo di finanziamento pubblico. Il parlare della "classica" metodologia produttiva che invece contraddistingue il cinema italiano ci porterebbe lontano e mi costringerebbe ad essere caustico e polemico, cosa che per una volta voglio evitare di essere.

Cosa hai fatto prima di Onde?

A parte dei piccoli cortometraggi, ormai lontani nel tempo, ho fondamentalmente girato videoclip. Senza aver paura di essere smentito, posso affermare di essere uno dei pochi registi ad essere riuscito ad affermare una propria autorialità nel campo della videomusica. Che poi questa sorta di fama sia meritata sta al pubblico decretarlo.

Quali sono i tuoi futuri progetti?

Forse perché stanco, molto stanco e provato, dall'esperienza produttiva di Onde, in questo momento ho messo in dubbio la mia volontà di essere un regista cinematografico. In attesa di capire come riuscire ad accettare e possibilmente a superare le dinamiche produttive del cinema, mi sto dedicando a far crescere la mia casa di produzione, l'Apnea Film, che vorrei diventasse un punto di riferimento per i giovani registi ai quali vorrei trasmettere un po' dell'esperienza maturata in questi anni. In fondo una delle cose che più mi dà soddisfazione è insegnare, perciò poter aiutare o stimolare i giovani registi che ritengo abbiano delle potenzialità, è una delle mie priorità attuali.

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