CANNES 60 - "La distanza fisica tra due persone puo' essere breve ma la distanza emozionale si misura in chilometri...". Incontro con Wang Kar Wai
Il celebre regista cinese, nato a Shanghai, autore di Happy Together, In the Mood for Love, 2046, apre il Festival di Cannes con il suo primo lungometraggio girato interamente in lingua inglese. Grandi applausi alla prima per la stampa e una lunga conferenza hanno accompagnato la partenza di questa edizione

Il celebre regista cinese, nato a Shanghai, autore di Happy Together, In the Mood for Love, 2046, apre il Festival di Cannes con il suo primo lungometraggio girato interamente in lingua inglese. Grandi applausi alla prima per la stampa e una lunga conferenza hanno accompagnato la partenza di questa edizione con My Blueberry Nights. Va segnalato, naturalmente l'esordio come attrice della famosa musicista jazz Norah Jones, che interpreta Elizabeth, donna segnata da una dolorosa separazione, proiettata per un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, alla ricerca dell'amore... In conferenza, oltre al regista (con gli inseparabili occhiali neri) e alla musicista/attrice, era presenta l'altro protagonista, Jude Law, proprietario di un bar e confidente della stessa Elizabeth.
Il suo primo film in inglese parla di distanze?
Sicuramente era nelle mie intenzioni. La distanza fisica tra due persone puo' essere breve ma la distanza emozionale si misura in chilometri. Il film vorrebbe portare lo sguardo su questi allontanamenti, di differenti punti di vista. Ho voluto esplorare queste distese, anche nel senso figurato oltre che letterale, e le distanze che bisogna percorrere per non venire travolti.
Quali problemi tecnici ha dovuto affrontare per la realizzazione di questo film?
Non e' stato certo un film cosi' complicato come e' potuto essere per esempio 2046, ma sicuramente non sono mancate le difficolta' di realizzazione per un film girato interamente negli Stati Uniti. Tra l'altro ho provato ad uscire da un filo conduttore estetico e narrativo, che in un certo senso ha legato gli ultimi miei film. Fondamentalmente sarei contento pero' che il pubblico non si concentri troppo sulle assonanze tra i vari miei titoli: vorrei che ogni film non fosse considerato come un seguito del precedente e pensare ai personaggi come a delle identita' autonome. Sono da sempre ossessionato dal fatto che un uomo o una donna piu' tentano di dimenticare e piu' i ricordi riaffiorano.

Ma non c'e' proprio nulla che richiami al suo cinema del passato?
Come ogni mio film c'e' sempre il rifiuto, ma non solo quello: oltre vi sono sempre degli errori che hanno segnato la nostra esistenza. Cosi' e' la vita: esistono tante possibilita' che noi non cogliamo e di cui ci rimane soltanto il ricordo.
Perche' il tema del viaggio e questa sorta di road movie?
In tutti noi c'e' la necessita' di avere un luogo dove riporre o nascondere le proprie memorie, impulsi, speranze e sogni. Per alcuni quel luogo e' un posto fisico vicino o lontano, per altri uno spazio mentale e per altri ancora niente di tutto cio'. Per e' importante capire se vogliamo veramente avvicinarci a quel luogo dove scoprire o recuperare una parte di noi stessi. Una volta arrivati, credo che ognuno di noi verra' colpito e sopraffatto dal peso di tutto cio' che ci siamo sforzati di seppellire e dimenticare.
Progetti per il futuro?
Sto pensando da tempo ad un progetto particolare, La signora di Shanghai con Nicole Kidman che pero' non ha niente a che vedere con il film di Orson Welles, essendo una storia ispirata alla vita di Bruce Lee.
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