CANNES 60 - "Dopo trent'anni di amicizia, un film insieme". Incontro con Johnnie To, Ringo Lam, Tsui Hark

Per la prima volta tre maestri di Hong Kong si ritrovano per realizzare un film. Da tempo pensavano di farlo, ma mai concretamente avevano lavorato su un soggetto. Amici da più di trent'anni, mettersi tutti e tre "contemporaneamente" dietro la macchina da presa sembrerebbe un atto politico sugli attuali limiti di un certo cinema dell'estremo oriente

Per la prima volta tre maestri del cinema di Hong Kong (Tsui Hark, Johnnie To e Ringo Lam) si ritrovano insieme per realizzare un film. Da tempo pensavano di farlo, ma mai avevano lavorato concretamente su un soggetto. Amici da più di trenta anni, mettersi tutti e tre "contemporaneamente" dietro la macchina da presa sembrerebbe un atto politico sugli attuali limiti di un certo cinema dell'estremo oriente.

 

Quando ha conosciuto Ringo Lam e Johhnie To?

T.H.: Ho incontrato entrambi per la prima volta in uno studio televisivo, circa trenta anni fa. Siamo diventati subito grandi amici. Solo però da circa tre anni abbiamo cominciato a pensare di fare un film insieme. Abbiamo tenuto la nostra prima riunione in un ristorante molto importante. Dopo sei ore di animate discussioni, siamo arrivati alla decisione.

 

Come avete lavorato insieme?

T.H.: Il nostro film è costituito da tre parti, ma la storia è unica. Come nella poesia cinese in cui un poeta prende le sensazioni di un altro poeta, completando la struttura e il senso della sua composizione. Non ci siamo messi d'accordo per non influenzare le idee di ognuno. Tutti dovevano avere un controllo completo su quello che voleva fare. Io era il primo a dover cominciare a girare e ho scelto il soggetto familiare per tutto il mondo: il potere del denaro. Il denaro sembra essere il solo comune denominatore che avvicina tutti: ha tranquillamente corrotto la nostra civilizzazione, nella stessa maniera come la tecnologia a inquinato questo pianeta. I miei personaggi hanno la vista corta. Non hanno nessun interesse a vedere oltre il proprio naso: vivono e muoiono per il denaro.  

 

Cosa vi ha regalato questa esperienza unica?
R.L.: Abbiamo avuto l'occasione per lavorare insieme, di condividere una visione del vita e del mondo. Come per i tre protagonisti del film, questa esperienza mette in gioco la nostra stima reciproca e la nostra amicizia. Secondo me il film racconta come il destino gioca con i nostri eroi. In particolare il personaggio di Sam che sembra in rotta con la moglie mi interessava. Sam sente amore e odio per quella donna. E come se questa storia all'interno del film incarnasse metaforicamente il mio rapporto verso la regia: una storia di amore e odio. Ho voluto raccontare la storia dal punto di vista di un osservatore esterno. Di colpo ho evitato i movimenti di camera rapidi e mi sono concentrato sui piani fissi.

C'è qualche risvolto "politico" nella scelta di lavorare insieme?

J.T.: In effetti volevamo ragionare in qualche anche su certi limiti narrativi e visivi che certo cinema dell'estremo oriente ha mostrato negli ultimi anni.

 

Su quale parte del film si è concentrato in particolare il suo lavoro?
J.T.: Il mio interesse era concentrato su questo dilemma: quale prezzo siamo disposti a pagare per soddisfare i nostri desideri e le nostre ossessioni? I tre personaggi principali attraversano una serie di situazioni pericolose alla ricerca di un futuro migliore. Ironicamente, lentamente, le cose precipitano e la famiglia, l'amicizia e la stima si disintegrano gradualmente, senza che essi se ne rendano conto. Che cosa succederebbe loro se lasciassero andare i propri desideri? Difficilmente nella vita ci si interroga su questo punto. Ma secondo me lasciar perdere è spesso la decisione più coraggiosa che si possa prendere.

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