CANNES 60 - I primi turbamenti
Presentato "Naissance des pieuvres" della ventisettenne Céline Sciamma nella sezione "Un certain regard", delicata e sottratta opera adolescenziale. Grossolano e scandalistico appare invece "Savage Grace" di Tom Kali, proiettato alla "Quinzaine des réalisateurs" in cui non vengono sfruttate le potenzialità della protagonista Julianne Moore.

Adolescenze inquiete. Sguardi diversi sulla crescita, sul contrasto sulla sofferta ricerca della propria identità hanno caratterizzato due film diversissimi tra loro, Naissance des pieuvres di Céline Sciamma (presentato in "Un certain regard") e Savane Grace di ...(Quinzaine des réalisateurs).
Comincia come una specie di film d'eau, 'film d'acqua' Naissance des pieuvres, opera prima della ventisettenne cineasta francese Céline Sciamma. L'acqua è quella della piscina, della doccia dello spogliatoio e diventa frequentemente specchio che riflette ansie, aspirazioni e inquietudini adolescenziali. Protagoniste del film sono tre ragazzine, Marie (Pauline Acquart), Anne (Louise Blachere) e Gloriane (Adèle Haesel). I loro destini si incrociano, tra competizioni, primi amori e vibranti trasgressioni. Quello della Sciamma è un'attenta e sorvegliata opera di slanci irregolari, delicata e sottratta e tenuta in equilibrio grazie anche alla capacità di saper filmare con immediata istintività le giovani interpreti. L'inquetudine già traspare dall'immagine iniziale in cui Marie sta assistendo a uno spettacolo in piscina. Si trova sugli spalti, si sposta. La Sciamma, già da questo inizio, gioca intelligentemente sull'ambiguità. Prima di entrare più direttamente nella storia, si può avere l'impressione che la protagonista sia stata esclusa dalla squadra. In realtà Naissance des pieuvres è, già da questa apertura, un film di sguardi e corpi che si attraggono, un'opera di provvisori avvicinamenti e momentanee alleanze. Le protagoniste si seguono, procedono parallelamente, si separano. E cambiano anche continuamente i rapporti di equilibrio tra le tre ragazzine dove però è Marie che ha un rapporto privilegiato sia con l'una sia con l'altra. La regista materializza 'l'amore a 15 anni' che si manifesta come mimesi e devozione, sia fisicamente. Ed è in un bacio tra le due ragazzine che la Sciamma mostra una rara grazia che esplicità quell'attrazione già emersa in uno dei migliori film di Claude Miller, L'éffrontée - Sarà perche ti amo (1986) interpretato da una giovanissima Charlotte Gainsbourg.
Alla Quinzaine des réalisateurs è stato invece presentato Savage Grace di Tom Kalin, già affermato autore di video e di corti che si è rivelato nel 1992 con Swoon, tratto da una storia vera, che ha come protagonisti 2 omosessuali che nel 1924 furono condannati in seguito all'omicidio di un ragazzino di 13 anni. Ed è sempre una vicenda realmente accaduta, quella di Barbara Daly, a costituire il centro narrativo di Savage Grace. Questa figura, al centro anche del best-sellers omonimo di Natalie Robins e Steven M. L. Aronson, era entrata nell'alta società grazie anche al matrimonio con Brooks Baekaland. La donna, malgrado gli sforzi, non sembra però all'altezza del suo nuovo rango. La nascita di Tony, il loro unico figlio, rompe il già precario equilibrio di questo matrimonio. Il film parte proprio dalla voce fuori-campo del ragazzino e al momento della sua nascita, nel 1946 e segue la sua travagliata esistenza fino a quando si suicida in carcere nel 1981. Kalin sovrappone gli spazi e i piani temporali, tra New York, Parigi, Cadaques, Mallorca e Londra. Il cineasta predilige un registro volutamente eccessivo, debordante, denso di scene madri, come per sottolineare meglio situazioni torbide che riguardano i 'primi turbamenti' di Tony: l'incontro con la ragazza, l'attrazione omosessuale per un coetaneo, l'ossessivo rapporto con la madre che si risolve nell'incesto e nell'omicidio. L'opera di Kalin è forse volutamente incontrollata, utilizza cromatismi forti proprio come quelle opere d'arte e installazioni che, sembrano trattenere nella fissità dell'immagine, la loro propensione a esplodere. In realtà Savage Grace, nel suo voler essere scandaloso, appare piuttosto solo piattamente scandalistico, esibizionista (la camminata della protagonista verso l'aereoporto dove scopre che il marito sta partendo con l'amante) e finisce per sciupare anche la potenziale - solo potenziale - 'grande prova' di Julianne Moore.
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