CANNES 60 - "Lavorare con un piccolo budget e' eccitante quanto correre i cento metri". Incontro con Kim Ki-duk
E' in Concorso il regista coreano, dopo aver partecipato con "L'arco", nella sezione 'Un Certain Regard" del 2005. Quasi come un ritorno nella stessa cella di "Ferro 3", Kim Ki-duk ripresenta una storia d'amore tra un galeotto condannato a morte e una donna sempre piu' lontana da suo marito, che misteriosamente si affeziona al prigioniero

Si ripresenta a Cannes il regista sud-coreano che questa volta e' nel Concorso, dopo aver partecipato con "Arc", nella sezione 'Un Certain Regard" del 2005. Quasi come un ritorno nella stessa cella di "Ferro 3", Kim Ki-duk ripresenta una storia d'amore tra un galeotto condannato a morte e una donna sempre piu' lontana da suo marito, che misteriosamente si affeziona all'improgianato.
Aveva dichiarato che non avrebbe piu' distribuito un suo film in Corea. Perche' ha cambiato idea?
Nonostante i miei film siano stati trattati male nel mio Paese, ho pensato che non sarebbe giusto nei confronti degli attori e di tutto il gruppo di lavoro.
Il film è costato pochissimo ed è stato girato in quindici giorni...
Per me lavorare con un piccolo budget e' ancora piu' eccitante che correre i cento metri. Non sento mai pressione su di me. Tutti i miei film sono stati girati con pochi soldi. La mia tecnica e' quella di descrivere un solo scenario che comporta le scene veramente necessarie, al fine di avere il minor numero di luoghi per le riprese differenti, tutti legato ai tempi di realizzazione a disposizione.
Perche' ha scelto il taiwanese Chang Cheng per il ruolo principale?
E' importante per me non conoscere troppo l'attore con il quale lavoro. I suoi occhi sono capaci di esprimere dei sentimenti vari, quelli che io amo molto. Il fatto che egli sia un "estraneo" non cambia nulla per me. Gli attori che non mi sono familiari sono come delle lavagne bianche.

Qual e' stata l'ispirazione per Soom?
L'immagine di una prigione. In questo film ho voluto mettere in parallelo la prospettiva della morte per un detenuto condannato alla pena capitale e i sentimenti di una donna che lo avvicina. Per lei andare ad incontrarlo e' un po' una maniera per distrarre la sua attenzione da un disagio psichico che non la lascia mai.
Come ha proceduto nella costruzione della storia?
Ho fatto tutto velocemente. Ho scritto la storia ancora piu' velocemente. Grazie ad un'immagine parte il mio lavoro, scrivo una sinopsi, e strutturo la recitazione e la caratterizzazione dei personaggi. Mi sento sempre molto nervoso poco prima di cominciare a girare e durante questi momenti rivedo tutto il mio lavoro preparativo e vorrei sempre modificarlo almeno 20 volte. Cosi' il montaggio e' veloce, circa una settimana, perche' monto nell'ordine delle scene riprese.
Come la maggior parte dei suoi film, anche questo racconta una relazione impossibile e non convenzionale tra due persone. Cosa le interessa nella costruzione di questi rapporti?
Ci sono dentro queste linee degli elementi visibili di me stesso. Amo pensare che cose improbabili possano verificarsi.
Di cosa parlera' il suo prossimo film?
Di nottambulismo.
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