CANNES 60 - "Chacun son cinéma", Autori Vari (Evento)

Atto d'amore dello storico direttore del Festival di Cannes Gilles Jacob per il cinema e per molti registi che negli anni ha visto scorrere sugli schermi di questa manifestazione, con trentatrè cortissimi film a rappresentare la visione del cinema e la sala cinematografica. Il più sorprendente, forse, è quello di Atom Egoyan

Trentatrè cortissimi film a rappresentare la visione del cinema e la sala cinematografica. Atto d'amore dello storico direttore del Festival di Cannes Gilles Jacob per il cinema e per molti registi che negli anni ha visto scorrere sugli schermi di questa manifestazione. Chacun son cinéma (questo il titolo del film collettivo), può essere visto come il modo più bello di festeggiare il compleanno dei Sessant'anni, riunendo autori di tutto il mondo e chiedendo loro un frammento, un flash di pochi minuti, per raccontare il significato di un'intera vita. C'è l'omaggio al cinema italiano, a Fellini soprattutto (cui il film è dedicato), ma anche a Marcello Mastroianni. A lui ha pensato Theo Angelopoulos nel mettere in scena quasi un monologo di Jeanne Moreau in un ideale e surreale campo e controcampo. Sofferta ma dolce dichiarazione d'amore ad un attore che ha lasciato il suo segno gentile nel cinema, mentre lui, seduto sotto lo schermo di una sala deserta, ascolta in silenzio, immerso nella penombra. L'intero film, però, è, in realtà, una lunga dichiarazione d'amore al luogo magico della sala cinematografica, al momento magico della visione di un film. Chi l'ha detto, poi, che deve essere per forza una consuetudine solitaria? Un film lo si può condividere con chi ti sta vicino, e lo dice, con dolce nostalgia, Tsai Ming-liang, oppure, con brillante ironia Nanni Moretti che, nel suo diario di spettatore attento e appassionato, racconta in poche parole, di visioni 'familiari' e di luoghi che, in un modo o in un altro, hanno fatto la differenza. Perché la nostra percezione può condizionare il ricordo e trasformare un film in un attimo che riaffiora, talvolta, e ci vive accanto. La sala, dunque, e le sue innumerevoli interpretazioni, al centro dell'attenzione anche per Raimond Depardon, Alejandro González Iñárritu, Aki Kaurismäki, Jean-Pierre & Luc Dardenne, Amos Gitai. Il più sorprendente, forse, è proprio quello di Atom Egoyan che immagina tre sale, tre film e tre amiche a scambiarsi immagini e parole attraverso i telefoni cellulari. Ma l'elenco si fa lungo e in ognuno dei trentatrè frammenti potremmo trovare traccia del nostro stesso sguardo, dall'omaggio a se stesso di  Youssef Chahine alla splendido racconto poetico e bizzarro di Kitano Takeshi, accanto a Olivier Assayas, Bille August, Jane Campion, Chen Kaige, Michael Cimino, Joel & Ethan Coen, David Cronenberg, Manoel de Oliveira, Hou Hsiao Hsien, Abbas Kiarostami, Andrei Konchalovsky, Claude Lelouch, Ken Loach, Roman Polanski, Raul Ruiz, Walter Salles, Elia Suleiman, Gus Van Sant, Lars Von Trier, Wim Wenders, Wong Kar Wai, Zhang Yimou.

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