CANNES 60 - "Caramel", di Nadine Labaki (Quinzaine des réalisateurs)

La camera a mano di Labaki, alla sua opera prima, è presenza complice e partecipe della quotidianità delle sue protagoniste, ne osserva gesti e sguardi, reazioni e conversazioni su uomini, sesso, maternità. E con la stessa leggerezza coglie il caos che abita quelle stanze, piene di oggetti, di un continuo transitososta

Donne. A Beirut oggi. In, e attorno a, un salone di bellezza, microcosmo colorato e sensuale. In quel luogo, quasi esclusiva unità di luogo, ambienta il suo primo lungometraggio la trentatreenne regista libanese Nadine Labaki. Caramel è il secondo film libanese presentato dalla Quinzaine des réalisateurs e offre un ulteriore sguardo sull'attualità di una delle cinematografie storicamente più importanti del Medio Oriente e del mondo arabo. Una cinematografia nel segno recente di sguardi femminili, qui a Cannes quelli di Danielle Arbid (Dans les champs de bataille) e ora di Nadine Labaki. Che, per Caramel, sceglie i toni e i tempi di una commedia sentimentale attraverso la quale raccontare istanti della società contemporanea e argomenti anche di forte discussione (che hanno raggiunto pure le pagine dei rotocalchi italiani) come gli interventi per rifarsi una verginità cui si sottopongono molte ragazze musulmane in vista del matrimonio.

La camera a mano di Labaki è presenza complice e partecipe della quotidianità delle sue protagoniste, ne osserva gesti e sguardi, reazioni e conversazioni su uomini, sesso, maternità. E con la stessa leggerezza coglie il caos che abita quelle stanze, piene di oggetti, di un continuo transitososta. Opera prima che sceglie la strada, e talvolta senza esporsi troppo, del cinema di personaggi, ma pure disegnando traiettorie più elaborate, come nelle due scene, montate in parallelo, della telefonata di una delle donne innamorate e del primo piano del poliziotto (innamorato di lei) che la spia alla finestra. Labaki porta nel suo film d'esordio, dopo il cortometraggio 11, rue Pasteur, realizzato nel 1997, anche l'esperienza della sua attività di regista di pubblicità e videoclip per celebri cantanti mediorientali per la quale è stata premiata nel 2002 e nel 2003.

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