CANNES 60 - "Chop Shop" di Ramin Bahrani (Quinzaine des réalisateurs)
Fin da subito Bahrani dichiara le proprie intenzioni: camera a mano, ben presente ma mai sopra le righe, nel seguire i suoi personaggi, nel penetrare quei pochi spazi che ritornano ossessivi in un film che assomiglia al posto che filma, facendosi esso stesso caotico e tentacolare, accumulando dettagli, gesti e sguardi inquadratura dopo inquadratura

Si chiama Willet's Point ed è noto anche come Iron triangle, un quartiere industriale tentacolare e caotico situato nella periferia di Queens, a New York. Pochi isolati che ci sprofondano in un set da "terzo mondo", fra strade polverose, o improvvisamente deserte quando la pioggia le trasforma in enormi pozzanghere, frequentate senza sosta da automobilisti in cerca d'ogni possibile pezzo di ricambio, legale o illegale, e abitate da una moltitudine di meccanici, d'ogni età e provenienza, che trafficano giorno e notte con quei materiali nelle loro rimesse incastonate le une accanto alle altre. Un luogo che sa di metropoli latinoamericana o africana, e che si trova invece in uno dei margini newyorkesi. Confinante con uno stadio di football americano, luogo di sogno dove curiosare, eppure così distante per chi vive e sopravvive nell'Iron triangle.
Willet's Point è il set esclusivo di Chop Shop (presentato alla Quinzaine des réalisateurs), secondo lungometraggio di Ramin Bahrani, regista iraniano-americano che esordì nel 2005 con Man push cart. Fin da subito Bahrani dichiara le proprie intenzioni: camera a mano, ben presente ma mai sopra le righe, nel seguire i suoi personaggi (quasi tutti attori non professionisti, tranne Ahmad Razvi, interprete principale di Man push cart), nel penetrare quei pochi spazi che ritornano ossessivi in un film che assomiglia al posto che filma, facendosi esso stesso caotico e tentacolare, accumulando dettagli, gesti e sguardi inquadratura dopo inquadratura. Lì agiscono, lavorano e abitano, i due protagonisti, fratello e sorella adolescenti, orfani che si trovano a sopravvivere, fare (pochi) soldi sfruttando ogni minima possibilità, sognando un prossimo giorno almeno un po' migliore. Un po' di cielo verso il quale volare, un fuori campo cui aspirare. O, nell'attesa, nell'inquadratura finale, liberando in volo un gruppo di piccioni...
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