CANNES 60 - "Meduzot" (Les meduses), di Etgar Keter, Shira Geffen (La Semaine de la Critique)

Tra realismo e immaginazione, squarci di esistenze che Keret e Geffen (coppia d'artisti impegnati in letteratura e cinema) disegnano in inquadrature calibrate e emozionali, a contatto con la quotidianità e la sua materialità

Nei toni sospesi e poetici di una narrazione nella quale coabitano realismo e immaginazione prende forma Meduzot (Le meduse), primo lungometraggio di Etgar Keret e Shira Geffen presentato in concorso alla Semaine de la critique. Storie, soprattutto di donne, che si intrecciano e/o sfiorano sullo sfondo di una Tel Aviv accennata e senza tempo. Storie di comunicazioni difficili, di relazioni interrotte, di memorie dalle quali fare riaffiorare, lentamente, istanti rimossi e imprescindibili.

La giovane sposa Keren si rompe una gamba il giorno del suo matrimonio e, al posto del viaggio ai Carabi, passerà con il marito una luna di miele in un hotel della città, cambiando stanze su stanze. La cameriera Batya incontra per caso una bambina, muta, che esce dal mare... Una giovane fotografa viene licenziata dal salone di matrimoni da dove è appena stata cacciata anche Batya. Joy, filippina in esilio che lavora come badante, conosce un'anziana donna e la figlia attrice, che porta in scena un Amleto sperimentale... Mentre una donna borghese ha scelto la suite dello stesso hotel dei giovani sposi per suicidarsi... Squarci di esistenze che Keret e Geffen (coppia d'artisti impegnati in letteratura e cinema) disegnano in inquadrature calibrate e emozionali, a contatto con la quotidianità e la sua materialità. E, al tempo stesso, con la materia sfuggente della memoria, del ricordo che ritrova spazio nelle vite di alcuni personaggi attraverso filmini familiari (della fotografa) o la visualizzazione di immagini del passato che si risvegliano in Batya. Coesistenze semplici e efficaci, in una struttura abitata anche da vere e proprie presenze fantastiche, quelle della bambina e del gelataio - corpi da altri spazi senza i quali il percorso esistenziale di Batya, e non solo, non potrebbe continuare. Nel segno di nuove, necessarie relazioni, tra personaggi che già si conoscono o che dal film inizieranno a condividere esplorazioni comuni.

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