CANNES 60 - "Cartouches gauloises", di Medhi Charef (Fuori concorso)

Dopo il magnifico "Bent Keltoum", Charef realizza un film in costume patinato, didascalico, ovunque pre-vedibile, un insieme di cartoline illustrate di pura superficie, senz'anima. Una specie di "Nuovo Cinema Paradiso" algerino che non riesce a tradurre in emozione gli stereotipi

Gli ultimi istanti della guerra d'Algeria, della lunga occupazione francese, fino al giorno dell'indipendenza, in cui il popolo algerino poté sventolare la propria bandiera nazionale, visti attraverso gli occhi di un ragazzino di 11 anni, Ali. Siamo nell'estate del 1962 e in quel periodo cruciale, segnato da quotidiane esecuzioni feroci per le strade di Algeri, è ambientato Cartouches gauloises, il nuovo lungometraggio dell'algerino Mehdi Charef, figura storica del cinema beur (che in Italia ci fece conoscere Riminicinema con una preziosa retrospettiva) a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, con opere come Le the au harem d'Archimède (1985), Miss Mona (1986), Camomille (1988).

Avevamo lasciato Mehdi Charef nei magnifici spazi on the road e mélo che abitavano il suo precedente lungometraggio Bent Keltoum, del 2002 (fu in concorso al Torino Film Festival), intenso ritratto di figure femminili. Lo ritroviamo in un film in costume, ambientato all'inizio degli anni Sessanta. E purtroppo patinato, didascalico, ovunque pre-vedibile, un insieme di cartoline illustrate di pura superficie, senz'anima, che illustrano quel periodo sanguinoso e di speranza, di lotta e di fuga (della maggior parte dei francesi), di amicizie (fra ragazzini di entrambe le nazionalità, uniti dai giochi comuni, calcio in primis) e di relazioni familiari incomplete (il padre assente di Ali, perché imprigionato e torturato), di estenuanti corse per campi e binari ferroviari degli adolescenti e di esecuzioni sommarie per le strade... E della passione per il cinema di Ali, che frequenta la piccola sala di quartiere, aiutando il protezionista e guardando, tutto solo, Los olvidados, specchiandosi nel piccolo protagonista del film di Buñuel. Lì, e non solo, Cartouches gauloises richiama alla memoria Nuovo Cinema Paradiso. Per uno sguardo che non riesce a tradurre in emozione gli stereotipi. Peccato, anche perché il film di Charef (inserito tra gli eventi speciali per il sessantesimo anniversario di Cannes e prodotto nell'ambito di Algeri capitale della cultura) è l'unica presenza di cinema nordafricano nelle selezioni ufficiali del Festival.

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