CANNES 60 - "Du Levande" di Roy Andersson (Un certain regard)
Come gli autentici maestri del comico, Roy Andersson costruisce la risata come slittamento dello spazio, irrigidendo al massimo le geometrie dell'inquadratura affinche' la gag nasca come incrinatura all'estremo di questo equilibrio

Roy Andersson e' una figura unica nel mondo del cinema. Dopo due film di buon successo negli anni '70, un silenzio lungo piu' di vent'anni. Diventa pubblicitario di fama e decide di fare film solo quando puo' permettersi di farlo con la piu' assoluta liberta'. Nascono cosi' Songs for the Second Floor (Premio della giuria a Cannes 2000) e questo nuovo, straordinario Du Levande.
Se il film precedente consisteva in una serie di vignette slegate tra loro che illustravano impietosamente le ordinarie miserie del vivere quotidiano con una sottile vena tragicomica e con un'eccezionale elaborazione geometrico-scenografica dell'inquadratura (quasi sempre statica), Du Levande mantiene questo assetto generale spingendo pero' con molta decisione sul pedale del comico. Non che la catastrofe non sia onnipresente, non che la forza di gravita' incarnata dallo spazio (che ossessiona con i suoi vettori ogni inquadratura, la cui durata coincide spesso con l'intera sequenza) non sia sempre li' a minacciare qualunque slancio verso l'alto. Tuttavia, Du Levande si divincola in mille modi per strapparsi alla stretta mortale dello spazio. Soprattutto mediante la comicita', che Andersson (come gli autentici maestri del comico) costruisce come slittamento dello spazio, irrigidendo al massimo le geometrie dell'inquadratura affinche' la gag nasca come incrinatura all'estremo di questo equilibrio. Poi usa continuamente la musica (ovvero: cio' che fugge lo spazio per eccellenza), gli sguardi in macchina di personaggi che si raccontano direttamente allo spettatore, addirittura movimenti di macchina - sempre pronti, pero', a spazializzarsi, a rientrare nei ranghi della geometria. Perche' e' questo il paradosso di fondo (caro a Cipri' e Maresco, cui il cineasta svedese e' sempre piu' simile), il cortocircuito tra comicita' e disperazione; anche i sogni sottostanno alla tirannia dello spazio in Du Levande, che comincia col risveglio di un uomo che dice di aver sognato i bombardamenti, e finisce coi bombardieri che volano su Stoccolma.
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