CANNES 60

CANNES 60 - Il vento dell'Est (di Simone Emiliani, del 27/05/2007)

Due film rumeni vincono i premi più prestigiosi: 4 luni, 3 saptamini si 2 zile di Mungiu la Palma d'Oro, California Dreamin' di Nemescu il premio di "Un certain regard". Viaggio veloce in questa buonissima 60° edizione, con qualche rimpianto: Tarantino, Kim Ki-duk, ma anche Honoré e Gray.

CANNES 60 - "California Dreamin' (Nesfarsit)" di Cristian Nemescu (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 27/05/2007)

La metafora sociopolitica è chiara come è chiara una certa nostalgia verso un'autenticità popolaresca discutibile (come è discutibile Doiaru) ma pur sempre sanguigna e familiare. Il che francamente fa nutrire più di un sospetto sull'apprezzabilità di un prodotto come questo, in cui è facile subodorare una certa furbizia programmatica

CANNES 60 - "Ye che" (Night Train), di Yinan Diao (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 27/05/2007)

Il regista cinese realizza un bel ritratto sulla solitudine dove emergono anche quelle forme di un cinema dell'alienazione. L'opera è caratterizzata spesso da uno stile trattenuto ma anche vibrante nel materializzare la traiettoria di un nomadismo individuale. Un'altra positiva sorpresa di questa sezione

CANNES 60 - "O estrado du mundo" Autori Vari (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 26/05/2007)

Nata in occasione dei cinquant'anni della portoghese Fondazione Calouste Gulbenkian, questa raccolta di sei cortometraggi presenta risultati assai discontinui. Deludono Akerman e Weerasethakul, convincono Wang Bing e soprattutto Pedro Costa

CANNES 60 - "Rebellion: The Litvinenko Case", di Andrei Nekrasov, Olga Konskaya (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 26/05/2007)

Più che un documentario, una testimonianza, anzi un 'regalo necessario' consegnato da Litvinenko ai registi dove viene ripercorsa la storia privata e della Russia degli ultimi anni, con una forza e un'indignazione che non lasciano indifferenti. Quasi un testamento. Da far girare e diffondere. Soprattutto fuori dalla Russia.

CANNES 60: "Per questo film sono stata ispirata da alcuni miei fatti personali". Incontro con Naomi Kawase (di Leonardo Lardieri, del 26/05/2007)

La trentottenne regista giapponese, grande rivelazione degli ultimi anni, non e' un nome nuovo per i festival di tutto il mondo. Con "Shara", nel 2003, era gia' stata in concorso al Festival di Cannes. "Mogari No Mori", e' un film sul rapporto tra uomo e natura e il rifiuto di una concezione antropocentrica

CANNES 60 - "Promise Me This", di Emir Kusturica (di Simone Emiliani, del 26/05/2007)

Da tempo il regista serbo gira sempre lo stesso film costruendo sempre l'illusione e l'inganno con la presenza di una musica sempre più sfrenata. Soltanto che questi codici visivi appaiono oggi avariati, consumati dall'uso dove lo stesso set è ormai ingombrato da oggetti meccanici che affollano uno spazio che, già dall'inizio, è un enorme parco-giochi

CANNES 60 - "Mogari No Mori" (The Mourning Forest), di Naomi Kawase (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 26/05/2007)

E' l'ultimo meraviglioso sussulto del concorso. La giovane regista giapponese (rivelazione in passato con "Suzaku", "Dance of Memory", "Shara"), tra mille dubbi, unisce il cielo e la terra o meglio solleva la terra al cielo. Stupore della ragione: il rifiuto del passato è discendente, l'interiorizzazione del senso di colpa ascendente

CANNES 60 - "Du Levande" di Roy Andersson (Un certain regard) (di Marco Grosoli, del 26/05/2007)

Come gli autentici maestri del comico, Roy Andersson costruisce la risata come slittamento dello spazio, irrigidendo al massimo le geometrie dell'inquadratura affinche' la gag nasca come incrinatura all'estremo di questo equilibrio

CANNES 60 - "Cartouches gauloises", di Medhi Charef (Fuori concorso) (di Giuseppe Gariazzo, del 26/05/2007)

Dopo il magnifico "Bent Keltoum", Charef realizza un film in costume patinato, didascalico, ovunque pre-vedibile, un insieme di cartoline illustrate di pura superficie, senz'anima. Una specie di "Nuovo Cinema Paradiso" algerino che non riesce a tradurre in emozione gli stereotipi

CANNES 60 - "Foster Child", di Brillante Mendoza (Quinzaine des Realisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 25/05/2007)

Quinto lungometraggio di uno dei registi piu' interessanti della new wave digitale filippina. Riporta alla memoria Lino Brocka: non e' soltanto cinema di denuncia, dicotomico oppositore di vecchio/nuovo, e' cinema di ambigua implosione, viscoso riverbero di esseri che ridono e piangono nella stessa immagine

CANNES 60 - "Alexandra" di Aleksandr Sokurov (Concorso) (di Massimo Causo, del 25/05/2007)

Il fronte ceceno, l'esercito russo, una vecchia donna che fa visita al nipote comandante: il presunto film sulla guerra di Sokurov è un nuovo capolavoro sul cinema che trattiene il presente e cerca la ragione

CANNES 60 - "L'âge des ténèbres", di Denys Arcand (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 25/05/2007)

Arcand realizza il suo film più interessante, una 'commedia umana' sospesa tra cinema dell'alienazione e genere fantastico, un'opera dalla doppia realtà di 'un uomo senza storia' in cui, rispetto a "Le invasioni barbariche", è più sincera e umana e che puà contare anche su quell'impassibilità stralunata del protagonista Marc Labrèche

CANNES 60 - "Ezra", di Newton Aduaka (Ev. Speciale Semaine de la Critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 25/05/2007)

"Ezra" è un'opera importante per il cinema africano e conferma il talento di un regista nato in Nigeria e cresciuto a Londra. Nel film è presente , il tempo del dolore e della elaborazione di una ferita che ha segnato tutti. Ha già vinto numerosi premi tra cui il Fespaco di Ouagadougou di febbraio, come miglior film

CANNES 60 - "We Own the Night", di James Gray (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 25/05/2007)

Al suo terzo lungometraggio, James Gray entra prepotentemente tra i registi da amare e diffondere. Sguardo fiero tra Martin Scorsese e Paul Schrader: il cinema gli appartiene a discapito della scrittura apparentemente o volutamente approssimativa, a discapito di una spettacolarizzazione manierata

CANNES 60 - "Une vieille maîtresse", di Catherine Breillat (Concorso) (di Simone Emiliani, del 25/05/2007)

Dal romanzo omonimo di Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly, un film scandalistico . più che scandaloso e disinibito, un feuilleton in costume alla Christian-Jacque senza però ritmo e animazione, interpretato da una incontrollabile Asia Argento che rappresenta un pericoloso vortice in cui è entrato il cinema della regista

CANNES 60 - Note stonate... (di Leonardo Lardieri, del 25/05/2007)

La nota stonata di questa edizione del Festival di Cannes, per noi tristi sciovinisti, e' probabilmente l'assenza dell'Italia dal concorso principale? O e' la presenza prepotente di Asia Argento, teneramente ingombrante, che trapassa gli stessi se(t), che calpesta il diritto dello spettatore alla differenza dello sguardo?

CANNES 60 - "Smiley Face", di Gregg Araki (Quinzaine des Réalisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 25/05/2007)

La genialita' del californiano Gregg Araki non si disperde e non si smentisce neanche in quest'opera anomala, commedia divertente e surreale che sembra anni luce lontana dal bellissimo Mysterious Skin (il precedente lungometraggio), rievocando lo stile di "After Hours", viaggio sempre in sogno

CANNES 60 - "Meduzot" (Les meduses), di Etgar Keter, Shira Geffen (La Semaine de la Critique) (di Giuseppe Gariazzo, del 24/05/2007)

Tra realismo e immaginazione, squarci di esistenze che Keret e Geffen (coppia d'artisti impegnati in letteratura e cinema) disegnano in inquadrature calibrate e emozionali, a contatto con la quotidianità e la sua materialità

CANNES 60 - "Persepolis", di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 24/05/2007)

Adattamento animato dell'omonima comic-strip ideata e disegnata dall'artista Marjane Satrapi (che del film è anche regista insieme a Vincent Paronnaud) che attraversa d'un fiato tutta la storia moderna dell'Iran, dal 1978 ad oggi, "Persepolis" è un'opera cupa ma è capace di molta leggerezza e l'ironia

CANNES 60 - "Am ende kommen touristen"(Et puis les touristes), di Robert Thalheim (Un certain regard) (di Lorenzo Leone, del 24/05/2007)

Il secondo film del giovane regista tedesco Robert Thalheim è un'esplorazione dei fantasmi di Auschwitz, quelli presenti e quelli passati. Il suo è un film che manca al dunque, quando si tratta di stringere i fili della storia: rimane incompleto, insomma, come ostaggio di un non-tempo e di un non-luogo metacinematografico

CANNES 60 - "Ocean's Thirteen", di Steven Soderbergh (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 24/05/2007)

Su "Ocean's Eleven", film realizzato nel 1960 da Lewis Milestone, con Frank Sinatra, il regista statunitense, Steven Soderbergh, sembra non esaurire la sua vena creativa, o meglio, la sua passione per la passerella di stelle, senza carne, soltanto il simulacro degli attori in prêt à porter

CANNES 60 - "Elle s'appelle Sabine" di Sandrine Bonnaire (Quinzaine des réalisateurs) (di Simone Emiliani, del 24/05/2007)

La Bonnaire realizza un documentario sulla sorella, una donna autistica di 38 anni, in cui i filmati di repertorio si scontrano con le immagini video del presente. L'attrice sente il bisogno di raccontar(si), cercando di essere più obiettiva possibile. Ma il suo affetto, il suo amore sono incontrollati e alla fine finisce per mettersi in gioco

CANNES 60 - "Secret Sunshine", di Lee Chang-dong (Concorso) (di Simone Emiliani, del 24/05/2007)

Mélo straziante, intimo e disperato, in cui il cineasta coreano mostra una sensibilità straordinaria nel filmare il lutto e nel materializzare le 'vertigini della pazzia'. Uno dei più bei film visti in competizione, dove la devastante protagonista Jeon Do-jeon entra prepotentemente in lizza come favorita per aggiudicarsi la Palma come miglior attrice

CANNES 60 - "Mister Lonely", di Harmony Korine (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 24/05/2007)

Il cineasta statunitense si spinge ancora nella direzione di un cinema eccessivo, stralunato, dove sono presenti anche delle belle intuizioni. Il suo sguardo manipolatore, da burattinaio, però distrugge tutto e la sua opera finisce per travestirsi da qualcos'altro perché, in realtà, è povera di idee

CANNES 60 - "Avant que j'oublie" di Jacques Nolot (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 24/05/2007)

Al terzo lungometraggio, Jacques Nolot affronta la vecchiaia con piglio evidentemente autobiografico. La dolorosa serenita' con cui Pierre si lascia scorrere addosso le grandi o piccole negativita' cui ora si riduce la sua vita si spinge al punto da far indossare a Pierre la sua stessa vita come qualcosa che non gli appartiene (piu')

CANNES 60 - "Yumurta", di Semih Kaplanoglu (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 23/05/2007)

Primo capitolo di una trilogia incentrata su uno stesso personaggio, "Yumurta" tenta l'approccio poetico. Nulla di particolarmente originale, eppure Semih Kaplanoglu indovina un approccio affascinante per riscattare la letterarieta' dell'assunto

CANNES 60 - "Chop Shop" di Ramin Bahrani (Quinzaine des réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 23/05/2007)

Fin da subito Bahrani dichiara le proprie intenzioni: camera a mano, ben presente ma mai sopra le righe, nel seguire i suoi personaggi, nel penetrare quei pochi spazi che ritornano ossessivi in un film che assomiglia al posto che filma, facendosi esso stesso caotico e tentacolare, accumulando dettagli, gesti e sguardi inquadratura dopo inquadratura

CANNES 60 - "Auf der anderen seite (De l'autre coté), di Fatih Akin (Concorso) (di Simone Emiliani, del 23/05/2007)

L'instabilità geografica sull'asse Germania Turchia e i tortuosi percorsi sentimentali sono ancora gli elementi caratterizzanti dell'opera del regista turco. In questo film sembra però contare solo la narrazione. Nei destini privati appare soprattutto assente quella fisicità dei corpi e dei luoghi che comunque traspariva in "La sposa turca"

CANNES 60 - "Pleasure Factory", di Ekachai Uekrongtham (Un certain regard) (di Leonardo Lardieri, del 23/05/2007)

Ispirato ad una storia vera, "Pleasure Factory" e' il primo lungometraggio ad essere girato interamente nel quartiere a luci rosse di Singapore, Geylang. Scritto e girato dal regista di "Beautiful Boxer" e' una bella sorpresa, il regista tailandese: filma finalmente la fragilita', il senso di abbandono e di stupore in una notte

CANNES 60 - "Stellecht Licht", di Carlos Reygadas (Concorso) (di Simone Emiliani, del 23/05/2007)

Per chi non ha amato "Battaglia nel cielo", questo terzo film del regista messicano potrebbe far pensare a un positivo ripensamento. Però poi si alimenta il dubbio che si tratta di un'esercitazione sul cinema scandinavo muto e sull'opera di Dreyer in particolare, cosa che dimostra ancora la mancanza del senso della misura nella sua opera

CANNES 60 - "A Londoni Ferfi" (L'Homme de Londres), di Béla Tarr (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 23/05/2007)

Dal romanzo di George Simenon, "L'Homme de Londres", segna il ritorno di Bela Tarr. Tra i grandi maestri dell'est, il suo cinema si dimena tra corpi giganti del bianco e nero, chiede di essere considerato come un unico atto, un miracolo mai esaurito in una fiammata. Poeticamente macchinoso, duro come il sudato pane del giorno prima

CANNES 60 - "XXY", di Lucia Puenzo (Semaine de la Critique) (di Lorenzo Leone, del 23/05/2007)

Ancora giovane cinema argentino protagonista della Semaine Internationale de la Critique di Cannes 60: dopo il non molto convincente El asaltante, ecco XXY, bella pellicola d'esordio di Lucia Puenzo

CANNES 60 - "Amo contemplare la bellezza del mondo". Incontro con Carlos Reygadas (di Leonardo Lardieri, del 23/05/2007)

Il regista messicano, Carlos Reygadas, di "Battalla en el Cielo", ritorna a Cannes con il suo terzo lungometraggio, "Stellet Licht" (in francese "Lumière Silencieuse"), storia di un triangolo amoroso nella comunita' religiosa mennonita

CANNES 60 - "Mio fratello è figlio unico", di Daniele Luchetti (UN certain regard) (di Emiliano Bertocchi, del 22/05/2007)

Luchetti realizza un'operazione furba per la scelta del cast e per il bozzettismo con cui delinea i suoi personaggi ma allo stesso tempo sembra essere sincero per quanto riguarda la sua narrazione. Purtoppo però non ci allontaniamo dai soliti stereotipi sul '68 e alla fine, come sempre, sembra prevalere il livello di base di commedia

CANNES 60: "Go Go Tales", di Abel Ferrara (Fuori concorso) (di Leonardo Lardieri, del 22/05/2007)

Maledetto cinema, da tenere a distanza, nella tormenta. Ferrara, e' l'anima contemporanea dello sguardo perso nel vuoto, dello sguardo ritrovato per un'istante e poi ricaduto sul cuore. Brut(t)o del cinema che ci scaraventa nella natura malefica dell'immagine, prefiggendosi una linea dolce, perdendosi nel tempo misero perche' sempre a mancare

CANNES 60 - "Centochiodi", di Ermanno Olmi (Fuori concorso) (di Giacomo Calzoni, del 22/05/2007)

L'ultimo film di Ermanno Olmi è un'opera necessaria sul recupero della purezza dello sguardo, tanto semplice quanto sconvolgente. Film sulla religione che parla a tutti, indistintamente, per ribadire che prima di tutto viene l'amore per i nostri simili, e null'altro. Una lezione di cinema che assolutamente non può e non deve passare inosservata

CANNES 60 - "Boxes", di Jane Birkin (Fuori concorso) (di Marco Grosoli, del 22/05/2007)

L'esordio dietro la macchina da presa di Jane Birkin gode della stessa splendida liberta' concessa a chi, per fama pregressa, non ha bisogno di doversi per forza arruffianare un pubblico. Un percorso tutto mentale negli affetti familiari che assume una consistenza spaziale

CANNES 60 - "Le scaphandre et le papillon", di Julian Schnabel (Concorso) (di Simone Emiliani, del 22/05/2007)

Dopo "Mare dentro", un altro dolore in soggettiva in cui Schnabel materializza la vista e riproduce i pensieri del protagonista col mondo esterno. Alla fine però il film risulta ricattatorio e umanamente disonesto nel modo in cui gioca con le facili emozioni e alla fine il risultato è solo quello di togliere vitalità alla figura di Bauby

CANNES 60 - "Caramel", di Nadine Labaki (Quinzaine des réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 22/05/2007)

La camera a mano di Labaki, alla sua opera prima, è presenza complice e partecipe della quotidianità delle sue protagoniste, ne osserva gesti e sguardi, reazioni e conversazioni su uomini, sesso, maternità. E con la stessa leggerezza coglie il caos che abita quelle stanze, piene di oggetti, di un continuo transitososta

CANNES 60 - "Ho voluto integrare le corse in strada con lo slasher-movie". Incontro con Quentin Tarantino (di Leonardo Lardieri, del 22/05/2007)

Quentin Tarantino, al suo quinto lungometraggio, con "Death Proof, pellicola "gore", s'ispira agli slasher-movie degli anni settanta e per la prima volta e' anche contemporaneamente sceneggiatore, produttore e direttore della fotografia. Cinema assurdamente spettacolare in cui Tarantino piu' che assorbire i generi pare vomitarli.

CANNES 60 - "Death Proof", di Quentin Tarantino (Concorso) (di Simone Emiliani, del 22/05/2007)

Ancora residui del cinema degli Anni'70 in una pellicola dal tormentato percorso produttivo. Un film sul voyeurismo, sullo sguardo diretto o nascosto e al tempo stesso un altro viaggio dentro i generi popolari (lo slasher-movie e il road-movie) in un'opera non omogenea, di straordinaria irregolarità, grandiosa proprio nella sua dichiarata incompiutezza

CANNES 60 - "Zoo", di Robinson Devor (Quinzaine des Realisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 22/05/2007)

Non siamo sempre (tutto) cio' che sembriamo. Questa e' una mezza verita', mezza, perche' l'altra parte l'ha nascosta il cinema. Lo statunitense Robinson Devor trae spunto dalla realta' e realizza un documentario su un caso di zoofilia scoppiato nel 2005 nel Nordest del suo Paese. Documentario ellittico, dai risvolti noir

CANNES 60 - "Un direttore della fotografia deve essere una buona puttana". Incontro con Christopher Doyle (di Leonardo Lardieri, del 22/05/2007)

Uno dei piu' grandi direttori della fotografia in circolazione, iconoclasta e geniale, collaboratore in passato di Wong Kar-wai, M. Night Shyamalan e Pen-ek Ratanuarang, ritorna a lavorare con Gus Van Sant, in "Paranoid Park", nove anni dopo "Psycho"

CANNES 60 - "A Mighty Heart", di Michael Winterbottom (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2007)

Dopo la parte iniziale che produce un'efficace tensione, il film si dissolve rapidamente perché la necessità di raccontare la vicenda con i toni rozzi tipici del cineasta inglese, accompagnata dalla macchina da presa che, nel dubbio, fagocita tutto quello che ha davanti, prendono il sopravvento. Alla fine anche questa tragedia umana suona falsa

CANNES 60 - Il 'ritorno' di Albert Lamorisse (di Giuseppe Gariazzo, del 21/05/2007)

Un grande cineasta 'nascosto' e 'ritrovato', prematuramente scomparso nel 1970 a 48 anni, a cui Hou Hsiao-hsien ha reso omaggio con il suo "Le voyage du ballon rouge". La 60° edizione del Festival di Cannes gli ha consacrato un tributo con due capolavori restaurati, "Crin blanc" e "Le ballon rouge"

CANNES 60 - "Paranoid Park", di Gus Van Sant (Concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2007)

Dal romanzo di Blake Nelson, altra escursione del cineasta statunitense nel cuore di un universo giovanile fremente e malato, dove la sperimentazione visiva e sonora si accompagna ancora a una discesa negli inferi vertiginosa ma, al tempo stesso, malinconica e romantica che recupera le 'affinità sentimentali' di "Drugstore Cowboy" e "Belli e dannati"

CANNES 60 -"Import Export", di Ulrich Seidl (Concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2007)

Dopo "Canicola" del 2001 il regista austriaco realizza una pellicola in cui è ancora presente il gusto per la provocazione eccessiva e del volontario sadismo. Sono il suo sguardo e la sua volontà che muovono e manipolano tutto. Si è quindi completamente nelle sue mani. E spesso ci si vorrebbe liberare il prima possibile

CANNES 60 - "Garage", di Lenny Abrahamson (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 21/05/2007)

La storia minimale di un candido "loser" dal cuore d'oro che vede la propria vita disfarsi davanti agli occhi. Come da copione, Lenny Abrahamson gestisce questa storia in punta di penna, rimanendo aderente a un orizzonte piano, minimale. Prevedibile ma non fastidioso

CANNES 60 - "Magnus", di Kadri Kõusaar (Un certain regard) (di Lorenzo Leone, del 21/05/2007)

Quello compiuto da Mart Laisk e' un atto cinematografico immenso: interpretare la parte che nella vita era la sua, quella del padre di Magnus, un giovane ragazzo con l'insana passione per la morte. Bell'esordio di una giovane regista estone...

CANNES 60 - "Il cinema a Gus... ". Incontro con Gus Van Sant (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2007)

In Concorso con "Paranoid Park", Gus Van Sant, arriva in conferenza con i suoi giovani attori al seguito e il grande direttore della fotografia Chris Doyle. Tra di loro c'e' anche Gabe Nevins, che interpreta Alex, "skateboarder" di sedici anni , accidentalmente invischiato in un atroce incidente mortale

CANNES 60 - "Mang Shan" (Blind Mountain), di Li Yang (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 21/05/2007)

Con questa storia, il regista (vincitore a Berlino nel 2003 dell'Orso d'argento con "Blind Shaft"), utilizza un anomalo stile documentaristico per ricostruire fedelmente la realta' della vita rurale cinese. Cosi' pero' non si e' mai troppo liberi di uscire da un quadro teorico, limitato da un tiepido manierismo e insistente didascalia

CANNES 60 - "Le rêve de la nuit d'avant", di Valeria Bruni Tedeschi (Un certain regard) (di Simone Emiliani, del 20/05/2007)

Seconda prova da regista dell'attrice in un cinema che parla ancora in prima persona in cui si frantuma la linea di confine tra vita e palcoscenico. Sicuramente sincero, con momenti anche felici, ma in cui l'autobiografismo rischia di trasformarsi spesso in egocentrismo finendo così di tenere confinati gli altri personaggi

CANNES 60 - "Dainipponjin" (Le Grand Japonais), di Hitoshi Matsumoto (Quinzaine des réalisateurs) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2007)

Questa pazza invenzione giapponese e' stata realizzata da uno dei piu' importanti e conosciuti personaggi comici del Giappone. Assurdo e sconsiderato, Matsumoto sembra inattaccabile, terribilmente esagerato. Ricorda "Megaloman", ma e' cinema ancora troppo eccentrico piu' che concentrico: chissa' Suzuki cosa avrebbe combinato?

CANNES 60 - "Tehilim", di Raphaël Nadjari (Concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2007)

Dal regista marsigliese di "The Shade" e "Apartment #5C", un dramma sull'assenza che si presenta inizialmente sotto la forma apparente di un documentario. Si tratta sicuramente un nobile percorso di scoperta che però perde il suo impatto drammatico nel momento vuole mostrare l'alienazione progressiva soprattutto del giovane protagonista Menachem

CANNES 60 - "Chacun son cinéma", Autori Vari (Evento) (di Grazia Paganelli, del 20/05/2007)

Atto d'amore dello storico direttore del Festival di Cannes Gilles Jacob per il cinema e per molti registi che negli anni ha visto scorrere sugli schermi di questa manifestazione, con trentatrè cortissimi film a rappresentare la visione del cinema e la sala cinematografica. Il più sorprendente, forse, è quello di Atom Egoyan

CANNES 60 - "Bikur Hatizmoret" (La visite de la fanfare), di Eran Kolirin (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2007)

Esordio per il trentaquattrenne israeliano Eran Kolirin, che in sala ha ricevuto un'autentica ovazione. Fiaba dello straordinario nel quotidiano che ricorda il cinema di Hineer Saleem: sembra muoversi su dei confini che non esistono, in una "free zone" immaginaria, tra dramma esistenziale e farsa nella sublimazione della staticita'

CANNES 60 - "He Fengming" (Chronique d'une femme chinoise), di Wang Bing (Evento speciale) (di Marco Grosoli, del 20/05/2007)

Tre incandescenti ore per raccontare l'odissea di un'anziana cinese attraverso la Cina comunista del dopoguerra. Wang Bing cancella la sua macchina da presa mettendosi a totale servizio della testimonianza offerta dalla donna

CANNES 60 - "Soom" (Breath), di Kim Ki-duk (Concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2007)

Cinema sulla seduzione, di intermittenti respiri, che rappresenta un ritorno in grande di Kim Ki-duk dopo la fase di stasi di "L'arco" e, in parte, di "Time". Quest'opera però poi appare particolarmente folgorante nel modo in cui mostra l'atto creativo con immagini, suoni, e colori. Forse un esempio di 'cinema nel cinema'

CANNES 60 - "Lavorare con un piccolo budget e' eccitante quanto correre i cento metri". Incontro con Kim Ki-duk (di Leonardo Lardieri, del 20/05/2007)

E' in Concorso il regista coreano, dopo aver partecipato con "L'arco", nella sezione 'Un Certain Regard" del 2005. Quasi come un ritorno nella stessa cella di "Ferro 3", Kim Ki-duk ripresenta una storia d'amore tra un galeotto condannato a morte e una donna sempre piu' lontana da suo marito, che misteriosamente si affeziona al prigioniero

CANNES 60 - I primi turbamenti (di Simone Emiliani, del 19/05/2007)

Presentato "Naissance des pieuvres" della ventisettenne Céline Sciamma nella sezione "Un certain regard", delicata e sottratta opera adolescenziale. Grossolano e scandalistico appare invece "Savage Grace" di Tom Kali, proiettato alla "Quinzaine des réalisateurs" in cui non vengono sfruttate le potenzialità della protagonista Julianne Moore.

CANNES 60 - "Sicko", di Michael Moore (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 19/05/2007)

Oltre all'opinabile onestà intellettuale e il sempre accattivante, a tratti esilarante sguardo sornione, Moore mischia il viaggio e la scoperta, l'inchiesta e la fiction forzata dal mezzo: diverte e lascia soffrire sempre a camera accesa. Come se il cinema non potesse essere uno sguardo mancato, un riflesso agognato, un riposo del corpo violato

CANNES 60 - "No Country for Old Men", di Joel ed Ethan Coen (Concorso) (di Simone Emiliani, del 19/05/2007)

Tratto dal bel romanzo di McCarthy, la pellicola appare una commistione tra road-movie e thriller criminale. Non c'è più lo slancio passato delle loro opere migliori ma fortunatamente è scomparsa anche quell'atmosfera funerea in cui comunicavano, nei loro film più esibiti e presuntuosi, che il cinema era morto.

CANNES 60 - "Un homme perdu", di Danielle Arbid (Quinzaine des réalisateurs) (di Giuseppe Gariazzo, del 19/05/2007)

Il film libanese descrive una deriva esistenziale, politica, storica dove quello che resta, di un territorio mediorientale lacerato e stratificato e filma l'instabilità attraverso lunghe scene di sesso o desiderio e l'erranza di due uomini nelle loro fughe e soste, violenze e ossessioni, fra taxi, bar, locali notturni, hotel

CANNES 60 - "A via làctea", di Lina Chamie (Semaine de la Critique) (di Lorenzo Leone, del 19/05/2007)

Presentato alla Semaine Internationale de la Critique di Cannes 60, la sezione dedicata ai giovani esordi, "A via làctea" è un film che spiazza lo spettatore con il suo stile disturbante, una distonia accecante sull'amore e sulle sue folli derive.

CANNES 60 - "La question humaine" di Nicolas Klotz (Quinzaine des réalisateurs) (di Marco Grosoli, del 19/05/2007)

La quotidiana disumanita' delle "Risorse Umane", uno dei massimi paradossi del nostro vivere contemporaneo, in un'opera in bilico tra un lucidissimo talento visivo e un ingombrante intellettualismo letterario

CANNES 60 - "Boarding Gate", di Olivier Assayas (Fuori concorso) (di Giona A. Nazzaro, del 18/05/2007)

Assayas filma il passare degli uomini lungo le rotte delle merci e del denaro. Malinconie terminali in cerca di interstizi di vita all'ombra delle multinazionali. Tra droga e falsi, il corpo ancora resiste

CANNES 60 - "Les chansons d'amour", di Christophe Honoré (Concorso) (del 18/05/2007)

Dopo l'ottimo "Dans Paris", ancora un ritorno alla Nouvelle Vague da parte di Honoré e in particolare al cinema di Jacques Demy in un film vibrante, vissuto, sospeso tra gioia e tristezza, euforia e malinconia, raccontato più con il cuore che con la testa. Straordinario Louis Garrell che appare una specie di Doinel redivivo

CANNES 60 - "L'avocat de la terreur", di Barbet Schroeder (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2007)

Comunista, anticolonialista, di estrema destra ? Quali di queste convinzioni guidano l'avvocato Jacques Vergès? Barbet Schroeder, attraverso questo documentario, prova a sbrogliare la matassa e fare luce sul mistero, mostrando che il diritto alla differenza non è la differenza dei diritti

CANNES 60 - "Ignanie (The Banishment)", di Andreï Zviaguintsev (Concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2007)

Da un racconto di William Saroyan il cineasta russo realizza un film sull'immutabilità della natura, dal taglio più pittorico che cinematografico, dove però il dolore e le pulsioni intermittenti dei protagonisti restano fuori-campo. Zviaguintsev, per piacere, si compiace ma in definitiva la sua pellicola sembra già quella di un regista anziano

CANNES 60 - "Le voyage du ballon rouge", di Hou Hsiao Hsien (Un Certain Regard) (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2007)

Primo di una serie commissionata dal Museo d'Orsay il film di Hou Hsiao Hsien - ispirato a "Le ballon rouge" di Albert Lamorisse- è poesia, danza, leggerezza, fili invisibili che reggono marionette. Affascinato dagli aspetti più nascosti di Parigi il suo cinema sconvolge stavolta solo a tratti il limite immobile dello schermo che abbraccia i suoi corpi

CANNES 60 - "Ploy", di Pen-Ek Ratanaruang (Quinzaine des Réalisateurs) (di Lorenzo Leone, del 18/05/2007)

L'ultima regia del nuovo talento del cinema orientale narra la storia di un matrimonio in crisi, di un hotel popolato da fantasmi e di un'illusione chiamata realtà...Pen-Ek Ratanaruang sorprende pur non entusiasmando

CANNES 60 - "Dopo trent'anni di amicizia, un film insieme". Incontro con Johnnie To, Ringo Lam, Tsui Hark (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2007)

Per la prima volta tre maestri di Hong Kong si ritrovano per realizzare un film. Da tempo pensavano di farlo, ma mai concretamente avevano lavorato su un soggetto. Amici da più di trent'anni, mettersi tutti e tre "contemporaneamente" dietro la macchina da presa sembrerebbe un atto politico sugli attuali limiti di un certo cinema dell'estremo oriente

CANNES 60 - "Triangle", di Johnnie To, Tsui Hark, Ringo Lam (Fuori Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2007)

Stupenda stratificazione di linee e geometrie, di sensibile narrativa, di saturi cromatismi. Tre grandi registi ci confondono e si confondono in un cinema che ritrova la superbia ininterrotta dei movimenti di macchina di Ringo Lam, i vortici del cuore e dell'umanità di Johnnie To, i limiti di genere sorvolati da Tsui Hark

CANNES 60 - Il "cinéma concrète" di David Fincher: "Zodiac" (Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 17/05/2007)

Sporco, inquietante, a tratti – come “Panic Room” – persino “teorico”, “Zodiac” resta un thriller anomalo, un’indagine poliziesca dove nessun poliziotto spara mai un colpo di pistola, un piccolo manifesto di un cinema imperfetto e delirante, che non si compiace del suo stile ma sperimenta e graffia, lasciando segni indelebili sul nostro sguardo

CANNES 60 - "4 luni, 3 saptamini, si 2 zile", di Cristian Mungiu (Concorso) (di Simone Emiliani, del 17/05/2007)

Prima rivelazione del festival, in un'opera dura, che non concede niente, di invidiabile immediatezza realizzata da un cineasta rumeno al suo terzo film ambientato nella Romania del 1987 prima della caduta del comunismo. Lo stile nervoso richiama il cinema dei Dardenne in un dramma umano vibrante e girato con uno stile di invidiabile essenzialità

CANNES 60 - "La distanza fisica tra due persone puo' essere breve ma la distanza emozionale si misura in chilometri...". Incontro con Wang Kar Wai (di Leonardo Lardieri, del 16/05/2007)

Il celebre regista cinese, nato a Shanghai, autore di Happy Together, In the Mood for Love, 2046, apre il Festival di Cannes con il suo primo lungometraggio girato interamente in lingua inglese. Grandi applausi alla prima per la stampa e una lunga conferenza hanno accompagnato la partenza di questa edizione

CANNES 60 - "My Blueberry Nights", di Wong Kar-wai (Concorso) (di Simone Emiliani, del 16/05/2007)

Si avverte una frattura tra l'universo visivo dell'autore di Hong Kong e gli spazi del cinema statunitense. Forse si tratta un atto d'amore nei confronti della cantante Norah Jones ma questo sentimento non filtra e, per la prima volta, quel calore potente del suo cinema diventa esteriore e si ha una sensazione di glaciale, pericolosa freddezza.

CANNES 60 - E sono 60 (di Simone Emiliani, del 16/05/2007)

Si apre il festival con "My Blueberry Nights" di Wong Kar-wai, opera che apre ufficialmente anche la selezione ufficiale. Sulla Croisette fremono i preparativi per una celebrazione in grande. Le riviste francesi di cinema più popolari dedicano ovviamente grande spazio all'evento. E "Positif" omaggia la manifestazione con un numero speciale
 

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