CATTIVE LETTURE - IN BREVE

Dopo la furiosa fase del "fare" siamo passati alla fase dell'"immaginare", dell'"analizzare". Se teorizzare e criticare significa mettere in scena aspirazioni e desideri, che ben venga anche il "lavoro" sul cinema

Non c'è nessunissima originalità, oggi, a parlare di cortometraggi.
E' un discorso abusato, ricco di attraversamenti, annegato in un mare di riflessioni e di analisi anche improbabili ed eccentriche.
Difficilissimo mettere ordine in un mare tanto complesso ed aspro per diversità e per ampiezza.
Anche Einaudi scende in campo e lo fa con la spregiudicatezza delle sue copertine bianche e dei suoi titoli assoluti.
Nel cofanetto a cura di Emanuele Bevilacqua "I corti - i migliori film brevi da tutto il mondo" (lire 35.000 - € 18,08), quello che più ci attrae non è tanto la videocassetta con i suoi filmati, è la selezione degli scrittori e degli scritti: da Paolo Manera ad Alberto Abruzzese, da Enrico Ghezzi a Mariuccia Ciotta (senza tralasciare gli interventi di Carlo Boccadoro, Emanuele Trevi, Marco Belpoliti e le necessarie schede dei corti a cura di Alessandro Faes Belgrado) è tutto un viaggio che stimola nuovi percorsi ai nostri pensieri.
Il cortometraggio, da figlio minore del cinema, diventa struttura portante di nuovi territori dell'immaginario, diventa strumento capace di riportare in vita, tra l'altro, il documentario scrostandolo dalla dominazione di ciò che passa in TV - tra Quark e Geo & Geo.
Il discorso diventa sistematico, ci costringe a definire contorni e ad accettare variazioni, si attarda a scoprire ascendenze filosofiche, letterarie, artistiche, musicali.
Su tutto (e su tutti) domina l'aspetto temporale, il necessario superamento del concetto di corto quale "realtà compressa o limitata" che rimanda a qualcosa di più grande, di più complesso e, per questo, in qualche modo, di più perfetto (il film, cioè il lungometraggio).
Ci si attarda su tipologie diverse, su strutture possibili - ma per arrivare a storia e sceneggiatura bisogna ricorrere ad altro, magari al testo francese di Jean-Marc Rudnicki, "Ecrire un court métrage" (Ed. Dixit, 119F - € 18,14).
Da questo momento, ciò che ci si aspetta da un cortometraggio, è che ci dica di una storia che vuole essere raccontata in quei tempi là, che non può essere narrata se non nel giro dei pochi minuti che appartengono (nel senso pieno e forte) al cinema corto.
Inutile dire che, per forza di cose, siamo costretti a ricordare di quanto influiscano i nuovi mezzi che si portano dentro, a loro volta, la realizzabilità "rapida" di un cinema breve: i costi di produzione ormai ridottissimi, la qualità dell'immagine resa possibile da telecamere e montaggi digitali, la possibilità di inoculare e rendere accessibile il prodotto attraverso la rete sono i parametri di un cinema (?) ancora tutto da vedere, tutto da stabilire. In tal senso, quello che conta di più non è il formato ma gli strumenti ed il canale anche se, inutile dire, le cose procedono di pari passo.
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