CATTIVE LETTURE - Da St. Quentin a Quentin Tarantino: Edward Bunker, lo scrivere come arma di riscatto
“Mentre stava mettendo in piedi il cast per “Le iene”, Quentin Tarantino cercava qualcuno che sembrasse veramente un rapinatore di banche; Chris Penn gli chiese: “Che ne pensi di Eddie Bunker?”, e Tarantino disse “Bunker? Ma certo, me lo ricordo in “Vigilato speciale”: è perfetto!”
Ecco come Bunker stesso racconta il modo in cui ottenne la parte di Mr. Blue nel film d’esordio di Tarantino. In realtà, in “Vigilato speciale” non solo aveva recitato: era l’autore della sceneggiatura, basata sul proprio romanzo “Come una bestia feroce”; un libro del quale lo stesso Tarantino ha detto: “Il miglior racconto sul crimine, scritto in prima persona, che abbia mai letto”. Definizione pertinente: infatti “Come una bestia feroce” è stato scritto all’inizio degli anni Settanta mentre Bunker era nel carcere di Marion – Illinois - per aver tentato di rapinare una banca.
Non era il suo primo periodo di reclusione. La storia di Bunker, classe 1933, sembra infatti un soggetto cinematografico: nato ad Hollywood da una ballerina ed un macchinista degli studios, inizia ad entrare ed uscire dai riformatori già a cinque anni. A diciassette è il più giovane detenuto del carcere di San Quintino. Divora libri – tra gli altri Dostoevskij e Cervantes, due scrittori carcerati – e conosce Louise Fazienda Wallis, un’attrice del muto nelle commedie di Mack Sennett. Louise, moglie del produttore di “Casablanca”, che gli si affeziona come ad un figlio; ne comprende la sensibilità e le capacità potenziali, e cerca di prospettargli un mondo diverso: gli dona una macchina per scrivere ponendo così tra le sue mani l’arma con la quale Edward avrebbe pagato, un giorno, il proprio riscatto. Uscito da San Quintino cinque anni dopo, Bunker si scontra subito con le insormontabili difficoltà di reinserirsi nella società “civile”, finendo per ritornare a vivere nell’illegalità e, quindi, di nuovo in prigione. Non smette mai di scrivere: decine di piccole storie, sei racconti, senza riuscire mai ad essere pubblicato. Fino a quando la Norton Press di New York, nel 1972, non si accorge di lui, dando alle stampe “No beast so fierce”, edito in Italia con il titolo “Come una bestia feroce”.
Bunker aveva un’istruzione elementare: a sua detta, non conosceva appieno le regole della grammatica. Un corso di scrittura per corrispondenza, e libri tipo “Come scrivere un romanzo e farlo pubblicare”, erano state le sue basi teoriche; ma la lettura di decine e decine di libri gli era servita per tratteggiare le coordinate di un sistema di riferimento su cui centrare il proprio personale modo di scrivere. E, soprattutto, Bunker traeva l’ispirazione dalla propria intensa e pericolosa vita reale. Il resto lo fece il suo carattere orgoglioso e perseverante, che gli aveva fatto presto comprendere come nello scrivere egli potesse trovare l’unica via d’uscita dal labirinto asfittico dei fuorilegge.“Come una bestia feroce” parla proprio di questo: essere un detenuto, scontare la pena, tornare nel mondo degli onesti e sentirsi rifiutati; delinquere come unica possibilità, essere braccato, fuggire, fuggire, fuggire, fuggire, fuggire… Bunker tiene fede al detto “parla di ciò che conosci”: descrive minuziosamente e con lucidità anfetaminica non solo gli ambienti fisici ma soprattutto i “luoghi” mentali, le sensazioni di chi si vede espulso, come in una crisi di rigetto, da un mondo che è un unico, mostruoso ed ostile essere vivente. “Come una bestia feroce” è un urlo di affermazione, il battersi i pugni sul petto da parte di una persona che - come egli stesso ammette - se non fosse stato per lo scrivere, con molta probabilità non avrebbe raggiunto i trent’anni. Vi si trovano rassegnazione, eccitazione, paura, follia, amarezza, disincanto, tenerezza e struggimento. Tra le righe si legge la condanna alle distorsioni del sistema giudiziario statunitense, e la disperazione per l’impossibilità, da parte del criminale, di sottrarsi al proprio destino.
Eppure Bunker ci è riuscito.
I contatti tra lo scrittore e il mondo del cinema sono molteplici: oltre al già citato “Vigilato speciale” (1978, di Ulu Grosbard, con Dustin Hoffmann), sua prima apparizione sul grande schermo, Bunker conta una decina di altre partecipazioni, anche televisive, prima di recitare come Mr. Blue nel cult “Le iene” (“dove venni pagato pochissimo”, racconta); tra queste nel 1985 interpreta il personaggio di Jonah in “A trenta secondi dalla fine” di Konchalovskij, con Jon Voight, e il capitano Holmes in “Tango & Cash”, dello stesso regista (1989, con Stallone e Kurt Russell); fino ai giorni nostri, ricoprendo il ruolo di Buzzard in “Animal factory”, di Steve Buscemi, coprodotto dallo stesso Bunker e uscito in Italia nel 2000. Bunker ha scritto, oltre alla sceneggiatura di “Vigilato speciale”, la rivisitazione della sceneggiatura originale di Kurosawa che diede origine al già citato “A trenta secondi dalla fine” (Konchalovskij lo chiamò per rendere autentici i dialoghi tra i prigionieri), nonché la sceneggiatura di “Animal factory”, basata sul romanzo omonimo che Bunker pubblicò nel 1977. Lo scrittore, inoltre, è stato consulente di Michael Mann, Al Pacino e Robert De Niro durante le riprese di “Heat – La sfida”.

COME UNA BESTIA FEROCE, di Edward Bunker
2001, Einaudi, Torino
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