CATTIVE LETTURE - Oltre "Spider": Patrick McGrath e l'elogio della follia

Mondi alternativi, in cui fluttua una mente distorta: esce, dopo essere stato presentato a Cannes, lo "Spider" di Cronenberg, traduzione in immagini dell'omonimo romanzo - appena edito da Bompiani - dell'autore diventato famoso in tutto il mondo con "Follia".

Presentato a Cannes 2002, ecco che arriva Spider: il nuovo film di David Cronenberg, che non ha mancato di suscitare reazioni discordanti tra i critici - nessuna novità, quindi - dopo la proiezione festivaliera. Storia di malattia e di alienazione, Spider viene alla luce dal romanzo omonimo di Patrick McGrath; autore che divenne un caso letterario in occasione della pubblicazione del suo quarto romanzo - "Asylum", del 1996, che da noi prese il titolo di "Follia" - divenuto un best seller in tutto il mondo. Ambientato in un manicomio (dovremmo dire "ospedale psichiatrico") - asylum, appunto - "Follia" rappresenta il disegno di una spirale che si chiude, avvolgendo con determinazione inesorabile la vita di due persone: una donna, moglie di uno psichiatra dell'ospedale, ed un paziente, ricoverato dopo aver ucciso la moglie a colpi di martello in un accesso di follia paranoide. Il romanzo diventa presto un evento bibliografico (basato soprattutto sul passaparola), che porta alla luce il talento di uno scrittore inglese - un londinese del 1950, trasferitosi prima in Canada poi negli USA - rivelatosi però già molto tempo addietro, in occasione della pubblicazione dei suoi precedenti romanzi e, soprattutto, dei racconti brevi e delle novelle, il cui principale ispiratore sembrerebbe E. A. Poe.

Limitandoci ai romanzi, infatti, McGrath aveva già pubblicato nel 1989 "The Grotesque", nel 1990 "Spider" e nel 1993 "Dr. Haggard's disease"; ma il successo, si sa, segue strade imperscrutabili. In Italia, ad esempio, l'editrice Leonardo pubblica già nel 1991 "Sangue e acqua, e altre storie" ("Blood and water: and other tales", 1988), raccolta di novelle; mentre Mondadori, sei anni dopo, si occupa di un'altra raccolta: "New Gothic, 21 storie dell'ombra" ("The Picador Book of the New Gothic", 1991), firmata con Bradford Morrow. Ma è nel 1998 che Adelphi dà alle stampe "Follia", il cui grande successo editoriale fa da volano alla traduzione de "Il morbo di Haggard", nel 1999, e di "Grottesco" nel 2000. Nello stesso anno esce negli USA l'ultimo romanzo, "Martha Peake: a novel of the Revolution", pubblicato da noi l'anno successivo; mentre Bompiani provvede oggi, grazie alla spinta commerciale costituita dall'uscita del film di Cronenberg, a presentare - con "soli" 12 anni di ritardo - "Spider".

La follia, nei romanzi di McGrath, è come un fluido che permea le pagine: l'analisi dei comportamenti umani, il dissezionamento dei processi psichici, l'evidenziazione della malattia mentale, sono procedimenti lenti che si espandono dalle prime pagine dei libri ed occupano inesorabilmente ogni spazio narrativo; diventano l'armatura del romanzo, ne realizzano i pilastri e ad essi fanno appoggiare la complessa travatura delle vicende - piccole o grandi che siano, dall'omicidio efferato alla descrizione di un abito da sera. Ma a vedere bene, anche i personaggi che malati non sono condividono con questi ultimi una condizione di disagio: la limitazione della libertà, l'obbligo ad agire nei ristretti ambiti imposti dal loro - dal nostro - essere sociale; non è la malattia a determinare l'alienazione, ma l'esistenza stessa in vita: "All'origine di tutti i miei scritti", affermò lo scrittore in una intervista, "c'è il rapporto dei protagonisti con l'ambiente che li circonda. Li immagino in una situazione di apparente normalità che in realtà rivela una costrizione". Dal contrasto tra istinto e ragione, tra animalità e umanità, nascono sempre, secondo McGrath, dissidi interiori che, molto spesso, sfociano nella malattia mentale; lo scrittore invita ognuno a specchiarsi davanti all'oggettività della propria situazione personale, ed ammonisce a non giudicare in modo affrettato chi è "impazzito": forse si tratta di qualcuno che si è liberato dai vincoli che lo costringevano in situazioni inaccettabili, che ha raggiunto la condizione di un nuovo equilibrio mentale, costituito su basi diverse da quelle delle persone "sane".

Vent'anni di osservazione - che McGrath ha condotto fin da ragazzo, mentre viveva a stretto contatto con i pazienti dell'ospedale psichiatrico diretto da suo padre, ascoltandone i racconti e dividendo con loro il trascorrere del tempo - fanno sì che quello di McGrath non sia soltanto uno stile originale, un modo di esprimere una tecnica che lo metta in risalto in un panorama bibliografico sconfinato: il suo scrivere è il risultato di una consapevolezza, acquisita dall'aver vissuto un'esperienza speciale, che traspare dall'indulgenza con cui lo scrittore tratta le azioni, spesso terribili, compiute dai suoi personaggi disturbati.

 

McGrath ha già incontrato il cinema, sceneggiando la trasposizione di "The Grotesque" nel film omonimo di John-Paul Davidson (1995): lo stesso scrittore ammette da una parte le difficoltà riscontrate, in quell'occasione, nell'applicare un metodo di scrittura confacente ai romanzi, ma inadeguato ad una sceneggiatura cinematografica; e dall'altra l'immodestia dimostrata nell'aver sottovalutato l'importanza del mestiere di chi scrive pensando alle immagini; fatti, questi, che resero l'operazione di trascrizione su pellicola molto incerta. Neanche la presenza di star come Alan Bates o Sting migliorò la qualità di un film che McGrath stesso definì deludente. Per questi motivi adattare "Spider" al grande schermo fu un'idea che, inizialmente, non lo affascinò molto; ma l'insistenza della moglie (l'attrice Maria Aitken) convinse McGrath a valutare meglio le potenzialità cinematografiche della storia: quella dei mondi alternativi in cui fluttua la mente distorta di un uomo, dimesso da un ospedale psichiatrico, che rivive gli anni della propria infanzia devastata da un padre violento. La cognizione esatta che Cronenberg (interpellato dopo Frears e Pat O'Connor) dimostrò di avere della misteriosa ed intricata natura del protagonista del romanzo, insieme all'adesione entusiasta di Ralph Fiennes al compito di interpretarne il ruolo, furono gli impulsi più forti alla realizzazione del film (il cui finanziamento, per inciso, ha rappresentato per lo scrittore qualcosa da lui definita - in un divertente articolo su "The Guardian" - "una bizzarra storia di colpi di scena dalle connotazioni gotiche, che ha incluso calcoli errati, tradimenti oltraggiosi, vendette brutali, manipolazioni sistematiche, ossessioni tenaci, elevato coraggio morale, oltre a sorprendenti dimostrazioni di spirito di sacrificio, lealtà, spericolatezza e duro lavoro").


I commenti dopo Cannes furono discordanti: da una parte chi lamentava al regista canadese di aver rinunciato al proprio stile, e di essersi piegato alla potenza evocativa delle parole di McGrath; dall'altra chi vedeva in Spider il coronamento della grandezza di Cronenberg, che riusciva a rendere "visibile" la follia rimanendo negli ambiti di una produzione tradizionale e facilmente leggibile. Il mondo del cinema, comunque, sembra provare molto interesse per i romanzi di McGrath: lo dimostra il fatto che Stephen King sta sviluppando il progetto della sceneggiatura che dovrebbe portare sugli schermi "Follia"; il regista che risulta essere accreditato per dirigere le riprese è Jonathan Demme, mentre Liam Neeson e Natasha Richardson (Gothic, Nell) vengono citati tra i protagonisti. Nessuna notizia invece per eventuali trasposizioni de "Il morbo di Haggard": ma la storia che vi si racconta, con i suoi retroscena horror e la sua dimensione onirico-patologica, si presta fortemente ad essere sceneggiata per il grande schermo: a pensarci bene, i temi della mutazione genetica (e della deriva psicotica) che se ne traggono, sono - ancora una volta - specialità cronenberghiane...

 

Dalla bibliografia di Patrick McGrath:

The Grotesque, 1989 (Grottesco, Adelphi, 2000)
Spider, 1990 (Spider, Bompiani, 2002)
Dr Haggard's Disease, 1993 (Il morbo di Haggard, Adelphi, 1999)
Asylum, 1996 (Follia, Adelphi, 1998)
Martha Peake: A Novel of the Revolution, 2000 (Martha Peake, Bompiani, 2001)

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