RomaFictionFest - "Rino Gaetano non aveva la piscina in giardino!": incontro col cast di 'Ma il cielo è sempre più blu'

Il Festival romano della Fiction tenta il botto iniziale, dando il via alla settimana di visioni con Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, fiction Rai con Claudio Santamaria nel ruolo del cantautore scomparso, che ha scatenato le ire di Anna Gaetano, sorella dell’artista, profondamente scontenta del ritratto di Rino contenuto nel film.

Il Festival romano della Fiction tenta il botto iniziale, dando il via alla settimana di visioni con Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, fiction Rai prodotta da Claudia Mori e diretta da Marco Turco, con Claudio Santamaria nel ruolo del cantautore scomparso nel 1981. La proiezione mattutina, con relativa conferenza stampa (presenti Turco, Santamaria, Agostino Saccà, la Mori, e dal cast Laura Chiatti, Kasia Smutiniak, e Ninetto Davoli), è ‘funestata’ dall’arrivo di voci che danno la sorella di Gaetano, Anna, profondamente scontenta del ritratto dell’artista contenuto nel film. La questione-piscina si fa allora subito bollente:

 

Anna Gaetano afferma che Rino non abbia mai avuto una piscina nella villa in campagna in cui si era ritirato a vivere dopo il successo per lui insostenibile del post-Sanremo, al contrario di quanto mostrato dal film. Ugualmente, trova menzognere le sequenze in cui Gaetano alza la voce inveendo contro il padre, e quelle in cui viene dipinto come un ubriacone sempre sbronzo e sfatto.

 

Agostino Saccà: in una fiction i fatti vanno sempre ‘romanzati’ a favore di una drammaturgia forte, capace di mantenere gli spettatori incollati su raiuno. L’operazione che si è tentata con Rino Gaetano, è quella di avvicinare alla rete spettatori di età inferiore alla media dell’utenza dell’emittente – i giovani, che si spera vengano attratti dai volti di Laura Chiatti e Claudio Santamaria, due dei loro eroi. E dal personaggio di Gaetano, che abbiamo voluto utilizzare per dare uno spaccato degli anni Sessanta e Settanta diverso e da La meglio gioventù e da Mio fratello è figlio unico. Rino Gaetano in un certo senso rappresenta quegli anni, e per questo credo che il film parli di come siamo noi al giorno d’oggi.

 

Marco Turco: Ecco, è proprio quello che ho voluto tentare. Fare di Rino Gaetano un simbolo: tutti in quegli anni avevano un conflitto violento col proprio genitore. E la piscina nella villa, ok, non c’è mai stata, però da un punto di vista puramente visivo rappresenta meglio di mille parole la voglia di emancipazione sociale e finanziaria che muove il giovane Rino, figlio di immigrati calabresi che vivono in un seminterrato. Guardate, se avessi voluto seguire tutte le testimonianze di cui ci siamo serviti per scrivere il film, parola per parola, avrei dovuto girare almeno 15 versioni differenti della fiction. Anche il personaggio di Laura Chiatti, Chiara, rappresenta in un unico corpo tutte le Chiara incontrate da Gaetano nella sua vita, tutte le sue avventure amorose, dalla groupie scatenata all’infallibile manager della RCA in tailleur e tacchi a spillo.

 

Ma a questo punto, viste le numerose libertà che sono state prese in fase di scrittura, non sarebbe più corretto togliere il nome di Rino Gaetano al protagonista di questa storia, lasciando comunque intatta la portata ‘allegorica’ del film e del personaggio?

 

Claudia Mori: non credo. Rino Gaetano è sempre stato un outsider, un antieroe. Si tratta di una delle primissime volte in cui la Rai decide di accettare un lavoro in cui il protagonista non è poi così eroico. Nel film forse non c’è la realtà su Rino, ma sicuramente c’è la verità su di lui. Non un artista maledetto, come per esempio Jim Morrison nel film di Oliver Stone, ma un uomo che amava la vita, e che la morte si porta via proprio nel momento in cui aveva ritrovato se stesso, risolvendo il rapporto conflittuale con il padre.

 

Marco Tullio: e il film si chiude sul volto sereno di Claudio Santamaria/Rino Gaetano, dopo essersi riappacificato con il padre, in auto, quella fatale mattina del 2 giugno 1981 in cui perderà la vita. L’incidente, quello abbiamo preferito non mostrarlo: la dissolvenza finale tra Claudio al volante e il filmato di repertorio di Rino che canta Ma il cielo è sempre più blu ci è parsa racchiudere in sé tutto il senso del film.

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