RomaFictionFest - Concorso Fiction italiana edita: "Il pirata Marco Pantani"

La fiction di Claudio Bonivento - che ripercorre la vita sportiva e privata di Marco Pantani -a volte magari pecca d'ingenuità, rischiando di risultare eccessivamente provinciale e semplicistica, ma è proprio questo suo prediligere toni pacati e familiari, senza mai vergognarsi di averlo fatto, a rendere Il Pirata Marco Pantani un'isola felice nel mare delle fiction

La vita sportiva e privata di Marco Pantani, raccontata in 100 minuti. É la fiction RAI con protagonisti Rolando Ravello e Nicoletta Romanoff, che ripercorre vittorie e sconfitte del campione romagnolo trovato morto in una camera d'albergo, alla fine di un tragico periodo. Una figura che ha segnato con le sue volate le telecronache estive del ciclismo italiano, regalando emozioni “in rosa” a schiere di appassionati incollati davanti alla TV. Quale mezzo migliore perciò, se non la televisione, avrebbe potuto fotografare l'immagine di quest'uomo divorato dalla passione per la bici e distrutto dal peso dei media? Un atleta non dissimile da tanti altri, che ha seguito la su personale scalata all'Olimpo dei più grandi sportivi di tutti i tempi, proprio attraverso i giornali, gli stessi che lo hanno portato a togliersi la vita qualche anno più tardi. Un ragazzino cresciuto con l'agonismo nelle gambe e nel cuore, Marco Pantani “bene in salita”, partito da Cesenatico e approdato al Tour de France, tenace quanto estremamente fragile.
Fa un effetto strano rivedere la sua storia sul grande schermo. Quasi un valore aggiunto la proiezione cinematografica, che si offre come cassa di risonanza per le intime consuetudini della tranquilla provincia. Allo stesso modo ha funzionato il successo nella mente affaticata del ciclista, ingombra di pensieri generati dalla paura di non essere all'altezza e ingigantiti irrimediabilmente da fama e gloria. Due realtà quindi, continuamente messe a confronto nell'opera di Claudio Bonivento, ciascuna con le proprie caratteristiche, sottolineate con semplicità e immediatezza. É sempre presente infatti la dimensione familiare della Cesenatico alla quale Marco Pantani era legato. Luoghi e persone, abitudini e affetti, gli amici di sempre e la ragazza dei sogni. Piccole cose che rimangono tali fino alla fine, nonostante le vittorie e i riconoscimenti, che il regista sceglie di registrare brevemente, evitando così di trasformare la fiction in una magniloquente esaltazione del campione italiano. Poi l'inesorabile allontanamento e le due strade che si dipartono gradualmente, fino alla scena finale, che vede il Pirata lanciarsi all'attacco dell'ultima curva, completamente solo.
La fiction di Claudio Bonivento si fa apprezzare insomma per coerenza e semplicità, riuscendo a mantenere un proprio equilibrio anche nelle parti più controverse, come quelle in cui si rende sempre più evidente il crollo psicologico dello sportivo. A volte magari pecca d'ingenuità, rischiando di risultare eccessivamente provinciale e semplicistica, ma è proprio questo suo prediligere toni pacati e familiari, senza mai vergognarsi di averlo fatto, a rendere Il Pirata Marco Pantani un'isola felice nel mare delle fiction. Lontano dal volersi proporre come un prodotto esclusivamente celebrativo, indaga l'aspetto più controverso della storia del ciclista, cercando di dare un volto ai timori e alle insicurezze che Marco aveva, come ognuno di noi.

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