RomaFictionFest - Coppoliana: "The Tudors" e "Guerra & Pace" (Due Anteprime)
Da una parte, un vertiginoso montaggio alternato tra un’esecuzione capitale mediante decapitazione e il battesimo del figlio naturale di Re Enrico VIII. Dall’altra Natasha Rostov, biondina acqua e sapone che corre scalza per gli androni, sogna l’amore romantico, riempie l’obiettivo di smorfie. The Tudors, Guerra & Pace: da Francis a Sophia Coppola.
Mentre Enrico VIII battezza il suo figlio naturale, finalmente il maschio che la moglie non riusciva a dargli, con un vertiginoso montaggio alternato scopriamo che si sta svolgendo l’esecuzione capitale mediante decapitazione di Lord Buckingham, acerrimo nemico del Re che complottava di farlo fuori per spodestarlo. Il prete bagna la fronte del pupo con l’acqua benedetta – la testa di Lord Buckingham rotola via. In un’altra epoca, in un’altra nazione, e in un’altra fiction, Natasha, la figlia del Conte Rostov, è una biondina acqua e sapone che adora correre scalza per gli androni della sua vastissima magione, sogna l’amore romantico, riempie l’obiettivo di smorfie ogni volta che viene inquadrata, e in generale si muove e parla come una candida teenager. The Tudors, Guerra & Pace: da Francis a Sophia Coppola. La prima fiction, dieci puntate andate in onda quest’inverno sul sempre-sia-lodato canale americano Showtime che ha prodotto i Masters of Horror, è un vero spasso – “è bello essere il Re”, per dirla con Mel Brooks: Jonathan Rhys Myers nelle vesti di King Henry, algido e pallidissimo, col volto giusto spruzzato da un’ombra di barbetta, se la spassa con un sacco di donzelle, ha uno squadrone di inservienti ben prestanti pronti ad esaudire ogni suo desiderio, si impelaga in discussioni teoriche e molto pratiche con Tommaso Moro (Jeremy Northam), e col fido consigliere, il saggio maneggione Cardinale Wolsey (Sam Neill in uno scoppiettante ruolo faustiano). Alla sua corte si sprecano le macchinazioni, gli intrighi, i complotti, le cospirazioni a bassa voce – il Re è giovane, avanza deciso per i corridoi, ma ha uno sguardo strano e minaccioso, una sorta di ombra che ne copre parte del viso, una parte nascosta di sé – un lato oscuro, che ogni tanto viene a galla, come nella sequenza in cui distrugge violentemente l’intera sua camera da letto dopo essere stato costretto a firmare l’accordo di pace universale coi francesi, o nel momento in cui si incaponisce a sfidare in un incontro di lotta proprio il sovrano di Francia, Francesco. Un lato oscuro: Re Enrico VIII è Anakin Skywalker. Difficile non farsi tornare alla mente la vertiginosa ascesa al potere di Hayden Christensen avvolto nel suo mantello nero nella cosiddetta ‘nuova trilogia’ ultimata poco tempo fa da George Lucas, uno dei compari di Francis Ford Coppola della gloriosa ‘New Hollywood’: tanto più che le beghe da palazzo che fanno l’ossatura portante di questo divertentissimo The Tudors sono sovrailluminate proprio come le scene in Reggia riprese da Lucas nel meraviglioso Episodio 2: l’Attacco dei Cloni, a cui si guarda anche per il taglio delle inquadrature, e per il montaggio ‘modernista’. Dal Dracula di Coppola Senior, alla Maria Antonietta di Coppola Junior – magari attraverso il dimenticato Paganini di Klaus Kinski. Quello che servirebbe infatti a dare una smossa al susseguirsi di banchetti, ricevimenti, balli, feste a corte, e cene galanti, in cui è ridotta la sostanza di Tolstoj nel pantagruelico Guerra & Pace realizzato da Lux Vide per Raiuno con l’apporto di ben sei Paesi coproduttori (la più dispendiosa fiction europea degli ultimi vent’anni – 15000 comparse, 2400 costumi, 160 persone coinvolte, 400 minuti totali di durata in quattro puntate, cinque mesi di lavorazione, un regista abituato ai kolossi tv come Robert Dornheim, guest star Malcolm McDowell...), e che a conti fatti è efficace quasi unicamente nel far cambiare d’abito ad una conturbante e crudele Violante Placido ad ogni inquadratura, è proprio una svecchiata che ne faccia cadere la parvenza da soap opera in costume, dove tutto è mediamente godibile, e le scene di guerra sembrano girate con quattro gatti – e Alessio Boni/Andrei Bolkonsky che crede di stare per morire, ferito disteso lungo il prato durante la battaglia, si mette ad osservare e a riflettere fuoricampo sulle nuvole che passano in cielo, manco fossimo in un film di Terry Malick (new hollywood...). Questo Guerra & Pace è un’opera che potrebbe avere una certa potenza visiva, magari anche visionaria, se solo non fosse basato su di una serie di coreografie ‘d’epoca’ di balletti, e su di una coppia di protagonisti fin troppo chiaramente estrapolati dal Maria Antonietta sophiacoppoliano (Natasha di cui sopra, e il timido, goffo e occhialuto Pierre Bezuckov). La verità, si azzarda, è che questo Guerra & Pace doveva dirigerlo Baz Luhrmann.
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