RomaFictionFest - "Ritorno all'isola": incontro con Terry O' Queen
Mentre le luci si spengono sulla prima edizione del RomaFictionFest, ripensiamo alla Masterclass tenuta al cinema Adriano da Terry O' Queen, simbolo di quel legame tra cinema e televisione che ha rappresentato l'anima del Festival. Dalla prima esperienza a cavallo per Michael Cimino, all' interpretazione di Howard Hughes in The Rocketeer. Poi l'isola e l'incontro con John Locke. L'attore parla a cuore aperto di sé stesso e dei suoi alter-ego. Tra finzione e realtà
Michael Cimino mi domandò: “Sai andare a cavallo?” ed io risposi subito: “Certo”. Ma non era vero niente. Avevo tre mesi a disposizione prima che cominciassero le riprese de I cancelli del cielo, così decisi di imparare a cavalcare in una fattoria. La mia insegnante di allora è diventata la mia attuale moglie, dalla quale ho avuto due figli. Devo ringraziare Cimino quindi, non solo per avermi dato la possibilità di fare la mia prima esperienza a cinema, ma anche per avermi regalato la mia stupenda famiglia.
Dopo il western sono arrivati i personaggi in divisa. Nel corso degli anni ne ho interpretati moltissimi, ma non capisco ancora il perchè. Agli occhi degli altri sarò sembrato adatto al ruolo, anche se a mio parere le cose stavano in modo differente. É proprio vero: è molto più importante la percezione che gli altri hanno di te, piuttosto che quella che tu hai di te stesso. Dal cinema alla televisione il passo è breve. Per me, soprattutto in America, i mondi del grande e del piccolo schermo sono molto vicini. Le cose non stanno più come 20 anni fa, quando ho iniziato la mia carriera. A volte anzi, ai giorni nostri la televisione rappresenta un'attrattiva artistica anche maggiore per gli attori, che hanno smesso di considerarla come una forma espressiva di basso livello. Anche il rapporto che si ha con i diversi registi non varia molto da un universo all'altro. Quello che conta è la loro personalità, ma soprattutto la loro capacità di mettersi a capo di un progetto, senza trasformarsi loro stessi in star. Nel caso di Lost la situazione viene poi complicata dal modo in cui la serie è stata inizialmente impostata dai due principali registi, che sono anche i produttori. Per un regista “ospite” è difficilissimo entrare in sintonia con gli attori, avendo una libertà di scelta quasi pari allo zero, costretto ad adattarsi a quello che è stato già scritto.
L'aver partecipato a moltissimi show televisivi, Miami Vice, Moonlightning, Star Trek, Millennium, Alias e The West Wing solo per citarne alcuni, non ha cambiato il mio modo di avvicinarmi ai personaggi. Ciò che m'importa nel mio lavoro, non è imitare, ma interpretare. Per questo, quando mi è capitato di
“diventare” Howard Hughes per The Rocketeer, non ho cercato di modificare la mia voce o di assomigliare all'iconografia del personaggio nei gesti e nei comportamenti. Mi sono limitato a guardare delle foto e poi ho pensato a Clark Gable e al ricordo che avevo degli anni '30 e '40. Perciò non c'è differenza per me tra un personaggio di fantasia e uno realmente esistito. Magari preferisco i film contemporanei, questo sì, a quelli in costume, perchè posso concentrarmi maggiormente sul contenuto delle parole e delle emozioni che ci sono dietro.
Per me recitare risponde ad un tentativo di darmi una definizione, di chiarire chi sono, di arrivare in fondo alla mia ricerca interiore. Direi che sono quasi un pericolo per me stesso, quando non recito. Prima di iniziare Lost ero ad un punto morto della mia carriera. Con John Locke ho cominciato a rifiorire come attore e mi sono sentito più forte come persona. Quando sono lontano dall'isola mi indebolisco, senza neanche più avere la forza per continuare a camminare. Vorrei potermi portare dietro tutto quello che ho imparato grazie a Locke, per continuare a migliorarmi sempre di più, procedendo nel chiarire dentro di me quello che sto facendo.
Dopo il nuovo contratto firmato con la ABC la storia è completa. Altri 48 episodi e poi si chiude. In questo modo gli autori non sono più costretti a scrivere all'infinito e la cosa si fa ora estremamente interessante per tutti. Mi dispiace che in Italia non possiate vedere il mio lavoro per come lo faccio. Io preferisco i sottotitoli al doppiaggio infatti, perchè in fondo c'è sempre qualcosa che si perde nella traduzione, something is always “Lost” in translation. La pirateria però è un crimine. Non condivido quello che fanno coloro che scaricano illegalmente le puntate in lingua originale, per vederle prima della messa in onda ufficiale. É necessario seguire le vie lecite, se vogliamo che il cinema e la televisione continuino ad esistere e che gli attori in carne ed ossa vincano la loro battaglia contro l'estinzione.
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