CANNES 60 - "Triangle", di Johnnie To, Tsui Hark, Ringo Lam (Fuori Concorso)

Stupenda stratificazione di linee e geometrie, di sensibile narrativa, di saturi cromatismi. Tre grandi registi ci confondono e si confondono in un cinema che ritrova la superbia ininterrotta dei movimenti di macchina di Ringo Lam, i vortici del cuore e dell'umanità di Johnnie To, i limiti di genere sorvolati da Tsui Hark

Tre amici si trovano in difficoltà, proprio non riescono a trovare una via d'uscita da una vita disastrosa. Una sera un misterioso anziano signore, incontrato in un bar, popone loro l'occasione per diventare ricchi in un solo colpo. Rubare un antico tesoro nascosto in una tomba secolare di proprietà del governo e quindi sotto stretta sorveglianza. Ma questa corsa alla ricchezza renderà i tre amici sempre più avidi di denaro e per di più dovranno fare i conti con uomini pericolosi. Stupenda stratificazione di linee e geometrie, di sensibile narrativa, di saturi cromatismi. Tre grandi registi ci confondono e si confondono in un cinema trino che ritrova la superbia ininterrotta dei movimenti di macchina di Ringo Lam, i vortici del cuore e dell'umanità di Johnnie To, i limiti di genere sorvolati in Tsui Hark. Non è facile parlare separatamente di tre stili che sembrano non sovrapporsi mai, ma trovano sublime (con)tatto ogni volta che le distanze e gli improvvisi avvicinamenti si alternano, scrutando la terra quale origine elettiva di uno sguardo che calamita forze umane e naturali, lasciando che i corpi in cortocircuiti improvvisi non ritrovino apparentemente il testo di partenza. È un altro cinema che perde i suoi confini di genere, proprio nell'istante in cui le tracce diverse lasciate dai tre si perdono o con esse anche lo sguardo quando si ritrova a fare i conti con lo spazio e non solo con uomini e donne. Cinema paradossalmente nostalgico perché mai terribilmente superficiale, che non sembra avere del capolavoro assoluto soltanto quella flebile speranza del ritorno: ritorno al turbine da capogiro di muscolarità possente e di azione-movimento instancabile, ritorno per superare definitivamente e senza ritorno i divieti del tempo e dello spazio, il ritorno per sempre alle vertigini sensoriali che il cinema "nasconde" alla vita, per difendersi e difenderci.   

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