VENEZIA 64 - "L'Aimée" di Arnaud Desplechin (Orizzonti)

Arnaud Desplechin con L’Aimée, nella sezioni Orizzonti, resta fedele al suo passato realizzando qui un cinema, indelebile e proprio perché del tutto astratto da una necessità dell’intreccio, dai nitidi profili di purezza, dove le immagini chiudono in se stesse la necessità della loro esistenza.

Guardare il nuovo lavoro di Arnaud Desplechin, che trova collocazione nella sezione del concorso, è un po’ come attraversare quei territori della altrui memoria al quale il cinema ci ha abituato, ma la mano felice del regista francese (La vie des morts, La sentinelle, Roi set reine) in L’Aimée, nella sezione Orizzonti, ha esiti di ricercata originalità. Il film, infatti, pur collocandosi, a pieno titolo, nel percorso cinematografico dell’autore francese, all’interno riesce a ritrovare elementi che ne fanno un’opera di spiccata personalità. Forse quello che maggiormente colpisce sono i tradimenti delle attese dello spettatore, manca cioè in questo film ogni traccia di emozione manifesta, manca qualsiasi indugio alla sequenza d’effetto in cui i muri di una casa diventano oggetti che parlano. Qui a parlare è solo il padre dello stesso regista.
Lo spunto dal quale, il breve e denso film di Desplechin, parte è quello del trasloco dei genitori dello stesso autore dalla casa che hanno abitato per molti anni. La lunga chiacchierata che il regista filma con suo padre, costituisce la materia del film. Durante il film si assiste alla rievocazione dell’infanzia del genitore del regista, a quella storia attraverso le due madri che egli ha avuto, la prima morta giovane di tubercolosi, quando lui aveva solo 18 mesi e della seconda moglie del nonno di Desplechin che, dopo la scomparsa della prima moglie, si è risposato.
Ciò che affascina in questa carrellata di ricordi, oggetti, fotografie, piccoli (e per lo spettatore forse anche, insignificanti) aneddoti è la capacità di fare diventare familiare, una materia così estranea, come la vita normale di una normale famiglia. Qui, infatti, l’interesse non può nascere perché il protagonista non è ad un testimone dei grandi fatti della storia, ma ci si trova davanti ad un uomo che fa della narrazione un oggetto di interesse e per lo spettatore che con acquisita consapevolezza tende a confrontarsi con le proprie memorie personali. Il film di Desplechin, in questo senso, funziona da dispositivo catalizzatore della propria personale memoria, spingendo lo spettatore su quella strada dove il desiderio della conoscenza di quella memoria familiare, che ci appartiene come singoli individui, si accresce. Per queste ragioni il film dell’autore francese corre sul quel confine che separa il presente da quel passato anche lontano, il personale passato al quale apparteniamo e che ci appartiene.
Desplechin, restando fedele, quindi, al suo passato, alla sua filmografia che ha già ruotato attorno ai rapporti familiari, ha realizzato, ancora una volta, un cinema, indelebile e forse, proprio perché qui, del tutto astratto da una necessità di rispetto di qualsiasi intreccio, dai nitidi profili di purezza, dove le immagini chiudono in se stesse la necessità della loro esistenza e sopravvivono, stavolta come memoria collettiva, nell’animo degli spettatori.

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa
CANNES 65 - Viaggio in Italia restaurato
Il film di Roberto Rossellini al festival in una versione nuova
CANNES 65 - Ovazione in Un Certain Regard
il film di Benoit Delépine e Gustave Kervern accolto da un tripudio
CANNES 65 - John Hillcoat annuncia un nuovo progetto
Triple Nine, poliziesco con Shia LaBeouf  
"Men in Black 3 3D" su "Film Tv"
Cannes, Max von Sydow, Erland Josephson e La guerra e' dichiarata
"Future? Next Exit" alla Scuola Sentieri Selvaggi
venerdì 25 maggio, per scoprire quale cinema sia possibile oggi
Isabelle Huppert nel remake di Suspiria
Diretta da David Gordon Green