VENEZIA 64 - "Le difficoltà non sono tra i personaggi, ma dentro di loro"

The Assassination of Jesse James by the coward Robert Ford, ennesima pellicola sul leggendario pistolero del west, sbarca a Venezia, in compagnia di Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Shepard e il regista Andrew Dominik. Schierati davanti ad una sala stracolma di giornalisti, i quattro ci presentano la storia e i personaggi del film dall’ atmosfera leggendaria

Andrew DominikRitiene che questo film si possa definire un western?

B.P. Penso che la definizione in questione stia un po’ stretta a questo film, almeno per quella che è la nostra idea di western. Parlerei piuttosto di un gangster movie.

Cosa crede sia più difficile per lei, il lavoro di regista o quello di produttore?

 B.P. Non credo di avere le capacità per fare il regista e poi, ce ne sono già fin troppi che sanno fare bene il proprio lavoro. Essere un produttore invece, ti dà la possibilità di far parte di certe storie che altrimenti non sarebbero mai state raccontate.

Com’ è vista la celebrità in questo film?

B.P. In questo film la celebrità risulta come qualcosa che isola la persona dal resto del mondo. Il sogno è realizzato, ma il prezzo da pagare è alto. Ottenere quello che si vuole non porta alla felicità, ma forse può dare un po’ di pace.

La scelta del titolo da chi è stata fatta? Non crede sia troppo lungo?

A.D. Abbiamo deciso di mantenere invariato lo stesso titolo del libro, perchè lo abbiamo trovato adatto, nonostante siano stati in molti a considerarlo un po’ troppo lungo

Nessuno dei personaggi in questo film è totalmente positivo: qual è il rapporto tra loro?

A.D. Tutto quello che so viene dal libro da cui è tratto il film, nel quale tutti i fatti raccontati sono autentici. Sono i rapporti tra i singoli, ad essere frutto di fantasia. Le difficoltà non sono tra i personaggi, ma dentro loro stessi. Robert (Casey Affleck) pensa che se fosse lui Jesse James, avrebbe una sorta di armatura con la quale difendersi. Jesse (Brad Pitt) d’altra parte, è convinto che il suo ruolo lo porti ad isolarsi da tutti gli altri.

Qual è l’aspetto che più la affascina del personaggio storico?

S.S. Alla fine del conflitto Frank e alcuni amici decisero di comportarsi nello stesso modo, continuando ad uccidere e a rubare. La storia di Jesse non è solo una leggenda: quello che fece non era altro che una conseguenza della guerra civile.

Perché secondo lei in questo periodo, nel cinema, si assiste a questo revival degli anni ’70?

R.S. Credo che il film in questione avesse tutti i motivi per essere fatto e sono convinto che abbia un notevole valore drammatico. È sempre difficile girare film del genere, considerando il livello di competizione che si instaura con tutta un’altra serie di pellicole. Quello che cerchiamo di fare sono film che sostengano il cinema, quell’esperienza teatrale che si fa in una grande sala. Stiamo lottando contro la tecnologia che, pur essendo utile, ha dei grossi risvolti negativi.

Su cosa si è basato per costruire il suo personaggio?

C.A. Ho letto il libro e l’adattamento di Andrew. Non ho pensato ad un codardo o ad un traditore. Ho cercato di entrare nella pelle di un personaggio che pensava a sé stesso come a qualcuno che era diverso da quello che gli altri credevano. Anche le indicazioni di Andrew sono state molto utili, per trovare la linea giusta da seguire.

Chi è secondo voi il personaggio dei giorni nostri che più assomiglia a Jessie James?

S.S. Credo non esista, forse non è ancora uscito allo scoperto, ma sono certo non si tratti di Bush.

B.P. Per me è senza dubbio Valentino Rossi.

 

 

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