VENEZIA 64 - "The Nines", di John August (Settimana Internazionale della Critica)
Assorbendo stimoli provenienti dai mondi “costruiti” dal potere falsificatore delle telecamere e da quelli sintetico-paralleli dei videogiochi, The Nines si compone di una trama fantascientifica fortemente attuale, sempre in bilico tra verità e menzogna. Tra reality televisivi al limite della finzione e seriali dal dichiarato contenuto allegorico, l’opera di John August, in competizione alla Settimana Internazionale della Critica, dipinge un presente illusorio, mettendo l’uomo di fronte a paure e necessità
Identità multiple si confondono sullo sfondo di una favola moderna, che affonda le radici nell’incertezza. Tre attori per nove personaggi, al di là di convenzionali limiti spazio-temporali. Tre capitoli, tre titoli, tre parti di uno stesso sistema. Difficile distinguere tra reale e irreale, multipli come sono i livelli visivo-narrativi. Una storia che ne nasconde un’altra e un’altra ancora. Una falla nel sistema genera il dubbio e mette in moto la ricerca, in viaggio alla scoperta della verità. Ciascuna delle tre storie del quale il film si compone è strettamente connessa alle altre da una traccia sotterranea, che si manifesta in superficie attraverso un oggetto, un particolare. Indizi sparsi, che rendono possibile la comunicazione tra mondi indipendenti, retti da regole differenti, ma convergenti in un unico punto. John August non smentisce la sua fama di autore visionario, traducendo in immagini quello che fin’ora aveva affidato al potere evocativo delle parole, scrivendo più di una sceneggiatura per Tim Burton, tra cui l’adattamento dell'omonimo romanzo Big Fish, l’emozionante dramma poetico-surreale in cui fantasia alata e amara realtà si fondono magicamente sul grande schermo. La stessa magia si ritrova in The Nines che, pur allontanandosi dalle sponde immaginifiche dell’invenzione favolistica, ne mantiene intatto il fascino. Assorbendo stimoli provenienti dai mondi “costruiti” dal potere falsificatore delle telecamere e da quelli sintetico-paralleli dei videogiochi, compone una trama fantascientifica fortemente attuale, sempre in bilico tra verità e menzogna, portandosi dietro la lezione di The Truman Show e Matrix. Alla immaterialità della tematica si contrappone un’efficace meccanismo narrativo, capace di riunire sotto di sé i frammenti di cui essa si compone, sciogliendo uno ad uno tutti i nodi. Utile allo stesso scopo la musica di Alex Wurman, già compositore della colonna sonora de La marcia dei piguini, in questo caso autore di un tema suonato al pianoforte, che ritorna a intervalli regolari.
The Nines di John August si inserisce a pieno nella traccia già segnata da Small Gods di Dimitri Karakatsanis e 24 Mesures di Jalil Lespert, di questa 22esima Settimana Internazionale della Critica, confrontandosi con le paure dell’uomo e la sua necessità di comprendere. Divino ed umano si intrecciano tra loro, passando da un corpo all’altro, da un secolo all’altro. Il bisogno di trovare una ragione al proprio vagare supera i confini del contingente, per diventare un valore assoluto, dal quale non si può prescindere. Così, tra reality televisivi al limite della finzione e seriali dal dichiarato contenuto allegorico, battute divertenti e continui riferimenti al panorama cinematografico contemporaneo, il protagonista scopre di essere un nove, un’entità superiore, in grado di spostare uomini e donne a suo piacimento, sulla scacchiera del mondo. Emblematico che la risposta arrivi proprio attraverso il piccolo schermo di una telecamera, centro di ogni contraddizione, nel quale si riflette il presente. Un presente perciò, che rischia di dissolversi in un enorme bolla-avatar, ma che non è ancora del tutto perduto. Fino a quando l’uomo si porrà delle domande, sopravviverà: non troverà mai le risposte, ma continuerà a cercare.
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