VENEZIA 64 - "Il capitano" di Alberto D'Onofrio (Giornate degli autori - Eventi)

Attraverso interviste ed immagini di repertorio ed interviste, "Il capitano" di Alberto d'Onofrio vuole essere un omaggio a Giacinto Facchetti, bandiera dell'Inter e della Nazionale, ad un anno dalla sua prematura scomparsa.

Il documentario di Alberto d’Onofrio è un tributo a Giacinto Facchetti, una delle figure più importanti del calcio europeo, capitano dell’Inter di Helenio Herrera ed Angelo Moratti, e bandiera della Nazionale, morto dopo una lunga malattia il 4 settembre del 2006. Prodotto da RAI Educational nell’ambito del format La storia siamo noi, il lavoro di D’Onofrio ha un carattere puramente agiografico e informativo sulla carriera del campione, iniziata nel 1963 e finita nel 1978, costellata di trionfi sia con la maglia nerazzurra che con quella dell’Italia. Si appoggia a numerosi materiali di repertorio, tra cui lo speciale televisivo Facchetti, il successo costa (1967), e a testimonianze dei suoi più famosi compagni di squadra (Sandro Mazzola e Roberto Boninsegna), dei rivali storici nei derby milanesi (tra cui Gianfranco Lodetti), di tifosi illustri e del presidente dell’Inter Massimo Moratti, che era coetaneo di Facchetti quando l’Inter del padre vinceva tutto e che poi lo elesse come suo più fidato consigliere. Tuttavia, il contributo più interessante è quello del custode dell’oratorio di Trevigno, vicino a Bergamo, in cui l’atleta diede i primi calci al pallone: l’unico che riesca a restituire l’immagine romantica (soprattutto ora che questo tipo di ingenuità è inflazionata dai luoghi comuni sul calcio contemporaneo) dei campi di terra battuta e di un ragazzo che, dalle partitelle tra gli amici, passò direttamente all’esordio nello Stadio Olimpico, dopo aver folgorato Herrera in un provino. Particolarmente efficace è invece l’analisi ripescata in archivio di Antonio Ghirelli, storico direttore del Corriere dello Sport, che sin dalle sue prime apparizioni in campo riuscì ad intravedere nel suo gioco un carattere rivoluzionario, per cui si coniò la strana parola fluidificante nota a tutti gli appassionati di calcio ma bizzarra ai più. Infatti, il grattacielo di Treviglio fu il primo terzino a lasciare la difesa per seguire anche le azioni di attacco e cercare il gol. Uomo nibelungico, secondo la definizione di Gianni Brera, il più letterario dei giornalisti sportivi di allora, Facchetti era uno sportivo modello, elegante in campo e fuori e attaccato ai valori familiari, capace sempre di mantenere una condotta esemplare. Il documentario di D’Onofrio, che cerca l’omaggio, si getta nel racconto di una vita senza macchie, fa parlare i figli del campione, e dopo il felice inizio d’atmosfera si trasforma in un elenco di tutte le sue doti umane, limitandosi a rendere devotamente onore alla memoria di uno dei più grandi calciatori della storia nazionale.

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