VENEZIA 64 - "Cassandra's Dream" di Woody Allen (Fuori concorso - Venezia Maestri)
Allen torna ai dilemmi morali della tragedia classica, ma il dramma è appena sfiorato, come se la potenziale vitalità del film fosse annullata dal rigore geometrico del congegno. Impressiona, però, lo stile sempre più essenziale, ridotto all’osso. Un film che vola via dritto come un freccia
Come ormai d’abitudine, Woody Allen gira a ritmi frenetici e a pochi mesi dall’ultimo Scoop torna a Venezia con un film fuori concorso, Cassandra’s Dream. Sceglie di defilarsi e s’affida a un cast giovane, Ewan McGregor, Colin Farrell, la bellissima Hayley Atwell, a cui s’aggiunge il bravissimo Tom Wilkinson (qui a Venezia anche in Michael Clayton al fianco di Clooney). Una storia di un’asciuttezza quasi esemplare, che s’incentra su dilemmi morali da tragedia classica. Cassandra’s Dream è il nome di una piccola barca, oggetto del desiderio di due fratelli, belli, simpatici, ma scapestrati e insoddisfatti. Uno è meccanico ed è indebitato sino al collo per il vizio del gioco. L’altro è un seduttore, che gestisce a malincuore il ristorante di famiglia e s’invaghisce di una bella attrice dal carattere difficile. Due personaggi ossessionati dal denaro e che nutrono un’ammirazione sconfinata per lo zio miliardario. E sarà proprio il loro idolo a spalancare le porte dell’abisso, con la proposta di un omicidio apparentemente semplice. Un Allen quasi chabroliano, che si muove sul terreno di Match Point e cerca di rendere in pochi tratti il quadro di una gioventù sempre più a corto di riferimenti morali. Naturalmente il discorso sociologico gli interessa poco e prova a confrontarsi con i grandi temi, il senso di colpa, Caino e Abele, la ricerca dell’utile che entra in conflitto con la coscienza. Ma la tragedia è appena sfiorata. Per quanto elegante, collaudata, la scrittura non sembra capace di arrivare al cuore dei personaggi e del loro dramma. Affascina quell’inizio favolistico, che improvvisamente si tinge di nero. Ma si respira un’aria gelida, come se la potenziale vitalità del film fosse annullata dal rigore geometrico del congegno. Quello che davvero colpisce è che con gli Allen dimostra sempre più una capacità di ridurre lo stile all’osso. Nessun indugio, tagli di montaggio secchi, bruschi, quasi violenti, come quello esemplare del finale. Un’ellissi vertiginosa, che in pochi istanti porta la trama a risoluzione. Si punta direttamente all’essenziale e non si mostra più di quanto sia strettamente funzionale al racconto. Una freccia che vola dritta, veloce verso il bersaglio.
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