VENEZIA 64 - Omaggio a Ousmane Sembene

La Mostra d’arte cinematografica di Venezia non si è così dimenticata del regista e scrittore senegalese scomparso il 9 giugno all’età di 84 anni. Borom sarret e La noire de… sono stati l’evento speciale della Settimana della critica. Mandabi uno degli eventi fuori concorso della selezione ufficiale.

Tre film per ricordare Ousmane Sembene. Il suo cortometraggio del 1963, Borom sarret, che inaugurò una filmografia che sarebbe diventata, opera dopo opera, una delle più significative della storia del cinema africano. E i due testi seguenti, La noire de…, suo primo lungometraggio breve, del 1966, e Mandabi, suo primo film a colori, del 1968. La Mostra d’arte cinematografica di Venezia non si è così dimenticata del regista e scrittore senegalese scomparso il 9 giugno all’età di 84 anni. Borom sarret e La noire de… sono stati l’evento speciale della Settimana della critica. Mandabi uno degli eventi fuori concorso della selezione ufficiale.
Film, tutti e tre, di straordinaria modernità, tuffati nel cuore dell’Africa e nell’Europa sognata e imprigionante, nel Senegal e nella Francia benestante della Costa Azzurra, nella Dakar più volte raccontata nel tempo da Sembene, che i quartieri della capitale li ha attraversati nei suoi lavori con gli occhi e con il cuore, con la necessità, l’impulso di descriverne la quotidianità al tempo dell’indipendenza, alla fine della dominazione coloniale. Se La noire de… è la cronaca di un’alienazione, di un suicidio come gesto liberatore da un’insostenibile clausura domestica alla quale deve sottostare la giovane senegalese giunta a Antibes per accudire i figli di una coppia borghese, vedendo lì infrangersi i suoi desideri di una vita sperata diversa, dove l’Africa è luogo che riaffiora dalla memoria, dal corpo di una maschera, per riprendersi infine la sua rivincita nei confronti dei bianchi, imprigionando per le strade del quartiere di Dakar il marito giunto alla ricerca della famiglia della ragazza; se La noire de… è film sospeso fra due set lontani, Borom sarret e Mandabi sono immersi nella luce, nella polvere, nei corpi della gente di Dakar. Due on the road urbani seguendo le disavventure di due personaggi maschili che si trovano a combattere contro situazioni più grandi di loro, imprigionati in altro modo rispetto alla protagonista de La noire de… ma ugualmente immobilizzati nei loro tentativi di uscire da convenzioni sociali, burocratiche, che accerchiano e divorano. Al carrettiere di Borom sarret viene sequestrato l’oggetto del suo lavoro quotidiano, il carretto, da un vigile perché ha osato sconfinare nel quartiere dei ricchi, solo per guadagnare qualche soldo in più per la propria povera famiglia. Al disoccupato anziano protagonista di Mandabi, con due mogli e sette figli, la vita diventa impossibile quando non riesce a riscuotere un vaglia speditogli da Parigi dal nipote. Sembene costruisce, nella sintesi del cortometraggio e dilatando in lungometraggio, meccanismi sovversivi e umoristici per descrivere l’impasse generato dai pre-testi narrativi, fa cinema (in questi tre film e poi nei seguenti) dove la macchina da presa è nascosta, classicamente invisibile, elabora strutture corali dando fin da quei primi lavori ruoli fondamentali alle donne. Cinema a contatto con la terra, la materia, che ha raccontato l’Africa agli africani. Sempre. Come priorità inscalfibile. Come questi tre film, a distanza di oltre quarant’anni dalla loro realizzazione, confermano.
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