VENEZIA 64 - "Io sono uno dei tre fratelli". Incontro con Wes Anderson

In concorso con The Darjeeling Limited, Wes Anderson ha incontrato i giornalisti in una conferenza stampa molto attesa. Ad accompagnarlo gli interpreti Bill Murray, Jason Schwartzman e Adrien Brody, lo sceneggiatore Roman Coppola e la costumista Milena Canonero. Un incontro animato dalla verve dei protagonisti e velato da un'ombra di malinconia per l'assenza di Owen Wilson

Adrien Brody, Wes Anderson e Jason SchwartzmanForte di una positiva accoglienza da parte di stampa e pubblico, Wes Anderson ha presentato il suo film in concorso The Darjeeling Limited in un incontro con i giornalisti molto affollato. Ad accompagnarlo gli interpreti Bill Murray, Jason Schwartzman, Adrien Brody, il cosceneggiatore (figlio d’arte) Roman Coppola, il supervisore alla musiche Richard Poster e la costumista italiana Milena Canonero. Una conferenza stampa animata dalla verve dei protagonisti, ma velata da un’ombra di tristezza per l’assenza di Owen Wilson, dopo il tentato suicidio di qualche settimana fa. Anderson, infatti, ha esordito con un ringraziamento all’attore e un augurio di pronta guarigione, invitando i giornalisti a non fare domande al riguardo.

Una domanda per Bill Murray. Ieri Woody Allen, nel presentare il suo film, ha parlato dell’aspetto tragico e comico del cinema. Lei, che ha recitato in grandi commedie e in film più “seri” come Lost in Translation e Broken Flowers, che ne pensa?
B. M.:
E’ una domanda tragica. Cercherò comunque di renderla comica. Credo che sia sempre lo stesso tipo di recitazione, anche se far piangere le persone è più facile che farle ridere. Nella vita è così, ci capita più spesso di rendere tristi le persone che ci circondano, molto più difficile e raro è renderle felici. Perciò è più semplice passare dal comico al tragico che il contrario. In fondo credo che recitare in una commedia significhi essere se stessi.

Mr. Anderson, lei oggi si trova a Venezia, nel suo film precedente ci sono molte scene ambientate a Venezia e buona parte del film è stato girato in Italia. Da cosa nasce quest’attrazione per il nostro Paese?
W. A.:
Mi piace molto l’Italia. Sono stato a Roma diverse volte e credo che sia bellissima, mi piace il clima, la gente. Molte scene di Le avventure acquatiche di Steve Zissou sono state girate a Napoli, anche se pensate appositamente per Venezia. Dirò di più. Credo di aver cominciato a pensare a The Darjeeling Limited quando ero in Italia, perché trovo molte connessioni tra il vostro Paese e l’India.

Mr. Murray, si diceva che lei avrebbe potuto interpretare il personaggio del padre. Che ne pensa?
B. M.:
Un’altra domanda tragica. Bè, queste congetture le lascio ai giornalisti. La verità la leggerete domani sui giornali.

Mr. Anderson, lei parla sempre di famiglie particolari, con problemi, incomprensioni, da che nasce quest’interesse, quest’ossessione?
W. A.
: Ho sempre desiderato fare un film su tre fratelli, perché rispecchia la mia vita. Io sono uno dei tre fratelli. Quindi in questo film ho cercato di mettere alcune delle mie esperienze, dei miei sentimenti. E c’è anche un altro aspetto della fratellanza, quella che si crea all’interno del set, con gli sceneggiatori, il cast, la troupe. L’altra volta qualcuno di noi notava come ci risultasse difficile creare un personaggio femminile approfondito. Ma subito ci siamo accorti che lì al tavolo eravamo nove uomini…

Lei in un certo modo con questo film compie una trilogio iniziata con I Tenenbaum e Le avventure acquatiche di Steve Zissou. Crede di aver esaurito il discorso sulla famiglia, di poter passare oltre?
Francamente non l’ho intesa come una trilogia. Ho semplice detto quello che m’interessava, mi premeva di dire. Nello scrivere questo film io, Jason (Schwartzman) e Roman (Coppola) abbiamo messo le nostre esperienze, il nostro vissuto, storie che ci appartenevano. Ora credo di poter in qualche modo partire da qualcos’altro. Il mio prossimo film parlerà di volpi animate…

Cosa ci dice a proposito delle location in India, così particolari, colorate, suggestive?Come avete lavorato sulla scenografia?
Noi ci siamo posti un obiettivo: scoprire le cose, non inventarle. Per questo ci siamo messi alla ricerca dei posti che ci trasmettessero emozioni, sensazioni particolari. E l’India è piena di questi posti. Non abbiamo creato neppure un set.

Come mai per la colonna sonora usa i Rolling Stones e non i Beatles, che ci sembravano davvero appropriati per l’argomento e i toni del film?
A me i Beatles piacciono molto e avrei messo volentieri qualche loro canzone nei film. Del resto già aveva utilizzato le loro musiche in precedenza. Il problema è che per i Beatles la questione dei diritti è davvero spinosa.



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