VENEZIA 64 - "Freischwimmer", di Andreas Kleinert (Giornate degli Autori)
Freischwimmer di Andreas Kleinert, Giornate degli Autori, lavora sul film affidandosi molto alla trama, ma forse un difetto d’origine nella scrittura e comunque una eccessiva diluizione delle sequenze, non stuzzica mai l’interesse dello spettatore.
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Cosa possiamo immaginare di più lindo e perfetto di un paesino tedesco incastonato tra le montagne, in cui in perfetta sintonia, i suoi abitanti, vivono una vita felice e apparentemente priva di qualsiasi preoccupazione. Parte molto bene il film di Andreas Kleinert, Freischwimmer, nel palinsesto di Giornate degli Autori. Le prime immagini rimandano a questa vita perfetta: gli abitanti del paesino si salutano,mentre avviano le proprie attività lavorative al mattino, tutti sorridono e tutti sembrano felici. Ma la felicità si ferma davanti alla morte di un giovane sportivo, ma arrogante. Molti altri fatti strani accadranno e solo una falsa verità farà tornare il paese alla sua normalità.
Kleinert lavora sul film affidandosi molto alla trama che, però in fondo, non appassiona a causa di una scarsa capacità di intervenire, con secca decisione, sui momenti cruciali, ma invece, all’opposto, diluendo, con un’operazione incomprensibile, le sequenze che potrebbero risultare risolutive. Proprio questa diluizione dei tempi, che potrebbe appartenere ad un difetto di origine dovuto alla scrittura del film, consolida l’impressione che si tratti di un prodotto più televisivo che cinematografico. Di certo c’è che mai il film riesce a stuzzicare l’ansia dello spettatore per lo svelamento del mistero, il che, per un’opera di indagine su un omicidio, è una carenza piuttosto grave.
Quanto, invece, all’altro aspetto del film e cioè quello dell’indagine che tende alla ricerca del male e del suo autore che si annida nel perfetto quotidiano dei luoghi, va ricordato che qualcuno ci aveva già lavorato, con esiti differenti, insegnadoci a cercare il male già dal giardino fuori dalla soglia di casa. Ciò non significa che l’indagine non possa e non debba proseguire, ma è necessario che il male sia visibile all’occhio dello spettatore e cioè che le immagini, la storia, la struttura complessiva del film, ne restituiscano gli effetti, perfino senza mostrarlo (Chabrol docet). In Freischwimmer ciò non avviene mai e un crescente senso di noia accompagna le ultime sequenze che vedono una ricomposizione degli equilibri e un po’ di polvere sotto il tappeto.
Kleinert lavora sul film affidandosi molto alla trama che, però in fondo, non appassiona a causa di una scarsa capacità di intervenire, con secca decisione, sui momenti cruciali, ma invece, all’opposto, diluendo, con un’operazione incomprensibile, le sequenze che potrebbero risultare risolutive. Proprio questa diluizione dei tempi, che potrebbe appartenere ad un difetto di origine dovuto alla scrittura del film, consolida l’impressione che si tratti di un prodotto più televisivo che cinematografico. Di certo c’è che mai il film riesce a stuzzicare l’ansia dello spettatore per lo svelamento del mistero, il che, per un’opera di indagine su un omicidio, è una carenza piuttosto grave.
Quanto, invece, all’altro aspetto del film e cioè quello dell’indagine che tende alla ricerca del male e del suo autore che si annida nel perfetto quotidiano dei luoghi, va ricordato che qualcuno ci aveva già lavorato, con esiti differenti, insegnadoci a cercare il male già dal giardino fuori dalla soglia di casa. Ciò non significa che l’indagine non possa e non debba proseguire, ma è necessario che il male sia visibile all’occhio dello spettatore e cioè che le immagini, la storia, la struttura complessiva del film, ne restituiscano gli effetti, perfino senza mostrarlo (Chabrol docet). In Freischwimmer ciò non avviene mai e un crescente senso di noia accompagna le ultime sequenze che vedono una ricomposizione degli equilibri e un po’ di polvere sotto il tappeto.
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