VENEZIA 64 - "Ogni film nasce come testo scritto": incontro con Peter Greenaway
Peter Greenaway in concorso a Venezia con Nightwatching. La presentazione della pellicola, incentrata su “La ronda di notte”, l’opera di Rembrandt famosa per gli spettacolari giochi di luce, diventa per il regista occasione per parlare della pittura olandese e della nascita del cinema
Perchè un film su “La ronda di notte”?P.G. Pare che nella classifica dei quadri più famosi del mondo occidentale, al primo posto ci sia "La Gioconda", al secondo "L’ultima cena", entrambe opere di Leonardo da Vinci. Al terzo posto la Cappella Sistina e al quarto “La ronda di notte” di Rembrandt, un’opera secondo me democratica, che apparve come rivoluzionaria nel 1642, anno in cui fu dipinta. Si tratta di un quadro misterioso, che racchiude in sé più di 50 enigmi e che non può perciò prescindere da un’interpretazione visiva. Si pone così perfettamente al centro della questione dell’investigazione dell’immagine, la stessa che investe il cinema, basato com’è sull’immagine, in modo assoluto.
In che modo ha costruito la storia che viene raccontata nel film? Si tratta di una storia del tutto originale o si basa su notizie raccolte attraverso l’analisi delle opere di Rembrandt e dei suoi archivi?
P.G. C’è qualcosa di estremamente unico in quest’opera di Rembrandt. Nel 1642, quando lo dipinse, la situazione economica nella quale si trovava non era delle migliori. Dopo aver guadagnato moltissimo dalla vendita delle sue opere precedenti (a 20 anni ne aveva già realizzate tantissime), era sull’orlo della bancarotta. Questo dipinto segna quindi un punto cruciale nella carriera dell’artista, una vera e propria svolta drammatica. Un’opera per di più, che fu vista da un numero elevato di persone, ciascuna pronta a dare la propria interpretazione di quella che era già diventata un’icona. Tutti si chiedevano il perché di alcuni elementi presenti nel quadro, tutti cercavano di interpretare l’immagine che si trovavano di fronte. La stessa necessità interpretativa che richiede la materia cinematografica.
Nightwatching è un film che analizza il rapporto che intercorre tra arte, potere e artista. È l’artista a prevalere?
P.G. Il film si basa su una realtà ed un sogno entrambi ciechi. Rembrandt è stato il pittore di maggior successo di tutta la cultura europea a partire dal rinascimento. Un autore umanitario e ironico, postfreudiano e postmodernista. Non era misogino, né pronto a sputare sentenze, a giudicare. Un personaggio che vale davvero la pena di esaminare, che visse per altri 35 anni dopo i fatti narrati nel film.
Il sesso, la sensualità e il desiderio sono molto presenti in questo film...
P.G. Che cosa altro c’è di interessante oltre al sesso e alla morte?
La luce, sempre fondamentale, determina in questo film le linee estetiche alla quale la pellicola
stessa si ispira, ma anche la musica ne è parte integrante, riecheggiandone storia ed immagini.P.G. Ogni film nasce come testo scritto. Si trasforma poi, nel momento in cui la priorità passa all’immagine. Questo film non fa eccezione: viene da sé che quando si parla di immagini venga inevitabilmente chiamata in causa anche la luce. Per quanto riguarda la musica, credo sia un desiderio del cinema stesso quello di coesistere con essa. Senza la musica il cinema risulterebbe sicuramente impoverito.
La trama di questo film non presuppone un pubblico di esperti. Era nelle sue intenzioni l’idea di tornare a parlare ad un pubblico più vasto?
P.G. Ho sempre voluto essere un regista "mainstream", ma è ovvio che non si possa accontentare tutti. Pur condividendo una base comune, ciascuno ha i propri gusti e le proprie conoscenze.
Qual è il periodo artistico che preferisce?
P.G. Sono sempre stato affascinato dalla pittura olandese, sviluppatasi in un periodo molto fecondo per l’arte, prima del quale la pittura era affare esclusivo della chiesa e della borghesia. Per quanto mi riguarda Rembrandt ha uno stile troppo hollywoodiano, che va alla ricerca del sensazionale. È tra i primi però, insieme a Velasquez, Rubens e Caravaggio, a sperimentare la resa su tela della luce artificiale, ed è qui che il cinema ha origine.
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