VENEZIA 64 - "Il passerotto è il tredicesimo eroe": incontro con Nikita Mikhalkov

“La tragedia in Cecenia è un contrappunto al film, possibile grazie all’elemento del ragazzino ceceno patricida imputato dai giurati. Ma non si parla mai apertamente di quella guerra, durante l’opera”. Il regista abbandona il set dove sta girando Il sole ingannatore 2 e raggiunge la Mostra per presentare il suo remake de La parola ai giurati di Lumet

mikhalkov sul set di 12“Stiamo perdendo la nostra incolumità” – anche Nikita Mikhalkov fa parte di quei registi che sono arrivati al Lido molto preoccupati per come stanno andando le cose su questo pianeta negli ultimi tempi. Seppure: “questo mio dodicesimo film, 12 appunto, è importante soprattutto per noi russi. E’ per questo che, nonostante io sia impegnato sul set di Il sole ingannatore 2, sopporto la grandissima fatica di essere qui a Venezia. Tengo molto a questo film, in cui per una nuova volta faccio anche l’attore. Consiglio al Presidente Putin di cercare di vederlo.”

Il film è un remake de La parola ai giurati di Sidney Lumet. Cosa la interessava del soggetto originale di quel film?

12 è un remake per il 13%, non oltre – ho utilizzato l’idea alla base del film di Lumet per disegnare dodici personaggi che rappresentassero la società russa contemporanea, tutti alle prese con la questione cecena. Amo cercare di far scattare una ‘reazione chimica’ nella scena che giro. Per questo non uso primi piani. Dodici personaggi nell’inquadratura: ecco di cosa parlo – e nessuno di loro sapeva se stava essendo ripreso, mentre giravamo. Li volevo tutti costantemente pronti e reattivi. Questo è come faccio cinema: niente trucchi al pc. Mi va bene Anna Karenina girato dagli americani, a patto che alla fine Anna non si suicidi gettandosi sotto un treno digitale.

E’ stato difficile realizzare un film sul problema-Cecenia?

La tragedia in Cecenia è un contrappunto alla vicenda del film, possibile grazie all’elemento del ragazzino ceceno patricida che viene imputato dai giurati. Ma non si parla mai apertamente di quella guerra, durante tutta l’opera. Credo che il vero messaggio del film sia che democrazia significa ricevere quello che meriti.

Un messaggio universale, quindi, partendo dall’attualità che più colpisce il regista in patria…

Diciamo di sì. D’altronde, come diceva Dostoevskij, più o meno: “è molto facile amare tutto il mondo, ma è molto difficile decidere di amare una persona.” Il passerotto che nella scena finale del film evita che venga commesso un omicidio, è il tredicesimo eroe dell’opera.

 

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