"Hot Fuzz", di Edward Wright
Una lucida parabola sul fiume sotterraneo di malignità, invidia e cattiveria che serpeggia nella vita di quei paesi all’apparenza troppo belli, allegri, sorridenti e ‘fuori-dal-mondo’, in cui il Sospetto all’improvviso si trasforma in esplosioni di violenza cieca e incomprensibile. Con sparatorie incredibilmente grottesche, ma notevoli ed avvincenti.
E’ almeno, se non da prima, da quando due formidabili sceneggiatori come Steven E. De Souza e Roberto Orci (in tempi più recenti) hanno iniziato ad occuparsi del ‘genere’, che l’action movie ha assunto nel proprio DNA elementi espliciti di autoparodia ed evidente caricatura della propria insita celebrazione testosteronica, del proprio eccitamento sensoriale continuo da montaggio steroideo. Prendersi dichiaratamente beffe di film come Bad Boys II e Point Break, che presentano già nei propri script connotazioni grottesche e momenti ‘leggeri’, poteva risolversi in un misero fallimento, come fu per l’esecrabile Palle in Canna di Gene Quintano (1993), parodia della serie di Arma Letale che paradossalmente fa molto meno ridere degli originali. Ma Edward Wright, che ha scritto il film insieme all’attore protagonista, Simon Pegg, ha in mente un altro tipo di operazione, che con le pellicole di chiaro intento parodistico ha in comune unicamente una cinefilia spinta all’eccesso. La prima parte del film, a ritmo piuttosto blando ma comunque qua e là molto divertente, si basa su di un’unica gag: concepire, girare e montare le sequenze che descrivono le normali mansioni di un poliziotto della placida provincia inglese (far accostare il guidatore in eccesso di velocità, redarguire il ragazzetto taccheggiatore al supermarket, impedire ai minori di bere alcol al pub locale), come fossero delle spettacolari e muscolose scene d’azione riprese da qualche maestro dell’iperbole tipo Michael Bay o John McTiernan. Pretesto, il trasferimento nel tranquillo villaggio di Sandford dell’ineffabile agente londinese Nicholas Angel (Pegg), convinto di dover applicare anche in provincia i metodi d’assalto della polizia di città. Chris Dickens e Jess Hall, montatore e operatore ‘di genere’, hanno così la possibilità di mettere in mostra tutta la propria inventiva, a tratti quasi sorprendente, seppure probabilmente in debito con la serie tv del 2003 Keen Eddie – ma è nella seconda parte del film, che Wright e Pegg dimostrano di meritarsi la grande fama tra gli appassionati che deriva loro dall’essere i responsabili del cult Shaun of the Dead: e Hot Fuzz diventa una lucida parabola su quel fiume sotterraneo di malignità, invidia e cattiveria che serpeggia nella vita di quei paesi all’apparenza troppo belli per essere veri, allegri, sorridenti e ‘fuori-dal-mondo’, in cui il Sospetto all’improvviso si trasforma in esplosioni di violenza cieca e incomprensibile; come un Howard Hawks (Angel che entra a Sandford a cavallo, deciso ad avere la sua vendetta, armato di tutto punto, nel silenzio della main street immobile, mentre tutti i malefici abitanti cospiratori lo spiano da dietro le tendine delle finestre, nascosti dietro i pali della luce) virato Carpenter (Il villaggio dei dannati, Il seme della follia, Essi Vivono), con i tocchi inquietanti del Roger Corman de La città dei mostri (giochiamo, si sarà capito, ad esagerare...). E qui la messinscena di Wright assume una pregnanza stavolta sì davvero notevole ed originale, con avvincenti – seppure incredibilmente grottesche – sparatorie e corpo-a-corpo con gli insospettabili vegliardi di Sandford che si rivelano sicari temibilissimi armati di fucili, bombe e mitragliatori; sino allo scontro finale, di nuovo come in un western, con il malvagio signorotto del villaggio, il direttore del supermercato, uno strepitoso Timothy Dalton – non a caso, in mezzo alle costruzioni rimpicciolite della versione miniaturizzata del villaggio di Sandford.
Titolo originale: id
Regia: Edward Wright
Interpreti: Simon Pegg, Nick Frost, Bill Bayle, Jim Broadbent, Timothy Dalton
Distribuzione:UIP
Durata: 121’
Origine: Gran Bretagna, 2007
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