"The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo", di Paul Greengrass

Come un tentativo di mappatura di una nuova geografia delineata da un occhio smarrito che si è perso in una città al tempo stesso sconosciuta, ma così terribilmente simile a tutte le altre, il film potrebbe rivelarsi come il più estremo action movie mai girato. Anonimo e rimontabile a piacimento come lo ‘sguardo del turista’ di Bourne e Greengrass.

Lo sguardo del turista: come il suo protagonista Jason Bourne, che elimina indistintamente tutti gli avversari e i nemici che gli si parano davanti senza nemmeno (ri)conoscerli, e nell’unico breve attimo di consapevolezza del film in compagnia della squisita Julia Stiles pare rendersi conto di questa sua condizione esistenziale (“li uccido, e non so nemmeno i loro nomi”), per l’occhio di Paul Greengrass è a conti fatti del tutto indifferente quale città riprendere, in quali strade muoversi e muovere questo Matt Damon sempre più granitico e meravigliosamente bidimensionale, in quale Paese ambientare l’ennesimo inseguimento o scontro a fuoco o corpo a corpo – Mosca è come Madrid è come Torino è come Tangeri è come Londra è come New York: sono tutti luoghi intercambiabili e frammentati in tutta quella serie di microsequenze, montaggi spezzettati, movimenti nervosi e schizzati della mdp con cui Greengrass dimostra il suo totale disinteresse per le vedute da cartolina, le riprese di monumenti caratterizzanti e ‘luoghi deputati’ delle varie metropoli, preferendo immergere il suo sguardo (comunque turistico, anzi a maggior ragione tale) per le strade affollate di gente in transito di queste megalopoli, in cui Bourne riesce a scomparire e far perdere le proprie tracce confondendosi tra i passanti come Le Samourai – e proprio come il Frank Costello melvilliano in quel lunghissimo e struggente pedinamento di metà film Bourne è comunque costantemente sotto controllo, monitorato e braccato in ogni sua mossa, seguito di nascosto mentre cerca con determinatezza di far incontrare il cinema di Greengrass col suo doppio ‘impegnato’, la rappresentazione dell’autore ‘politico’ di Sunday Bloody Sunday e United 93 impersonata dal giornalista d’assalto che vuole per forza intervistare l’indistruttibile agente-senza-memoria – e l’incontro, com’è ovvio che sia, si rivelerà impossibile, e fatale. Come amplificando le suggestioni sulla città globale del XXI Secolo di cui ha scritto il nostro direttore Federico Chiacchiari riguardo a MI3 di J.J. Abrams e al suo “ridisegnare le coordinate visive dell’immaginario visivo mondiale”, la parola-chiave di Bourne Ultimatum sembra allora essere ‘anonimato’: vista così, questa sostanzialmente gratuita e nichilista digressione del precedente Bourne Supremacy – e che ha senso solo nell’ultimo quarto d’ora esplicativo in cui finalmente la sopita tensione verso Frankenheimer di tutta la saga ha modo di esplodere in tutti i suoi rimandi ad uno strepitoso film come Operazione Diabolica più che a Và e uccidi, e in cui Albert Finney ai nostri occhi non fa che rendersi sempre più odioso – si rivela come il più estremo action movie mai girato; ben al di là di un film già vecchio e polveroso come il quarto Die Hard, che sembra fermo ai Bond di Pierce Brosnam (che già apparivano ammuffiti al tempo dell’uscita) come bourne sul pcignorando l’avvento di quella formidabile vetta di Martin Campbell, Casino Royale. The Bourne Ultimatum potrebbe segnare un punto di non ritorno nel genere: i cattivi sono tutti anonimi, e restano sconosciuti sino alla loro morte; le scene d’azione sono montate in sequenza senza soluzione di continuità, e sono tutte facili da confondere, tutte simili, tutte a conti fatti formate dalle stesse micromolecole di pungoli visivi (brevi zoomate, piccole carrellate a schiaffo, qualche traballio di contorno), rimontabili in un ordine a piacimento. Come un tentativo di mappatura della nuova geografia delineata da un occhio smarrito che si è perso in una città al tempo stesso sconosciuta, ma così terribilmente simile a tutte le altre...

 
Titolo originale: The Bourne Ultimatum

Regia: Paul Greengrass
Interpreti: Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Albert Finney, Joan Allen
Distribuzione: UIP
Durata: 111'
Origine: USA, 2007

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