"I guardiani del giorno", di Timur Bekmambetov

Ispirato al secondo capitolo dell’intricata vicenda che vede scontrarsi due opposti eserciti in una “pace” millenaria, I guardiani del giorno abbandona seppur non completamente i toni rutilanti e leggendari dell’avventura precedente, per acquistare una dimensione più umana e per questo tragica. Bekmambetov mette su un enorme baraccone visionario, un sensazionale circo di cose e persone, pronto a farlo esplodere

 

I_guardiani_del_giornoÈ fantasy e action-movie, commedia brillante e thriller, dramma sentimentale e fiaba dark. A quasi un anno dall’uscita nelle sale della madrepatria russa, la saga letteraria di Sergei Lukyanenko acquista nuova forma visiva anche in Italia, nella pellicola diretta da Timur Bekmambetov. Ispirato al secondo capitolo dell’intricata vicenda che vede scontrarsi due opposti eserciti in una “pace” millenaria, I guardiani del giorno abbandona seppur non completamente i toni rutilanti e leggendari dell’avventura precedente diretta dallo stesso Bekmambetov per acquistare una dimensione più umana e per questo tragica. Certo, rimane fedele alle iperboliche costruzioni visive frutto di effetti speciali continuamente esibiti, affidandosi ai ritmi improvvisamente accelerati e ad accattivanti tracce sonore da videoclip. Crea spazi immaginari in cui far convivere personaggi dai poteri straordinari, capaci di infrangere le leggi della gravità e innalza mastodontiche barriere attraverso le quali lanciare antichi guerrieri d’età secolare. Mette su un enorme baraccone sorretto da leggi istituite per l’occasione, un sensazionale circo di cose e persone, pronto a farlo esplodere.

Bekmambetov distribuisce cariche esplosive lungo l’intero percorso, facendo in mille pezzi il mondo di illusioni portato in vita con tanta cura fino ad un attimo prima. Crollano così i solidi muri dell’Iran dell’eroico Tamerlano, saltano per aria auto e tir, interi palazzi rasi al suolo, grattacieli ridotti in cenere. Un infinito set cinematografico fatto per scomparire nell’ennesima scena ai limiti dell’incredibile e rivelare un’umanità straziata da una lotta incessante combattuta contro un nemico invisibile. Ogni personaggio appare così vittima di sé stesso, dei propri errori e di un potentissimo senso di colpa, capace di farsi strada nell’animo come un cancro impazzito. A causa della propria inettitudine l’uomo si allontana coscientemente dai suoi affetti più grandi, per poi guardare inutilmente pentito l’oggetto del proprio amore dall’altre parte di un vetro infrangibile. L’abbraccio dura un istante, intenso sì, ma effimero nel suo tentativo di recuperare un legame distrutto anni prima.

I guardiani del giorno è un’opera, come la precedente, schizofrenica e tremendamente kitch, oltre che particolarmente complicata da intrecci narrativi sovrapposti e concatenati. Sbaglia però, chi cerca di recuperare le fila di una trama tessuta solo per depistare, per disorientare, chi vede nel film di Bekmambetov un’incoerenza senza speranza. Bisogna saper guardare oltre, al di là delle corse in macchina a tutta velocità e dei combattimenti a colpi di sciabola. Bisogna sapere distinguere le immagini che restano in superficie da quelle che vanno a fondo, per ritrovarsi nell’appartamento di un vecchio palazzo, padre e figlio a stendere il bucato.

 

Titolo originale: Dnevnoy dozor

Interpreti: Konstantin Khabensky, Maria Poroshina, Vladimir Menshov, Galina Tyunina, Victor Verzhbitskiy, Zhanna Friske, Dima Martynov

Regia: Timur Bekmambetov

Distribuzione: 20th Century Fox  

Durata: 132’

Origine: Russia, 2006

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