"Il mistero delle pagine perdute" di Jon Turteltaub
Dopo Il mistero dei templari, un altro assalto al box office, che sembra celare intenti ideologici. Ben Gates, nella sua caparbia ricerca, punta a svelare i segni segreti, per far coincidere finalmente la Storia ufficiale con quella personale. Una ricerca sostenuta dalla consapevolezza che l’avventura di ognuno contribuisce a scrivere la grande storia del Paese. Il vero tesoro da ritrovare è l’appartenenza a un’America dal cuore d’oro
Tre anni dopo Il mistero dei templari, torna l’accoppiata Bruckheimer produttore e Turteltaub regista. Un altro assalto al box office, che cela intenti ideologici. Nei panni di Ben Gates, lo scopri-tesori, c’è ancora una volta Nicolas Cage, impegnato nel redimere la memoria del trisavolo Thomas, sospettato addirittura di aver preso parte al complotto per l’assassinio del Presidente Lincoln. Ad agitare l’ombra del sospetto è l’ambiguo Mitch Wilkinson (Ed Harris), che riporta alla luce una delle pagine perdute del diario di John Wilkes Booth, l’assassino di Lincoln. In realtà l’intento di Wilkinson è quello di ridar lustro alla sua famiglia, costringendo Ben a raccogliere gli indizi che portano al favoloso tesoro della mitica città precolombiana di Cibola. Ben e Mitch: due uomini che lottano per la memoria degli antenati. Quella memoria che fonda la storia, o meglio, le tante storie possibili, di cui racconta Il mistero della pagine perdute. C’è la storia tramandata oralmente, quella del clan (di cui è ultimo depositario Patrick Gates/Jon Voight), quella degli affetti familiari e del cuore, che s’intreccia al mito e alla leggenda. C’è poi la storia segreta, quella nascosta in pagine inaccessibili alle gente comune, quella negata degli intrighi e delle verità taciute. C’è, infine, la Storia ufficiale, sempre e comunque parziale o “di parte”. In fondo è questo il tesoro cui dà la caccia il caparbio Ben Gates, coinvolgendo padre, madre, (ex) moglie, amici e nemici. Svelare i segni da iniziati della storia segreta, iscritta nei simboli della Nazione, per arrivare a far coincidere la memoria ufficiale con quella personale. Una ricerca sostenuta dalla consapevolezza, assolutamente ideologica, che l’avventura di ognuno contribuisce a scrivere la grande storia del Paese, arrivando a identificarsi con essa. Il tesoro da ritrovare è il senso di un’appartenenza all’America, aldilà dell’apparente distopia del plot, disperso in tanti luoghi, i cui indizi però riportano sempre a “casa”. Cioè al Monte Rushmore, uno dei simboli sacri della Nazione, nelle cui profondità si cela, non a caso, l’utopia di Cibola. Il cuore dell’America è d’oro. Così dietro la facciata del blockbuster, Bruckheimer e Turteltaub rifondano a modo loro uno spirito patriottico, cui dà voce Ben Gates nel discorso al Presidente “rapito”. Il limite, forse, è quello di non averci creduto sino in fondo e di aver come disperso il senso nelle ironiche concessioni alle esigenze del genere. Nel cast di stelle (oltre a Voight e Harris, ci sono anche Harvey Keitel, Helen Mirren e Diane Kruger) Nicolas Cage, con la sua faccia da eterno perdente, fa quello che può. Ma il suo personaggio sembra sempre uno capitato per caso, appassionato più al giocattolo che alle sue implicazioni. Chissà, se morale patriottica doveva essere, forse si sarebbe dovuto calcare più la mano. E non si può far a meno di pensare a un Ben Gates col volto di Bruce Willis.
Titolo originale: National Treasure: Book of Secrets
Regia: Jon Turteltaub
Interpreti: Nicholas Cage, Jon Voight, Ed Harris, Diane Kruger, Harvey Keitel, Justin Bartha, Helen Mirren
Distribuzione: Buena Vista
Durata: 126'
Origine: USA, 2007
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