"Racconti da Stoccolma", di Anders Nilsson

Presentato al 57esimo Festival di Berlino e vincitore del Premio Amnesty, Racconti da Stoccolma è la fotografia dura e vera delle violenze praticate e sofferte dentro realtà come la famiglia, la coppia, l’universo del lavoro. In questo impegno, assai lodevole, il film appare però disorientato, caparbio nel manifestare la necessità di mostrare, ma debole nel coinvolgere e colpire la dove sarebbe indispensabile.

C’è del marcio in Svezia. Parafrasando l’immortale Amleto le cose non sembrano cambiate la sù, nel nord dell’Europa, dove parole come accoglienza, integrazione, pari opportunità, welfare e politica progressista, nascondono realtà comuni in tante altre parti della numerosa comunità delle stelle dorate su sfondo blu. Presentato al 57esimo Festival di Berlino e vincitore del Premio Amnesty, Racconti da Stoccolma è la fotografia dura e vera delle violenze praticate e sofferte dentro realtà come la famiglia, la coppia, l’universo del lavoro. Spazi di vita quotidiana dove le vite all’apparenza assolutamente normali vengono sconvolte e lacerate dalla forza bruta dei soprusi e dei ricatti. Vittime e volti di questi racconti svedesi sono tre esistenze: Carina (Oldoz Javiti) giornalista televisiva in carriera picchiata e umiliata dal marito, collega sul lavoro ma epidermicamente geloso dei successi della moglie. La giovane Leyla (Lia Boysen) che vede la sua famiglia trasformarsi in una banda di assassini per rispettare un assurdo codice morale e patriarcale che vede vittima la sorella Nina, troppo frivola con i ragazzi della sua stessa età. Infine Aram (Reuben Sallmander), gestore di un locale notturno che diventa il bersaglio di una gang di balordi pronta a minacciarlo di morte dopo aver gambizzato il suo addetto alla sicurezza del quale è innamorato. Sono questi i volti che dovranno lottare con tutte le loro forze per rompere e scardinare i vincoli che li sottomettono alla violenza misera e isterica dei propri aguzzini, il marito o il padre. In questo impegno, assai lodevole, nel denunciare la brutale sopraffazione che spesso rimane ai margini di una società moderna, civile e democratica, ma ancora viva, presente e latente. Anders Nilsson (coregista del thriller Zero Tolerance) sembra interessato più a congegnare i meccanismi dell’ accusa, che ad aprirci con il suo sguardo alle sofferte emozioni dei personaggi. Così anche l’impegno in un montaggio che sorregga l’intera pellicola rimane un’ancora troppo pesante, e le tre storie assumono la superficialità dello stereotipo. Un cinema disorientato, caparbio nel manifestare la necessità di mostrare, ma debole nel coinvolgere e colpire la dove sarebbe indispensabile.

Titolo Originale: Nar morkret faller
Regia: Anders Nilsson
Interpreti: Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander, Per Graffman, Bibi Andersson, Bahar Pars
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 133’
Origine: Svezia, 2007

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