"Sfiorarsi", di Angelo Orlando
E’ la fragilità e la sincerità del raccontare/raccontarsi di Angelo Orlando a metterci a nostro agio, la capacità di essere attore-autore senza farne una maschera, senza seguire il flusso paternalisitco di molto cinema nostrano, ma liberando in maniera originale e molto personale ogni singolo frammento della proprio modo di attraversare questo mondo. IL FILM ESCE DALL'8 MAGGIO A ROMA AL FILMSTUDIO.
Esiste, nella sua essenza più profonda, la necessità di raccontare le intrecciate nervature dell’esistenza. Quegli attimi improvvisi che possono illuminare una vita intera, bagliori che ci lasciano interdetti se ne percepiamo l’importanza o rapidi flash se non ci accorgiamo del loro passaggio. Inesperti di fronte a ciò che per noi il destino tiene nascosto in un cassetto, continuiamo a percorrere quel sentiero impervio e spesso in salita che ci siamo trovati di fronte aprendo gli occhi. Navigatori solitari cerchiamo con tutte le nostre forze e i nostri desideri quei segnali che in modo straordinario possono cambiare il nostro viaggio. Anche Paolo (Angelo Orlando - La voce della luna, Pensavo fosse amore invece era un calesse, Panni sporchi), il protagonista del film, si trova imprigionato in questo tragitto. Un fotografo del sud dalla vita sentimentale a corrente fortemente alternate, con una particolare predilezione per quella diffusa voce di pensiero fortemente attratta dal lato femminile della vita, meglio se molto fisico. Dall’altra parte del sentiero Céline (Valentina Carnelutti - La meglio gioventù, Manuale d'amore2, Caos Calmo) un’attrice dalle origine francesi. Un matrimonio fallito alle spalle, un legame sentimentale appena chiuso con fiumi di lacrime versati e una spendida bambina di cui prendersi cura. Due anime forse agli antipodi perse a vagabondare nel labirinto di una Capitale che sa racchiudere e sopportare le esistenze più disastrose. Ma a volte riesce anche a smuoverne la placida andatura. Così accade che Paolo e Cèline si incontrino, percorrano le strade notturne di una città addormentata e indolente fino ad essere travolti e inebriati dalla scoperta della loro esistenza. Un sogno che durerà oltre l’alba e li porterà a viversi cullati dal desiderio di amare ed essere amati, di nuovo o forse per la prima volta. Avvolti nella seduzione di un’eternità, nel piacere di una tazza di caffè d’orzo, ma nel loro intimo separati come lo sono i loro sguardi, elasticamente distanti. Come sanno essere le lenti di una macchina fotografica da cui si osserva il mondo, e la devastante fisicità del corpo danzante di un’attrice che incassa i colpi della vita. Quando entrambi sembrano svegliarsi dal sogno, costretti a fare i conti con la propria diversità, allontanati dal bisogno di dimenticarsi,
in quel attimo le loro vite tornano a sfiorarsi in un breve, ma infinito bagliore.
Se il cinema di Angelo Orlando, alla terza e più difficile fatica dietro la macchina da presa dopo L’anno prossimo vado a letto alle dieci del 1994 e Barbara del 1998, fosse racchiuso completamente in questa circonferenza perfetta che delinea una personale poetica nel raccontare la vita, non saremmo sopresi. E’ la fragilità e la sincerità del raccontare/raccontarsi a metterci a nostro agio, la capacità di essere attore-autore senza farne una maschera, senza seguire il flusso paternalisitco di molto cinema nostrano, ma liberando in maniera originale e molto personale ogni singolo frammento della proprio modo di attraversare questo mondo. Dopo due lunghi anni di battaglie, attese, dinieghi ministeriali per la distribuzione, Sfiorarsi rinasce per la seconda volta sugli schermi romani del Filmstudio dopo il passaggio alla passata Festa del Cinema di Roma. Tutto questo grazie alla caparbietà di Angelo Orlando, della società L'Atalante Film e, possiamo affermarlo orgogliosamente, di Sentieri selvaggi.
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