"Sopravvivere coi lupi", di Vera Belmont

È una corsa disperata il film di Vera Belmont. Un'opera che deriva dal romanzo omonimo di Misha Defonseca, con la storia autobiografica della bambina Misha alla ricerca dei genitori deportati in un campo di prigionia e che salta i momenti più orrendi dell'inciviltà nazista per sprofondare in una dimensione fantastica, da Alice nel paese delle meraviglie.

È una corsa disperata questo film di Vera Belmont. Un'opera che deriva certo dal romanzo omonimo di Misha Defonseca, con la storia autobiografica della bambina Misha alla ricerca dei genitori deportati in un campo di prigionia. Ma anche che salta a piè pari i momenti più orrendi dell'inciviltà nazista, tanto è vero che la macchina da presa arretra di fronte all'irruzione delle SS, e quando penetra nella villa di campagna si sofferma a un breve dialogo. Lo stesso procedimento è scelto quando l'inquadratura lascia in campo lungo, quasi in uno sfondo, i prigionieri costretti in massa a salire sul treno. E la scena in cui Misha scivola tra un corpo e l'altro attraverso l'infinita fila di deportati si rivela una sorpresa, quando lei stessa è respinta dai prigionieri.
La parte fantastica è molto più possente. Non si tratta né di una variazione del famoso libro della giungla, con Mowgli che parla a tutti gli animali della foresta, né di Tarzan al femminile, ma piuttosto di un mondo incantato, tipo “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll, dove il viaggio è la riscoperta del mondo allo stato di Natura. Percorso di formazione, ma anche scoperta della dimensione selvaggia dell'Universo. Più Into the Wild, insomma, per intenderci. Vera Belmont coglie con gioia i moti spontanei dell'organismo, quell'impasto di odori, fame, sete, forza di sopravvivenza. Sopravvivenza che può avvenire soltanto “con” (i lupi come metafora dello stato selvaggio) qualcuno e mai contro qualcuno. Il cinema di Belmont è teso alla ricerca di una chiave armonica, del segreto misterioso del mondo, laddove all'uomo o donna ignorante non resta che una futile opposizione: il grido “NO” perduto nel bosco, di fronte all'ennesimo immorale, insopportabile, gratuito eccidio di bambini. Sembra quasi che il racconto proceda con sottobraccio la parola di Gesù Cristo quando diceva: “Guai a chi tocca i bambini”. E pure, nonostante l'affresco storico, e l'ennesimo déjà vu della contraddizione nazista, la perfezione ariana, contro la differenza di tutti gli altri, non solo ebrei, si ha la viva sensazione che davvero poco sia cambiato. E quei bambini che assalgono la pagnotta, smunti, ma dallo sguardo vivace, appartengono al nostro presente e non a un quieto passato. Il cinema di Belmont vive, palpita di questi sussulti, lampi, fin troppo ingenui e generosi, ma anche “maledettamente” necessari.

Titolo originale: Survivre avec les loups
Regia: Vera Belmont
Interpreti: Mathilde Goffart, Yaël Abecassis, Guy Bedos, Michèle Bernier, Benno Fürmann, Anne-Marie Philipe, Franck de la Personne
Distribuzione: Videa CDE
Durata: 90'
Origine: Francia, 2007

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