"Carnera - The Walking Mountain", di Renzo Martinelli
Il sesto lungometraggio di Renzo Martinelli sembra annullare definitivamente la distanza tra cinema e fiction: la macchina da presa si limita a sfiorare solamente i suoi protagonisti, senza mai indagarli né cercando di trasfigurarli in altro, come se personaggi e situazioni da soli bastino a fare il film. Più che per una sala cinematografica, perfetto per un casalingo prime-time televisivo.
Dopo le quantomeno discutibili idee espresse con Il mercante di pietre, si potrebbe quasi leggere la scelta di portare sullo schermo la vita di Primo Carnera come una “naturale” conseguenza del precedente film: l’orgoglio e la fierezza dell’essere italiani, in contrapposizione alle barbarie del mondo islamico (di tutto il mondo islamico, senza eccezioni). Preferiamo sorvolare su questo ipotetico collegamento tra le due pellicole - nonostante rimanga una lettura più che legittima - per concentrarci su Carnera solamente; un film che conferma tutto ciò che è stato detto e scritto a proposito di Renzo Martinelli: e cioè che il suo è davvero un cinema che pensa in grande, che non si accontenta degli standard produttivi italiani, che vuole andare oltre i limiti e le barriere oltre le quali molti registi non osano avventurarsi. Ma il suo è anche un cinema che si accontenta della superficialità e del pressappochismo, più attento a destare scalpore che non a far riflettere veramente: dopo aver trasformato la tragedia in disaster-movie (Vajont) e il caso Moro in un film d’azione (Piazza delle Cinque Lune), Martinelli affronta la vita e le gesta del pugile Primo Carnera con lo stesso spirito con il quale, per esempio, si potrebbero raccontare le storie in televisione. Le sequenze di Carnera sono immagini prive di vita, piatte, mute: la macchina da presa sfiora i suoi personaggi senza mai coglierne l’anima, i sentimenti; convinto che la storia da sola sia sufficiente a parlare per lui, Martinelli si limita a moltiplicare le comparse e a creare gli sfondi in CGI, come se questa fosse l’unica strada da percorrere per creare un cinema di respiro epico e internazionale. Il suo stile da spot televisivo, fatto di accelerazioni e inutili soggettive “impossibili”, è qui molto più moderato rispetto al passato, ma neanche stavolta riesce a catturare l’attenzione: realizza allora un film che è un po’ come il suo protagonista, innocuo, ingenuo, infantile (ma davvero Carnera era cosi?), dallo svolgimento didascalico e appesantito da una recitazione non sempre all’altezza; forse, più adatto a una prima serata televisiva che alla sala cinematografica. Il biopic rimane uno dei generi più difficili e complessi (bisognerebbe trovare un anno nella vita, e dire tutto di quell’ anno, Michael Mann), ricco di sfumature e punti di vista sul mondo: limitarsi alla banale cronaca degli eventi non può portare ad altro che allontanare il personaggio dallo spettatore, e farlo quindi sentire estraneo, lontano.
Regia: Renzo Martinelli
Interpreti: Andrea Iaia, Anna Valle, F. Murray Abraham, Paul Sorvino, Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Antonio Cupo
Distribuzione: Medusa
Durata: 123'
Origine: Italia, 2007
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