"Una ballata bianca", di Stefano Odoardi
Stefano Odoardi accompagna nel loro addio i due anziani coniugi di Una ballata bianca, li segue rispettosamente mentre ascoltano il rumore delle loro vite e contemplano il silenzio che lentamente ha coperto le loro esistenze, li segue mentre scavano, con tenera e disperata nostalgia, tra le macerie della memoria
Una sofferenza dolcemente sussurrata, che non conosce le parole capaci di tradurla, e il movimento distante e stanco di un corpo che si assottiglia, che perde forma e si allontana per incamminarsi verso la fine. In un’immobilità scarna, estrema, che disegna il lento fluire del tempo, improvvisamente sospeso nel momento dell’attesa, e diventa la proiezione dell’ultimo, confuso e appassionato sguardo rivolto alla vita, malinconicamente scaldato dall’impossibile speranza di poter prolungare ancora l’istante e strapparlo a quel presagio di morte che riempie tutto lo spazio, Stefano Odoardi, al suo primo lungometraggio, accompagna nel loro addio i due anziani coniugi di Una ballata bianca (Nicola e Carmela Lanci, il calzolaio del regista e sua moglie), li segue rispettosamente, da lontano, rimanendo come loro su una soglia, mentre ascoltano il rumore delle loro vite e contemplano il silenzio che lentamente ha coperto le loro esistenze. Li segue mentre scavano, con tenera e disperata nostalgia, tra le macerie della memoria, cercando in esse un movimento vitale capace di sottrarsi al vuoto sul quale sono affacciati. Nell’attesa della fine, la morte della donna, marito e moglie si fermano per contemplare silenziosamente la loro distanza, la loro complicità logorata dal tempo, eppure ancora attraversata dal vibrante desiderio di potersi afferrare e continuare a camminare insieme. E nella superficie livida - splendidamente inasprita e resa gravemente spoglia dalla fotografia di Tarek – che i corpi di Nicola e Carmela Lanci attraversano senza mai toccarsi, se non in un’ultima e intima danza, nella quale ritrovano di nuovo la capacità di sfiorarsi, risuona l’eco di un atto mancato. La procreazione rifiutata dalla loro unione diventa la negazione della speranza di poter chiudere gli occhi davanti al sordo terrore che scuote impercettibilmente e così profondamente i loro volti, diventa la negazione della perpetuazione del ricordo, ultimo accenno del loro passaggio, già dimenticato, disperso in un paesaggio sordo, sterile e lontano, che ha cancellato ogni memoria, riducendo la presenza, della quale non rimane alcuna traccia, ad una pallida apparizione subito esaurita. Ispirato all’omonimo testo teatrale dell’olandese Kees Roorda, Una ballata bianca riesce a ritagliarsi uno spazio nelle sale solo grazie all’autodistribuzione, lasciato ai margini da un sistema che continua a impoverirsi, che non trova più il coraggio di ascoltare e sostenere la forza di uno sguardo, come quello di Stefano Odoardi, spoglio ed essenziale, uno sguardo che si posa, senza tentare presuntuosamente di poterlo contenere, sul fluire impercettibile, eppure enorme dei gesti, sul pulsare intermittente e inspiegabile dell’esistenza.
Regia: Stefano Odoardi
Interpreti: Nicola Lanci, Carmela Lanci, Simona Senzacqua, Sergio Fiorentini, Gordana Miletic
Distribuzione: Blue Door soc. coop.
Durata: 78’
Origine: Italia/Olanda, 2006
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