"In Bruges - La coscienza dell'assassino", di Martin McDonagh
Due killer a zonzo in una città metafisica. Richiami pulp, istinti esistenzialisti e divagazioni surreali per un noir atipico, tutto incentrato su dialoghi sostenuti e fraseggi beffardi. Bruges diventa città notturna, popolata dai fantasmi del ricordo, quadro di memorie inelidibili.
Ken e Ray, due assassini professionisti, sono spediti dal loro scurrile capo “in vacanza” dall’Inghilterra fino a Bruges, in Belgio. È solo un modo per far calmare le acque o si trovano lì per un lavoretto? Perché sono finiti all’estero? E perché deve trattarsi proprio di Bruges? I due diventano sempre più insofferenti, ciascuno a suo modo, fino a quando lo svelamento del reale motivo della loro trasferta non cambia radicalmente le carte in tavola tra loro. Qualche tocco di Guy Ritchie (Lock & Stock - Pazzi scatenati, Snatch - Lo strappo, Revolver) e qualche tarantinismo d’importazione sembrano inevitabili per garantirsi l’appeal necessario, specialmente se non si lesina su qualche - per quanto breve - scena di sangue. La consueta dose di caricature fumettose (lo stesso ruolo di Ralph Fiennes rientra nella categoria, così come quello del nano) si interseca però con un gusto decisamente più insolito, in questo genere di film: uno stile fatto di attese, contemplazioni, scarti in un primo momento impercettibili, che poi conflagrano in giochi empatici e approfondimenti convincenti.
È sulla lunga distanza che In Bruges mostra tutta la sua classe sorniona, da prodotto che avrebbe la necessità di avere più visibilità per riuscire a lasciare il segno. Martin McDonagh, Oscar per il miglior cortometraggio nel 2004, tiene le fila di ogni rivolo narrativo con meticolosa sicurezza. Il piatto forte sono senza dubbio i dialoghi, ironici e pungenti, scritti con acume, in grado di creare dal nulla i personaggi, quasi di farli emergere dalla loro carne. Se il belloccio Colin Farell, qui molto bambinoso, dunque meglio del solito, e l’ipnotico Brendan Gleeson, incomprensibilmente nella maggior parte dei film sfruttato solo come caratterista, riescono a essere credibili come coppia di killer è proprio grazie all’inventiva gratuita e ripetitiva delle parole (decisamente più orecchiabili in originale). Motivazioni e impulsi sono inizialmente celati, rivelati solo nel proseguio, imponendo una continua rielaborazione che ha buon gioco nel coinvolgere. E nonostante un finale troppo smaccatamente ricercato, troppo volutamente surreale per suonare genuino, la visione è rinfrancante.
Titolo originale: In Bruges
Regia: Martin McDonagh
Interpreti: Colin Farrel, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes
Distribuzione: Mikado
Durata: 107’
Origine: Gb/Belgio, 2008
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