"Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo", di Steven Spielberg
Grande ritorno dell’accoppiata Spielberg-Lucas con il quarto episodio della serie ambientata nel 1957 in piena guerra fredda in cui emergono i modelli del cinema statunitense degli anni Cinquanta (Nicholas Ray, Laszlo Benedek) ma anche quell’azione e l’avventura allo stato puro dell’opera di Spielberg degli anni Ottanta. Uno straordinario ritorno indietro/avanti nel tempo con Harrison Ford in grandissima forma. Fuori concorso al 61° Festival di Cannes
Cappellaccio in testa e giacca da avventuriero. A 19 anni da Indiana Jones e l’ultima crociata ritornano le avventure del celebre archeologo che non deludono assolutamente le attese. Anzi, al contrario, anche questo quarto episodio dimostra, malgrado gli anni, come sia ancora smagliante la forma del duo Spielberg-Lucas. Si è infatti perfettamente ancorati al clima e al ritmo del cinema di avventura di inizio anni Ottanta che aveva caratterizzato i folgoranti I predatori dell’arca perduta e Indiana Jones e il tempio maledetto. Sono presenti però delle mutazioni del set e delle derive fantastiche che hanno la fascinazione del primo Guerre stellari ma anche quelle inquietanti ombre di morte dell’ultimo straordinario Star Wars – Episodio III: la vendetta dei Sith.
Rispetto a Indiana Jones e l’ultima crociata l’azione si sposta stavolta dal 1938 al 1957 in un deserto del Sud-Ovest degli Stati Uniti. Si è in piena guerra fredda. Sia Indiana sia i sovietici sono alla ricerca di una reliquia importantissima; si tratta infatti di uno dei 13 teschi di cristallo della leggenda Maya, la mistica reliquia di Akator che potrebbero permettere ai russi di governare il mondo. Ritornato intanto al Marshall College, il professore scopre di essere stato licenziato; le sue recenti attività l’hanno infatti reso sospetto agli occhi del governo statunitense. Successivamente, l’archeologo fa la conoscenza di un giovane ribelle, Matt (Shia Labeouf) che lo seguirà nella sua avventura negli angoli più remoti del Perù. Dovrà fronteggiare la perfida Irina Spalko (Cate Blanchett) ma è lì che ritrova Marion (Karen Allen), la donna di cui era innamorato già dal primo episodio, madre di Matt, dalla quale avrà una sorpresa inattesa.
La partenza è subito esplosiva. La gara di corsa di apertura, che ritarda volontariamente il celebre motivo della trilogia, richiama in pieno le atmosfere del cinema statunitense degli anni Cinquanta; riemergono infatti potentemente le ombre di Nicholas Ray di Gioventù bruciata – la sequenza ha infatti quel dinamismo e quel senso del pericolo della celebre “corsa del coniglio”. Gli stessi modelli ritornano quando compare per la prima volta Matt (impersonato dal sempre più bravo Shia Labeouf) vestito con lo stesso look (giubbotto di pelle nera e motocicletta) che aveva Marlon Brando in Il selvaggio di Benedek. Poi esplode tutta la dimensione avventurosa del miglior Spielberg, evidente nel duello tra Matt e Irina sulle jeep in corsa, nella scena dell’auto nella cascata o il momento in cui Indiana sta per essere inghiottito nelle sabbie mobili e, per salvarsi, si deve aggrappare ad un serpente per il quale ha sempre avuto una fobia. L’azione è allo stato puro, segno di un cinema d’azione veramente e straordinariamente indietro/avanti nel tempo dove non c’è un attimo di respiro. Al tempo stesso però la purezza del gioco di Spielberg porta in sé quelle tracce di inquietudine di La guerra dei mondi e Munich. Ciò è visibile solo per frammenti: l’immagine del fungo atomico e la scena, quasi all’inizio del film, dove c’è una casa e l’ambiente circostante popolato da manichini. Immagini già di un set in fuga, verso un cinema che ritorna al passato con un’intensità travolgente dove Harrison Ford appare ancora in grandissima forma.
Titolo originale: Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Harrison Ford, Shia LaBeouf, Cate Blanchett, Karen Allen, John Hurt, Ray Winstone
Distribuzione: UIP
Durata: 125’
Origine: Usa, 2008
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